mercoledì, Luglio 28

Dal Codice Rustici a Topolino 40

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Codice rustici firenze

Ai tanti gioielli in mostra alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze se n’è aggiunto, ieri 1 aprile, un altro di straordinario valore ed impatto emotivo: il Codice Rustici. Un libro manoscritto, opera di Marco di Bartolomeo Rustici,  che corredato di eccezionali acquerelli, descrive la Firenze della metà del Quattrocento.  Questo “tesoro di carta”,  proveniente dalla Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Firenze, era stato esposto a Bonn fino a pochi giorni fa. Ed ora  lo possiamo ammirare nel contesto della Mostra dal titolo “Una volta nella vita”, ideata e curata dal giornalista e  storico Marco Ferri e promossa dal Polo Museale Fiorentino. In esposizione 133 tra documenti e libri provenienti da 33 enti cittadini, che abbracciano circa 25 secoli di storia,  37 le vetrine che li accolgono.  Un’occasione unica per chi non è solito frequentare archivi e biblioteche, di apprezzare la bellezza dei caratteri e degli apparati figurativi, nonché la grafia di alcuni tra i  protagonisti della nostra e universale storia culturale.

Ma il Codice è anche al centro di un ambizioso progetto:  la realizzazione di una copia in fax simile che, integrata da saggi critici e interdisciplinari di noti studiosi, sarà donata a Papa  Francesco nel novembre del 2015, quando si terrà a Firenze il Convegno Ecclesiale Nazionale.

Questo manoscritto venne realizzato tra il 1448 e il 1453 ed il suo pregio sta nei disegni acquerellati a colori che descrivono la Firenze di metà xv secolo, che ci portano a conoscenza di numerose e minori realtà architettoniche  civili e religiose scomparse. Qui sono vi sono riprodotte alcune pagine. Poterlo sfogliare sarebbe un’interminabile emozione, particolarmente in quest’epoca in cui al testo cartaceo si dà sempre meno importanza.  “Dove sono e dove saranno per i nostri figli e nipoti i dati alfanumerici e i pixel che affidiamo alla nuvola informatica planetaria?“, è ciò che si chiede la soprintendente al Polo Museale, Cristina  Acidini, di fronte all’emozione che si prova davanti  a queste testimonianze cartacee originali che vengono da lontano, da molto lontano. 

Questo Codice è un librone meraviglioso, le prime ottanta carte, con stupendi disegni ad acquerello, sono come la  fotografia della Firenze del tempo”. Marco Ferri, aduso a muoversi tra  codici antichi data la sua attività di storico della Firenze del passato, narrata in vari libri, tra cui  due volumi dedicati alla “Firenze nascosta”, manifesta tuttavia emozione ed entusiasmo di fronte a quest’opera: “un’opera che mostra attraverso il disegno,  chiese della città e del contado, congregazioni religiose, piccoli ospedali che danno un’idea precisa di quanto fosse diffusa e capillare l’opera di soccorso ai poveri, agli ammalati, ai bisognosi, all’infanzia abbandonata, svolta dalle varie istituzioni religiose. In nome della misericordia cristiana. La Confraternita della Misericordia che ora è una istituzione fortemente presente con i suoi ambulatori e cimiteri sul territorio, è nata 770 anni anni fa. Molte di quelle realtà architettoniche sono state cancellate dai secoli, altre si sono modificate. E tuttavia si ha la percezione di una città operosa e attiva in cui la parole accoglienza e solidarietà avevano un senso“.

 

Immagino che  Papa Bergoglio accoglierà con piacere questo omaggio.

Sarà un lavoro di grande impegno e pregio. L’ edizione critica del libro di Bartolomeo Rustici, è a cura di Kathleen Olive, Nerida Newbigin e Riccardo Buscagli e ospiterà saggi introduttivi di vari esperti: Cristina  Acidini ed Elena Gurrieri (italianista, bibliotecaria del Seminario Arcivescovile), lo storico Franco Cardini, l’architetto Francesco Gurrieri, Timothy Verdon e Francesco Salvestrini.

 

Di quel tempo Benedetto Dei ci ha lasciato una Cronica fiorentina straordinaria, osservando come la bellezza della città,  già dominata dal sistema bancario e dalla  influenza politica di  Cosimo de’ Medici, derivasse dai 3600 palazzi, fuori delle mura, abbelliti dalla  “pietra serena”,  dalle numerose botteghe dell’arte della lana (270), dalle 83 dell’arte della seta, dalle botteghe orafe e degli artisti, mentre oltre le mura, alcune terre un tempo coltivate, erano ridotte a pascolo. Molti gli ospedali  e diffuse le scuole.  C’era già un alto grado di alfabetizzazione. Ma, soprattutto, Ser Filippo Brunelleschi aveva già impresso la propria moderna impronta all’aspetto architettonico, monumentale e urbano della città e  l’ arditissima  Cupola, la Cattedrale, Palazzo Pitti, la piazza SS.Annunziata, S.Lorenzo, la Cappella dei Pazzi, S.Spirito, ecc.) erano già compiute e delineavano il nuovo volto della Firenze Quattrocentesca che si distaccava da quella medievale e inaugurava un’epoca nuova.  

