sabato, Luglio 24

Dal Caucaso ad Aosta: il passato che ritorna field_506ffb1d3dbe2

0
1 2 3


Nell’area di Saint Martin de Corléans, nella zona ovest della città di Aosta, è stato di recente inaugurato un parco archeologico con annesso museo, proprio dove nel 1969, a seguito di scavi per scopi edilizi, nei pressi di una chiesetta del 1176 dedicata al santo che cristianizzò la regione, una ruspa scalzò una grande lastra in pietra sagomata, spessa non più di 10 cm. Così, invece di erigere dei condominii si avviò l’indagine di quello che ad oggi è il più grande complesso megalitico d’Europa. Guidava gli archeologi Franco Mezzena, che ha seguito le ricerche nel sito per vari decenni (ricerche concluse nel 1990), restituendo alla comunità scientifica internazionale un sito di straordinaria importanza, che ha rivoluzionato le conoscenze della preistoria europea.

Tale sito si estende per circa un ettaro, di cui 1200 mq di spazio espositivo, dove si susseguono varie fasi: dal pieno periodo neolitico (fine del V millennio a.C.) all’età del Rame, da quella del Bronzo all’età del Ferro, fino a quella romana imperiale e al Medioevo. Va detto che la Regione della Val d’Aosta, avendone intuito il valore culturale, provvide ad acquistare tutta l’area per poter eseguire al meglio gli scavi, dato che sono stati riconosciuti ben 22 strati su una profondità di 6 metri.

Per gli specialisti, la storia del sito si articola in cinque fasi: la prima risale al 4200 a.C. e presenta arature cultuali eseguite su tutta l’area, con la semina di denti (per lo più incisivi) a scopi apotropaici e propiziatori. All’inizio del terzo millennio si registra l’allineamento di 24 pali lignei, interpretati come totem, a scopo rituale, dei quali restano soltanto le fosse di alloggiamento con resti carbonizzati di larice e pino silvestre. Essi erano stati collocati con tutta probabilità secondo un orientamento astronomico, legato a certe stelle o al sorgere e al tramontare della luna o del sole in certi periodi dell’anno dietro la linea delle montagne.  Seguì nel sito l’erezione di 46 e più stele antropomorfe in pietra, datate a partire dal 2800 a.C. e di due stili diversi, a seconda della loro cronologia. Esse raffigurano sinteticamente uomini e donne, con ornamenti ed armi. Attestano che ormai siamo in un vero e proprio santuario pre- protostorico.

Dalla metà del III ai primi secoli del II millennio il sito assume invece funzione di necropoli, con un monumentale dolmen al centro dell’area di scavo, posato su una piattaforma triangolare in pietra di 15 metri (quella emersa con la ruspa) che ricorda nella forma una nave. Successivamente viene circondato da altre tombe megalitiche, spesso con deposizioni collettive, il cui DNA, sottoposto di recente ad esame dalla professoressa Olga Rickards del Dipartimento di Biologia dell’Università di Tor Vergata, ha sorprendentemente rivelato collegamenti con popolazioni originarie del Caucaso (come sembrano ricordare anche le stele in pietra, simili a quelle rinvenute sulle sponde del Mar Nero). Si trattava di una comunità organizzata e in grado perfino di praticare l’arte religiosa e quella medica, fino alla possibile trapanazione del cranio con strumenti di selce.

È stato ipotizzato che tali genti, appartenenti a quegli Yamnaya che colonizzarono l’Europa Centrale durante l’età del Bronzo, provenissero dal Caucaso, viaggiando essenzialmente per via fluviale alla ricerca di metalli verso ovest: di esse vi sarebbero echi nell’epopea omerica e in diversi miti greci, come quello di Cadmo (seminatore di denti, da cui nascevano uomini armati), di Giasone (noto per il Vello d’oro e amante della barbara Medea) e perfino di Eracle, che giunse fino ai confini dell’Occidente. L’area di Aosta mantenne poi sempre valore sepolcrale, con molte altre tombe a cassetta e deposizioni di età celtica e romana, fino all’epoca medievale.

L’allestimento del parco e del museo dell’area megalitica, avviato nel 2005, è stato realizzato con fondi europei POR-FESR 2007/2013 per un totale di € 6.000.000, ma è soltanto un work in progress, in quanto vi sono altri lotti da realizzare, soprattutto per la parte didattica e di valorizzazione intensiva dell’area, fino al 2020. Ciò fa sperare che tale investimento sia utile per il rilancio del turismo nella zona e per convincere meglio la popolazione dell’importanza delle ricerche archeologiche e storiche compiute con grande dispendio economico e non poche critiche.

Molte le installazioni multimediali all’interno del museo per comprendere la scansione delle fasi del sito e attrattiva la sala con i raggi laser che disegnano i contorni dei reperti mediante 500 faretti e tre sorgenti luminose a led a suggerire perfino il passaggio dall’alba al tramonto, come in una macchina del tempo, dove il dolmen e le stele dominano il paesaggio. Sull’area megalitica ci ha parlato Gaetano De Gattis, Dirigente del Patrimonio archeologico per la Regione della Valle d’Aosta.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->