venerdì, dicembre 14

Dal G20 alla Siria all’Ucraina: l’Italia che non c’è Quanto avremmo da dire e potremmo dire se avessimo una politica internazionale! invece siamo assenti, perché ormai irrilevanti

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In questi giorni due fatti internazionali di grandissimo rilievo hanno luogo e non sono privi di implicazioni per l’Europa in genere, e per il nostro Paese in particolare, specie perché, credo, rappresentano un ulteriore passo, non marginale, in un cambiamento profondo della situazione geopolitica mondiale, con particolare riferimento alla Russia.
I fatti, invero, sarebbero tre (anzi quattro) ma l’uno, il G20 (in svolgimento oggi e domani a Buenos Aires) non sarà presenziato dall’Italia (Giuseppe Conte, ammesso che esista davvero, è tamquam non esset), e l’altro, la conferenza di Marrakech sulle migrazioni (il 10 e 11 dicembre), nemmeno, perché Matteo Salvini ha deciso che l’Italia non partecipa e non firma … E’ vero che un tale che affermava di essere premier, e anche professore di diritto e avvocato del popolo, ha detto alle Nazioni Unite (ma tanto nessuno lo ha sentito, state tranquilli) che lo avrebbe firmato, ma tanto non conta nulla, lo abbiamo ben visto. Ci sarà, pare, una ‘delegazione’ del 5S, una sorta di viaggio premio a spese dello Stato, irrilevante come il premier.

In questo clima, fa un po’ paura dover parlare di questioni internazionali molto serie, alle quali saremo assenti, perché ormai irrilevanti e, sempre più spesso, oggetto di sberleffi.

Ad Astana, in Kazakhistan, si è tenuto, il 28 e 29 novembre, un nuovo round della conferenza di pace per la Siria, cui partecipano le Nazioni Unite , ma sono assenti gli USA. La conferenza è di grande importanza perché cerca di indicare una soluzione definitiva alla situazione della Siria e della sua guerra civile, ma specialmente definisce in maniera compiuta il cambiamento di strategia e di collocazione politica della Turchia, ormai sempre più strettamente legata alla Russia, e che sembra avere preso irreversibilmente possesso dell’area nord occidentale della Siria (l’Area di Afrin), da cui sembrerebbe almeno per ora espulso il movimento curdo, che invece resta consolidato e forte (con una presenza sempre più simbolica americana) nell’area orientale del Paese, al confine con l’Iraq (a sua volta in gran parte area curda) e con la Turchia. Egualmente, si consolida la posizione iraniana, con alcune basi a nord di Damasco e non lontano dalle basi russe nei pressi di Latakia sul Mare Egeo.
Il timone ora lo ha stabilmente la Russia, che ha ormai consolidato definitivamente la propria posizione sul mare Egeo e, sembrerebbe, avere trovato una sorta di accordo di non belligeranza con Israele, sempre, peraltro, molto attiva sulle alture del Golan e contro le basi iraniane in Siria … ma la Russia ha fatto capire che non è detto che non possa reagire, dopo che Israele ne ha abbattuto, per sbaglio!, un aereo -sembra una sorta di situazione ricorrente, questa! Ormai gli USA hanno sempre meno rilevanza e non vanno oltre qualche bombardamento insulso.
L’Esercito siriano, invece, sembra scalpitare per riprendere l’offensiva verso Idlib, dove sono asserragliati gli ultimi residui di opposizione al regime di Damasco, composti, però, in gran parte da combattenti appartenenti alle residue formazioni ‘terroristiche’ legate ad Al Qaida e all’ISIS. Quest’ultima, in particolare, sembra ormai ridotta a poco sul terreno (salvo una piccola enclave nel centro della Siria, presso il confine del territorio sotto controllo dei curdi) ma, credo, molto, ma proprio molto temibile sul piano del terrorismo internazionale, proprio perché ‘sconfitta’. L’idea dello Stato Islamico, infatti, almeno per ora, è tramontata, ma la pericolosità della grande organizzazione terroristica messa in piedi dall’ISIS, credo, permane del tutto. Anche la Giordania sembrerebbe entra nel gioco, esercitando quella che, per ora, si definisce una ‘forte influenza’ su alcune zone siriane al confine con la Giordania.

La Siria, alla fine, sembrerebbe destinata ad essere divisa tra i curdi nella parte orientale e il regime attuale nella gran parte del resto del Paese, compresa la zona di Idlib, dove non credo che le forze siriane tarderanno ad agire, sia pure dando il regime siriano per scontato che la zona di Afrin resterà sotto controllo, più o meno formale, della Turchia. Se e quando potranno esservi nuove elezioni in Siria è cosa tutta da vedere.