Ma, come ci mostra il Rustici, accanto ad una città economicamente florida, aperta ai mercati europei  mediterranei e asiatici, si era sviluppata una vasta rete assistenziale. Di ciò si ha immediata testimonianza, a partire dalla prima vetrina della mostra  “Una volta nella vita”  ove è esposto il testamento di Folco Portinari,  attraverso il quale dispone la costruzione di un grande ospedale. Che poi è quello di S.Maria Nuova,  nel cuore della città, ove anche Leonardo svolse le sue notturne dissezioni sui corpi dei defunti. Anche attualmente  l’ Ospedale svolge, dopo importanti interventi di restauro e rinnovamento, le sue importanti funzioni sanitarie. Vita civile e religiosa  sono il segno di quella civiltà. Che traspare dall’intera mostra.

 

Ma come ti è venuta quest’idea?

Avevo intenzione di scrivere un  terzo libro sulla “Firenze nascosta”, vi ho lavorato per tre anni, poi mi è scattata l’idea di proporre una Mostra che facesse conoscere quei documenti, quegli anni, quei disegni che sono i tesori nascosti custoditi dalle nostre biblioteche, dai musei, dagli archivi di enti pubblici e privati, laici e religiosi, ad un vasto pubblico : tesori sedimentati attraverso i secoli che vale la pena scoprire o vedere, conoscere almeno una volta nella vita. Con la Soprintendenza si è dunque realizzata.

Immagino non sia stato agevole selezionare e raccogliere i 133 pezzi esposti tra i tanti documenti esistenti….

E’ davvero straordinario  come i 33  enti cui ci siamo rivolti, tutti sul territorio fiorentino, abbiano aderito alla richiesta di affidarci, per un po’, i “gioielli di famiglia” . Per la prima volta si possono ammirare antichi manoscritti, tra cui un corale del XIII secolo, provenienti dagli archivi della Misericordia di Firenze,dal Convento della Santissima Annunziata e dei Buononimi di San Martino, enti che non avevano mai effettuato prestiti. E così abbiamo potuto offrire a tutti l’opportunità unica di ammirare una selezione di gioielli cartacei conservati nei principali “scrigni” culturali della città.

Quali sono  questi gioielli esposti ?

Tre documenti archivistici di Michelangelo, (  un disegno di Raffaello, l’atto di battesimo di Leonardo da Vinci e un altro testo che reca le sue postille, una lezione scritta di Galileo sull’Inferno di Dante ( lo scienziato, in età giovanile, intese “misurare” e circoscrivere le dimensioni dell’Inferno…), opere attribuite ad Andrea Mantegna, Alessandro Allori e Giovanni Stradano, autografi di Girolamo Savonarola, Poliziano, Cosimo I de’ Medici, Joachim Winckelman, Ugo Foscolo, Pietro Vieusseux, Vasco Pratolini, Edoardo de Filippo, Dino Campana, il Nobel Eugenio Montale ( presente anche con due inediti acquerelli) e tanto altro ancora, come il primo vocabolario della Crusca del 1612,  l’edizione delle Vite del Vasari,  ben sette esemplari della Divina Commedia ( tra cui una con le illustrazioni di Alessandro Botticelli), l’atto  di concessione del re Luigi XI a Piero de’ Medici, per inserire i gigli di Francia  nello stemma della dinastia toscana, la legge di Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena che nel 1786 abolì la pena di morte nel Granducato di Toscana, primo stato in Europa a mettere in pratica le teorie espresse da Cesare Beccaria nel suo libretto Dei delitti e delle pene. Certo, induce ad amare riflessioni sapere che ancor oggi in molti stati,  dittatoriali, militari e   non ( anche dell’evoluta America),  la pena di morte sia ancora vigente!

 

Questa mostra permette al grande pubblico di sapere quali ricchezze e testimonianze della nostra cultura, del passato e contemporanea, siano  racchiuse negli archivi pubblici e privati,  nelle biblioteche   nei musei della nostra città. Ferri aggiunge:  “A titolo d’esempio, basti sapere che tutto il teatro di Edoardo si trova a Firenze e che il Vieusseux racchiude tanto di Montale e degli altri grandi del nostro Novecento. E che dire della Marucelliana, da cui abbiamo ricevuto un libro del Foscolo, lettere di Campana e perfino il primo numero di Topolino che, come è noto, fu edito in Italia  da Nerbini. Infine, si è voluto dare un particolare significato  alla 37 vetrina, l’ultima, nella quale sono esposti tre libri: due alluvionati e uno esploso nell’attentato mafioso in via dei Georgofili:  a sottolineare, contro le tesi negazioniste, che i danni al nostro patrimonio dei due tragici eventi hanno lasciato ferite profonde, indimenticabili e innegabili”.

La Mostra  resterà aperta fino al 27 aprile: un’occasione da non perdere, almeno “una volta nella vita”. 

 

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