mercoledì, Agosto 4

Dahlan ci riprova

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A quanto pare, Dahlan ci ha provato ancora. Alla fine di aprile le forze di sicurezza di Hamas hanno scoperto che una cellula di uomini di Fatah legata a Mohammad Dahlan stava organizzando un colpo di Stato a Gaza. Lui, ex consigliere nazionale per la Sicurezza dell’Anp (Autorità Nazionale Palestinese), ci aveva già provato nel 2007 quando con 500 uomini armati aveva cercato di sottrarre la Striscia ad Hamas, senza riuscirci. Temutissimo dal presidente dell’Anp, Mahmud Abbas, che lo vede ancora oggi come il suo principale rivale alla sedia della presidenza,  nel 2011 è stato cacciato dal Comitato centrale di Fatah e costretto all’esilio negli Emirati Arabi Uniti. È l’uomo più odiato dai palestinesi che lo considerano senza mezzi termini la lunga mano degli Stati Uniti e di Israele, ma anche uno dei più amati a Gaza, da quando nel 2014 ha aperto nella Striscia la sua ong ‘Takafol’ dispensando milioni di dollari alla popolazione locale ancora provata dalla crisi dell’ultimo conflitto con Israele.

La notizia dei preparativi per il colpo di Stato a Gaza è trapelata per la prima volta mercoledì scorso sul quotidiano ‘al-Arabi al-Jadeed, con sede a Londra, un giornale molto vicino alla Fratellanza Musulmana e piuttosto ostile al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sissi. I conti tornano, perché Dahlan è molto vicino ad al-Sissi e ha dichiarato più di una volta di avergli fatto da consulente nella sua lotta contro la Fratellanza quando ancora il presidente al-Mursi era al potere. Dahlan è anche uno degli uomini chiave nelle mediazioni in corso  tra Hamas e Il Cairo, dopo il lungo periodo di guerra sotterranea iniziata nel 2013, quando il generale al-Sissi ha deposto al-Mursi.

In questi giorni i rapporti tra Hamas ed Egitto  stanno rapidamente migliorando. In uno di quei colpi di scena che altrove avrebbero rubato le prime pagine dei giornali ma che in Medio Oriente sono così ordinari da passare quasi inosservati, Hamas ha deciso di supportare l’esercito di al-Sissi nella sua lotta al terrorismo: alla fine di aprile il movimento islamico, più volte designato terrorista dallo stesso al-Sissi, ha schierato alcune centinaia di combattenti alla frontiera tra Gaza e il Sinai per bloccare il passaggio dei miliziani delle tribù beduine legate allo Stato islamico che nella Striscia trovano rifugio e cure mediche.  La penisola del Sinai è uno degli snodi principali nelle rotte del terrorismo mediorientale: con la caduta del leader libico Muammar Gheddafi nel 2011 molte delle armi tecnologiche del suo arsenale sono passate da qui, attraverso il confine tra Egitto e Libia, raggiungendo per terra e per mare la Striscia di Gaza e il Libano. Qualche giornale israeliano alla fine di aprile parlava timidamente di cooperazione a tre tra Egitto, Hamas e Israele nella lotta al terrorismo.

Un incanto che sembra essersi dissolto in fretta dopo che è trapelata la notizia dei preparativi del nuovo colpo di stato di Dahlan: il 4 maggio, nello stesso giorno in cui usciva la notizia su  ‘al-Arabi al-Jadeed’, Hamas ha attaccato con colpi di mortaio l’esercito israeliano impegnato a individuare i tunnel non solo al confine ma anche all’interno della Striscia di Gaza. Si tratta degli scontri più gravi dal 2014. Ma il piano segreto organizzato da Dahlan per il colpo di Stato a Gaza ci riporta anche ad altri avvenimenti. E non solo perché ricorda il primo tentativo di colpo di Stato contro Hamas nel 2007. C’è un altro caso che presenta inquietanti parallelismi.

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