Da un punto di vista giuridico, il fatto che il movimento curdo sia riuscito a consolidarsi nella parte orientale del Paese, con la conquista di Raqqa, conferisce un titolo attendibile per aspirare ad un riconoscimento dello status di soggetto di diritto internazionale, e quindi a giungere, in applicazione del principio di autodeterminazione dei popoli, ad una vera e propria indipendenza. Ciò, come mi è capitato di scrivere altrove in termini scientifici, più che uno ‘smembramento’ come formalmente appare, è una presa di atto della realtà di un Paese (uno dei tanti in Medio Oriente) del tutto artificiale, frutto della selvaggia spartizione franco-britannica di quei territori, non per caso luoghi di perenne instabilità e guerre.
Ma il diritto internazionale è fondato tutto sul principio di effettività e quindi, nella misura in cui è possibileaccompagnarela stabilizzazione di una situazione corrispondente alle esigenze dei popoli, si determina la legittimità degli enti che ne derivano, come è il caso dei curdi. Ma, vale anche il principio per il quale, una volta consolidato su un certo territorio, un ente internazionale acquista il diritto ad esistere, anche in mancanza di una corrispondenza tra la propria nascita e la volontà della popolazione, come è il caso di Israele (ma anche della Giordania, brutalmente separata dalla Palestina ad opera della Gran Bretagna e ‘costituita’ in regno, per ‘beneficio’ bellico) che, a sua volta, potrebbe vivere in pace e stabilità, se avesse permesso e permettesse alla Palestina di nascere; ma questo è un altro discorso.

Certo, se avessimo (ma non solo da ora) un Governo, avremmo modo di avere voce, e molta, in capitolo nella intera questione, molto più di quanta ne abbia e pretenda la Francia, per non parlare della Germania. Ma tant’è, questo siamo, purtroppo, noi italiani.
Ciò posto, ora è la Russia la potenza egemone in quella parte del mondo, tanto più che mantiene ottimi rapporti con l’Egitto e, a quanto pare, estende la sua influenza fino alle porte di casa nostra, in Libia (altra ‘invenzione’ colonialista) con il sostegno al generale Khalīfa Haftar, che emerge, a sua volta, come il vero uomo forte in Libia, dopo il sostanziale fallimento della conferenza sulla Libia ‘organizzata’ malamente, tanto per non sbagliare, dall’Italia.
Quanto avremmo da dire e potremmo dire se avessimo una politica internazionale, e non solo il provincialismo ‘anti’, ‘anti-tutto’, di Salvini, Luigi Di Maio, Beppe Grillo e, naturalmente, l’accorrente Dibba … -dalla padella alla m… , lo scrivo così solo perché così Di Maio capisce-; siamo assenti, assenti per sovranismo.

L’altra cosa, su cui la nostra stampa è molto disattenta, e il nostro Governo … vabbè si fa per dire, è la vicenda dell’Ucraina, con lo scontro sempre più muscolare tra Russia e quel che resta dell’Ucraina.
Anche qui, mi è capitato di scrivere altrove, ma il fatto importante è che si tratta di un momento delicatissimo e di importanza fondamentale.
Al di là del tema della annessione alla Russia della Crimea, molto meno ‘illegittima’ di quanto molti dicono in Europa, la questione dell’Ucraina (per molti versi la ‘culla’ della Russia) è tutta politica. La pretesa di alcuni Paesi europei, cui ovviamente avrebbe potuto e dovuto opporsi un Governo italiano se ne esistesse uno, di fare aderire l’Ucraina alla NATO, e poi addirittura all’UE, ha determinato una reazione durissima da parte della Russia.
Come si poteva, del resto, pensare che la Russia potesse permettere uno Stato armato contro di lei ai confini?, e, per di più, uno Stato al quale la Russia doveva fornire il gas per permettere il passaggio del gasdotto verso l’Europa sul suo territorio? Fin quando si è pensato di ‘associare’ la stessa Russia ad una difesa comune con la NATO, si poteva anche pensare ad una cosa simile; ma da quando l’Amministrazione USA ha ‘riscoperto’ la guerra fredda, le cose sono cambiate radicalmente, e le mire anti-russe della Signora Angela Merkel andavano fermate.
Appare perciò semplicemente ridicolo proporsi alla Russia come mediatori: come fai a essere ‘mediatore’ se sei sfegatatamente dalla parte di uno dei contendenti?
Ma, di nuovo, l’Italia se esistesse potrebbe avere un ruolo, e che ruolo! Tanto più che la Russia è il ‘protettore’ del generale Haftar.
Ma va bene, lasciamo correre … questi sono sogni; quando esistevano Costantino Nigra e la contessa di Castiglione orchestrati da un certo Cavour, si sarebbe potuto pensare: in Crimea ci siamo stati, no?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.