giovedì, Maggio 13

Dal duello Letta e Renzi, finalmente le riforme? field_506ffb1d3dbe2

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Il duello tra il Presidente del Consiglio Enrico Letta e il neo-Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi entra ora in una nuova fase. Il primo, ora che non ha più la palla al piede di Silvio Berlusconi, deve dimostrare di saper governare, e ha necessità di portare a casa qualche risultato concreto. Il sostegno esplicito del Presidente della Repubblica, infatti, non è più sufficiente: occorre varare provvedimenti concreti sul fronte del lavoro e della ripresa, dare respiro a contribuenti ed imprese alleggerendo la pressione fiscale, varare la riforma elettorale.

Incassata l’ennesima fiducia, ora Enrico Letta deve dimostrare di essersela meritata. Proprio quello che una quota consistente di Paese non è più disposto a concedergli, e la mobilitazione della piazza di questi giorni lo dimostra. E dire che questa fase di turbolenza coincide con quello che è un nuovo inizio: il quadro politico che abbiamo di fronte presenta innegabilmente nuovo. La nuova segreteria Renzi rispetto a quella di Guglielmo Epifani nel PD, la nuova maggioranza e la conseguente radicalizzazione della linea delle principali forze di opposizione gioco-forza impongono una netta discontinuità nell’azione di Governo. «Questa  maggioranza è più coesa e omogenea rispetto a quella precedente dalle larghe, ma innaturali intese», ripete Letta, come un mantra; è vero. Ma questo non significa che sia anche finita la stagione degli equilibrismi tattici. Anzi.

Il Presidente del Consiglio deve dimostrare di saper tenere insieme le ‘renziane’ esigenze di un ‘nuovo passo’ con quelle di Angelino Alfano e del suo Nuovo Centro Destra, che vede nel Governo lo strumento attraverso cui rinsaldare la propria identità politica, che vorrebbe essere alternativa a quella berlusconiana, ma che al momento appare incerta e confusa.

Renzi, spregiudicato ma stolto, non è certo disposto a sacrificare l’enorme popolarità acquisita in questi mesi sull’altare della governabilità ad ogni costo; il suo sostegno dipenderà da quanto Letta si farà ‘guidare’ dal nuovo corso Pd. Al momento Renzi costituisce forse l’unica risorsa di cui dispone il PD, l’unico in grado di scardinare, a favore del centro-sinistra, una parte delle consolidate appartenenze ai quattro blocchi in cui si riconoscono gli elettori (Pd, centro-destra, M5S e astensione).

Il primo banco di prova è costituito dal tipo di legge elettorale che il Parlamento sarà ormai costretto a partorire. Come vada su questo fronte, Letta per sopravvivere non può che essere un Governo all’attacco. Non ha alternative: toccherà a questo Esecutivo fronteggiare le ire, le frustrazioni e le delusioni cumulatesi in un’epoca che ha visto la pervicace e sfacciata divaricazione tra un ceto politico, attento soprattutto ai meschini interessi di bottega, e la sempre più drammatica condizione di una larga parte della società civile, che nel suo futuro vede una sola certezza: ulteriori sacrifici. Solo se il ‘nuovo inizio’ di Letta riuscirà ad infondere nei cittadini quella fiducia che ha incassato da un Parlamento sempre più screditato, forse si potrà sperare di restituire credibilità a quelle istituzioni che sono state le prime, vere vittime di un degrado della vita politica che ha pochi precedenti nella storia italiana.

Questo per quel che riguarda Letta.

Per quel che riguarda Renzi, il Sindaco rottamatore, al di là degli slogan ad effetto, dovrà ora mostrare di cos’è davvero capace: a cominciare dal tanto evocato taglio di un miliardo di euro ai costi della politica. Qualche punto a suo favore lo ha comunque già segnato. La partita della pacificazione interna, per esempio, è partita bene: Gianni Cuperlo, su pressione dei ‘’giovani turchi’’, ha accettato la presidenza del partito e nel complesso tutti appaiono convinti della necessità di puntare le carte sulla riforma del lavoro e su un ridimensionamento del peso politico dei sindacati. L’opposizione cuperliana ha deciso di collaborare con il vincitore delle primarie, Letta ne dovrà tenere conto.

La coppia Letta-Alfano è ora un terzetto: Letta-Alfano-Renzi; lo scudo del Quirinale è ancora indispensabile, lo stesso Giorgio Napolitano riconosce che siamo «in una fase di sommovimento politico»: però, contro le tentazioni sotterranee, ha ricordato che è meglio non scordarsi dell’Europa senza la quale l’Italia non ha prospettive.

Il messaggio è chiaro: nel 2014 l’Italia ha l’occasione di giocare un ruolo importante nell’Unione con il suo semestre di presidenza e sarebbe un grosso errore sprecarla con una crisi di Governo che ci presenterebbe agli occhi degli altri come il solito Paese inaffidabile e arruffone, nonostante gli sforzi compiuti in questi anni. La partita, insomma, è alle prime battute. Qualche riforma saranno costretti a farla. Finalmente.

 

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