martedì, Gennaio 25

Dal Covid al Quirinale, il Santo Natale peggiore del precedente Il Covid corre e la colpa è nostra, lo sa anche Meloni, ma il suo obiettivo è bloccare Draghi sia al Quirinale che a Chigi, mentre la sinistra e Landini gli segano le gambe

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Tanto per non dimenticare che il nostro è un Paese ipocrita e di ipocriti, e per lo più a livelli dei nostri ‘rappresentanti’, anche di ignoranti di dirittura etica a dir poco discutibile, vediamo alcune recenti performance, atte a ‘conciliarci’ un Santo Natale, che rischia di essere anche peggiore del precedente, perchè puntualmente il ‘Covid sotto controllo’ è sfuggito al controllo. Peggiore il Natale, naturalmente non per i molti ipocriti e indifferenti italiani che vorranno ‘divertirsi’ fregandosene della pandemia a loro e nostro rischio. E ci metto anche me, nel mucchio, così non dite che me ne tiro fuori.

Un importante esponente della categoria dei ristoratori o albergatori o simili, lamenta (e quando mai no?) la delusione per un periodo festivo che si annunciava fantastico e che pare si stia riducendo anche parecchio. E ciò ovviamente spiace assai, ma vogliamo dirle le cose per intero? Chi si è sempre opposto a ogni misura di sicurezza?; Chi ha sempre detto che se uno fa il pizzaiolo non fa anche il poliziotto? però che i soldi o le rare carte di credito siano buoni lo controllano; Chi ha impedito che negli alberghi si chiedesse il certificato? Chi è l’inventore delio apro? e allora una punta, una puntina minuscola di autocritica la vogliamo mettere?
L’aumento della corsa del virus non è certo colpa solo dei ristoratori eccetera, ma sicuramente anche e anche di quelli, tantissimi, che di fronte ad ogni misura la prima cosa che subito dicono è che la misura è eccessiva, che il vaccino non si sa se sia pericoloso, che farlo ai bambini è meglio di no, eccetera. Se le cose stanno così, la colpa è di molti di noi, e, figuriamoci, nemmeno soltanto dei non vaccinati, che, certo, contribuiscono a creare confusione e a diffondere infezione.
Il punto è che l’infezione si ferma col vaccino e con le misure di cautela. Ma ormai ogni gesto in questo senso del Governo, viene accompagnato da urla scomposte di no-vax sinceri e no-vax d’occasione, per interesse politico o voglia di farsi vedere.

Tipica e volgare, Giorgia Meloni, che ormai crede davvero nonché di essere una grande politica, una aspirante seria alla poltrona di capo di un futuro Governo, con grande gioia di Lilli Gruber. E quindi parte a testa bassa, come sua abitudine, innanzitutto mettendo in mostra la sua mancanza totale di senso di responsabilità politico, quando afferma che lei la figlia non la vaccina. Povera bambina, potrei dire, ma purtroppo ognuno ha i genitori che ha, anche Salvini ha figli sparsi in giro e molti altri. Ma il senso della battuta è solo un altro: fare rumore, visto che ormai è rimasta la sola a dire una cosa del genere. E infatti ci riesce perfettamente, perché la stampa ci si getta sopra, i pediatri la prendono sul serio, eccetera. Evviva la bella politica.
Ma in realtà, l’obiettivo vero èscaricare‘ (dicono così i giornalisti raffinati … puah!) Mario Draghi, usando l’argomento più volgare che si può, quando afferma: «credo che il mandato del premier sia strettamente legato alla figura di Mattarella. Con un nuovo Presidente della Repubblica si dovrebbe tornare a elezioni, chiunque egli sia». Potrebbe sembrare la vecchia solfa della richiesta di voto, fondata sul fatto che la destra pensa di vincere le elezioni. Ma non lo è: è un attacco brutale a Sergio Mattarella e a Draghi, affermando in sostanza che quest’ultimo è una marionetta nelle mani di Mattarella, come se Mattarella fosse Giorgio Napolitano e Draghi Mario Monti. Non è così e un politico che voglia occuparsi almeno anche del bene del Paese, lo vedrebbe senza problemi. Draghi non stasalvandol’Italia come disse, con la sua proverbiale modestia, Mario Monti. Lo sta facendo, o meglio sta cercando di farlo diventare un Paese moderno e avanzato. Naturalmente molti penseranno che sia stato Draghi l’ispiratore di quell’articolo in cui si dice che l’Italia è stato, oggi come oggi, il migliore tra i vari Paesi del mondo in tema di rilancio economico, ma, premesso che evidentemente non è così, il fatto è che Draghi sta facendo il possibile per portare l’Italia su una strada accettabile, nell’interesse dell’Italia e dell’Europa. E, per farlo, sta facendo l’unica cosa possibile: sterilizzare i partiti. Che non ha nulla a che vedere con la compressione della democrazia (come invece, non per caso, piacerebbe a Monti), dato che i partiti, se fossero davvero tali e rispettabili, potrebbero partecipare in prima persona al gioco, anzi, essere propositivi. Ma non lo fanno per il semplice ma decisivo motivo che non sanno farlo. L’unica cosa che sanno fare è strappare qualche soldo qua e qualche altro là, per poi vantarsene con gli elettori, che ormai sono stufi di loro e della loro sconcezza. Non faccio che ripeterlo da un po’: oltre il 40% degli italiani oggi non voterebbe! Meloni ha il 20% del 60%, cioè a dir tanto il 12%!

