mercoledì, Maggio 12

Dal Caravaggio al dialogo Spagna Italia L’offerta degli Uffizi dopo il boom di presenze per l’artista della luce, si arricchisce di nuove proposte e suggestivi allestimenti

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La Galleria degli Uffizi non finisce mai di stupire. Cambia volto, si rinnova, si arricchisce di proposte in un processo continuo, pur fra intoppi e imprevisti che ne frenano il cammino verso la completa realizzazione di quell’ambizioso progetto più che trentennale dei Grandi Uffizi (il riferimento è al Corridoio Vasariano ed alla pensilina di Arata Isozaki). Dopo il clamore mediatico delle nuove Sale dedicate al Caravaggio ed alla pittura Seicentesca, visitate nel primo giorno d’apertura (gratuita) al pubblico da 2000 persone, su cui ci soffermeremo più avanti, ecco aprirsi ai nostri occhi una Mostra curiosa, istruttiva dal titolo Spagna e Italia in dialogo nell’Europa del Cinquecento ( dal 27 febbraio al 27 maggio) nell’Aula Magliabechiana della celebre Galleria,  la stessa che ha ospitato la mostra dei paraventi giapponesi,  cui seguirà il giorno dopo  sempre agli Uffizi, l’apertura delle Sale contenenti  la Collezione Contini  Bonaccossi  con il nuovo allestimento.  

Qual’ è il tratto caratteristico di questa Mostra sui rapporti tra Spagna e Italia nel Cinquecento lo spiega il direttore della Galleria degli Uffizi Eike Schmidt: «A partire dal Quattrocento la Spagna aveva iniziato il processo di unificazione che la portò a diventare una monarchia, e poi un impero a dimensione planetaria, sulla base di tradizioni artistiche complesse e diversificate. Attorno al sedicesimo secolo  le tendenze politiche e intellettuali dei regni spagnoli e dei territori italiani andarono avvicinandosi, con la conseguenza di continue e inattese sovrapposizioni, dal pontificato di papa Alessandro VI Borgia alla conquista dei domini napoletani, dall’annessione del ducato di Milano all’affermazione stabile dell’influenza spagnola sulla penisola italiana: una simile situazione portò anche a più stretti legami in ambito culturale, favoriti inoltre dalle rotte commerciali che collegavano stabilmente ormai le diverse sponde del Mediterraneo».

Dunque, restringendo l’area della ricerca ad un solo secolo, il Cinquecento, la Mostra offre uno spaccato di quello che può essere considerato l’atto di nascita di un Rinascimento spagnolo, fortemente influenzato da quello italiano e, comunque,  tale da condurre – aggiunge Marzia Faietti, direttrice del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi e curatrice, con Corinna Gallori e Tommaso Mozzati, della mostra-  «a sfiorare il punto di rottura della nozione di scuola  e da creare una sovrapposizione culturale delle diverse tendenze,  una contaminazione   artistica feconda, che evidenziava il sogno di unire culturalmente i due paesi».   E’ un punto questo sul quale ancora Schmidt pone l’accento: la creatività degli uni si mescola con quella degli altri creando uno stile di portata globale.  Era del resto quello  il Secolo dell’espansione spagnola oltreoceano, cui concorsero altri grandi navigatori italiani, tra cui il grevigiano ( Firenze) Giovanni da Verrazzano.  

Le otto sezioni  in cui si articola la Mostra evocano  la cornice storica e  la produzione dei pittori o scultori  spagnoli educatisi in Italia  ( Alonso Berruguete,  formatosi fra Firenze e Roma è uno dei primi testimoni di un linguaggio ‘rinascimentale’ a ovest dei Pirenei, Pedro Machuca, Bartolome Ordonez e Diego de Siloe  che furono definiti Aguilas del Renacimiento Español ) fino a  Francisco Pacheco, Patricio e Eugenio Cajés, Vicente Carducho, Luis de Vargas e Luis de Morales protagonisti della stagione che chiude il Cinquecento in Spagna. Ma troviamo anche artisti quali El Greco, e gli italiani Romolo Cincinnato e Pompeo Leoni, chiamati a lavorare in Spagna nei più prestigiosi cantieri reali, in particolare la chiesa e il monastero dell’Escorial, tra cui i membri di due famiglie italiane, i fratelli Carducci  (Carducho) e i Cascese (Cajés). Ai tanti disegni esposti, facenti prevalentemente parte della donazione di Emilio Santarelli (1866), fanno da sfondo dipinti e sculture di gran pregio ed un video di particolare suggestione. Una Mostra raffinata che si avvale di un ricco catalogo ( Edito da Giunti, che fu editore anche in Spagna)  e il cui progetto di allestimento è di  Antonio Godoli e Nicola Santini, mentre il coordinamento scientifico è di Alessandro Nova, , Gerhard Wolf e   Eike D. Schmidt.  

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