Orbene, il punto è che Draghi non può essere eletto alla quarta votazione o alla prima con un plebiscito o nulla, la cosa è tanto ovvia da non meritare di essere illustrata. E quindi, in questo senso, lamossadi Meloni, raggiunge lo scopo di bloccare una eventuale candidatura di Draghi al Quirinale, che poi possa servire anche a bloccare in ipotesi Berlusconi, non cambia le cose: Draghi non può essere in alternativa a Berlusconi, ma nemmeno ad altri, dalla signora Cartabia a Amato, a Casini a Gentiloni, a Franceschini, ecc.
Ma la frase della Meloni, pone anche una seria remora sulla sua candidatura (altrettanto ipotetica) a restare Presidente del Consiglio dopo l’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica. Che è ciò che, irresponsabilmente la destra, e Meloni in particolare, vuole, fregandosene del tutto del fatto evidente che solo Draghi può, sperabilmente, portare a termine il piano di rinascita. E per farlo ha bisogno di almeno un paio o più di anni. Se venisse eletto al Quirinale, l’idea strampalata di Giancarlo Giorgetti secondo cui potrebbe da lì governare anche il resto, è solo strampalata: parola di Meloni. E’ una cosa talmente evidente che si può solo fare finta di non capirlo. E sorvolo sul fatto che andare a votare l’anno venturo sarebbe pazzia pura, salterebbe qualunque piano di rinascita. Meloni forse (non ci credo) vincerebbe, ma governerebbe sul deserto: che, tanto per essere chiari, è esattamente il suo obiettivo.

 

Tanto più che Draghi a sinistra -oddio si fa per dire, diciamo da Letta che con la sinistra ha poco da fare- è visto male, è visto come quello che contribuisce alla morte della politica come la intende Enrico Letta: la politica della mediazione, trattativa, compromesso, pressapochismo eccetera. Tutt’altra cosa, per capirci, dalle tesi di Massimo Cacciari.
Si dice spesso che Draghi è di destra. E per forza: a sinistra ha solo oppositori seminascosti, ma chiarissimi, ipocriti. E Maurizio Landini ha dato un colpo durissimo ad ogni possibilità di Draghi di essere più di sinistra (come all’inizio ha cercato di essere: lo ricordate come si oppose ai condoni fiscali e alla quota cento di Salvini e come ha accettato fin dal primo momento il reddito di cittadinanza?) perché immagina di potere continuare nella assurda concertazione, che ha bloccato l’Italia per decenni. Ancora oggi, Landini ‘lamenta’ che lo convocano per comunicargli quello che fanno. Secondo lui dovrebbero trattare con lui. Eh no, caro Landini, te lo dice uno di sinistra sinistra, il sindacato, propone e si oppone, non governa sotto banco, come vorrebbe Landini. Se Landini facesse il sindacato vero e pretendesse davvero rispetto per il lavoro e i lavoratori, Draghi non direbbe che certe misure ‘di sinistra’ sono state ‘bloccate dalla maggioranza’ … cioè anche dal PD di Letta, che, non per nulla, è ben altra cosa dal PD di Pier Luigi Bersani e delle sue ‘lenzuolate’, cui si opponeva il sindacato!
Per di più, Letta visibilmente non sa che pesci pigliare né sulla Presidenza della Repubblica né sul resto. E quindi lascia ad uno dei suoi piazzisti di lanciare il progetto PD per la Presidenza della Repubblica: Giuliano Amato. Il ‘dottor sottile’, il mediatore e consigliere di Bettino Craxi, l’uomo dalle mille soluzioni, l’uomo del Titolo quinto della Costituzione rivelatosi fallimentare, eccetera. L’uomo dalle mille pensioni, come si diceva a suo tempo e che, si dice, oggi ‘coccoli’ Luigi Di Maio … basterebbe questo. Dimenticando, tra l’altro, che in queste cose l’uomo proposto entra in Conclave papa e esce cardinale! Se si voleva bruciare la candidatura credo che ci si sia riusciti bene!

Mi sembra che il futuro prometta solo caos. E allora, se io fossi Draghi, e posto che realmente Draghi voglia far sì che il Paese superi questa tremenda temperie verso un futuro dignitoso -ormai, ma almeno, per i nostri nipoti- di fronte a questa lordura, a queste bassezze, a questi bizantinismi da cortile, taglierei il nodo dicendo chiaro di non essere candidato al Quirinale, ma solo, se lo vorrà il nuovo Presidente e il Parlamento, candidato a Palazzo Chigi. Altrimenti, a parte che di incarichi prestigiosi ce ne sono molti fuori di Italia, c’è sempre la sua casa in campagna. Passerebbe alla storia, per quello che è, un uomo capace e retto, che ci ha provato, ma non ha distrutto sé stesso e la sua reputazione nelle contorsioni della moderna Bisanzio, trasferita al testaccio e al relativo mattatoio.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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