martedì, Luglio 27

Da rifarsi il senno field_506ffb1d3dbe2

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rifatti il senno 

 

Rubo, lo confesso, rubo. Rea palese. La vittima del mio furto di battuta è il mio straordinario amico Andrea Velardi, che insegna Filosofia dei Processi Cognitivi all’Università di Messina, a Roma 3 e a una università telematica, dunque, in ogni luogo.

C’è una foto che, come si dice a Roma, ‘m’ha fatto ammazzà dalle risate‘, dove, sotto l’occhiello ‘Chirurgia etica’ c’è l’immagine con una grossa scritta in nero: ‘Rifatti il senno

Dopo l’ilarità, l’impatto con la dura realtà. Ficcanaso fra le notizie on line e di pazienti da sottoporre a questa delicata e utopistica chirurgia ne trovo a iosa.

Cominciamo? E cominciamo: si metta in fila un intero reparto di aspiranti operandi, dieci, facenti parte del Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica (composto da 18 membri) che si sono opposti alla costituzione di parte civile contro l’ex parlamentare Silvio Berlusconi per la presunta compravendita di Senatori durante la XV legislatura, fra cui l’ineffabile Sergio De Gregorio.

Hanno fatto massa critica non solo i sodali berlusconiani, che sarebbero stati in minoranza, ma vi si sono aggiunti anche altri due che con quella parte politica – apparentemente – non avrebbero nulla da spartire.

Un Consiglio che ha solo consigliato… sbagliato, tant’è che il Presidente Pietro Grasso ne ha ribaltato le indicazioni, decidendo, au contraire, la costituzione di parte civile.

Le parole sono quanto di più malleabile esista: accostate la costituzione alla Costituzione e mettete in parallelo costituirsi (parte civile) che è ben altra cosa dal costituirsi sic et simpliciter.

Restando a Palazzo Madama, naturalmente, di candidati ad una plastica al senno (o a un trapianto, per i casi più gravi… chi sarà l’Orlando e chi sarà l’Astolfo?) son quei Senatori del M5S che, per dimostrare la propria contrarietà alla conversione del decreto legge riguardante la cd Terra dei Fuochi, non hanno trovato di meglio che mettersi a ballare, manco avessero scambiato l’aula ‘sorda e grigia’ per il Piper.

Se la parola Senatore viene dal latino senex, ovvero anziano, sinonimo di saggezza, forse ai ballerini sarà venuta una botta di Alzheimer.

Sul ‘Corriere della Sera‘ è stato postato un filmato che riprende una grillina in preda alla taranta nei banchi senatorii. Voltiamo virtualmente pagina.

Stanno diventando una regola i colpi bassi all’avversario politico. Quasi dell’età dell’oro era quello che si favoleggiava avesse fatto un candidato PSDI (poi eletto) delle mie parti, il Senatore Luigi Angrisani, figura folkloristica che girava con un gallo appollaiato sulla spalla (d’altronde, al paese accanto, Pagani, non è tradizione la processione della statua della Madonna addobbata di galline vive?) e che -narrano le leggende- in un comizio estrasse dalla tasca un vezzoso slip, dichiarando che era il pegno di una bollente notte di passione con la moglie del suo avversario politico. Mitico! L’apoteosi del Bar Sport, ma quelli erano tempi… ruspanti.

Ben meno divertente è oggi l’affermazione becera del Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci (come un fungo velenoso… e su cui sono usciti un bel po’ di altarini) contro la sua avversaria elettorale, la scrittrice Michela Murgia. All’accusa di lei di essere come Schettino (che ormai ha soppiantato Maramaldo nei modi di dire popolari: l’attualità travolge la storia), giacché avrebbe portato la Sardegna all’affondamento, il gentleman ha risposto che la sua antagonista ha la stazza della Concordia. Un vero signore! Ormai non c’è più un contraddittorio sui fatti, ma si ricorre al proditorio attacco sulle esteriorità fisiche. Avesse detto, che so, hai un programma che porterà la Sardegna alla rovina (utopia: viste le sue performance, pare impossibile fare di peggio), sarebbe stato accettabile.

Ma lui, non avendo argomenti per controbattere, si è abbandonato allo sport preferito del suo Vate ed ha infangato l’avversaria, attaccandola sul superficiale fattore estetico (per chi non se lo ricordasse: ‘Rosi Bindi è più bella che intelligente’). Che poi, dov’è scritto che loro uomini possano essere anche dei rospi rivoltanti e comunque non gli si può ricambiare il tiro mancino? C’è mai stata una candidata dell’opposizione che abbia detto a Mr. B: ‘Sei uno scarrafone rugoso come una salamandra rimbambita?’ Certamente non l’ha fatto Rosi Bindi, e male ha fatto…

Pure a Cappellacci, dunque, oltre ad una candidatura per la carica di Governatore, ne assegniamo un’altra al reparto dis-sennati in attesa di ritocchino (nel caso suo, un ritoccone).

Follia pura, poi  -e lì non c’è niente da fare, c’è l’imprinting di una mentalità atavica esportata a Inveruno dalla natia Calabria- la dichiarazione della madre di Domenico Cutrì, l’ergastolano evaso qualche giorno fa dal furgone blindato grazie all’assalto di un commando organizzato da suo fratello Nino, che, nel conflitto a fuoco, è rimasto ucciso. L’evaso ancora scappa, è uccel di bosco, non si trova.

E la madre, che in questo romanzo criminale familiare ci ha rimesso non uno, ma due figli, sembra animata da una ferocia incredibile, Medea è una dilettante.

Incita il figlio fuggitivo a non farsi trovare, perché, dice ‘lo devi a tuo fratello, che è morto per te’.

Roba da madri di kamikaze; una frase che sarebbe stata bene in bocca alla mamma di bin Laden; ed invece è pronunciato in una casa neanche sfarzosa della cintura milanese da una donna i cui congiunti, a mettere insieme le fedine penali, ne verrebbe fuori un tomo d’enciclopedia. Questo dimostra che qua, il senno non c’è mai stato; che l’a-moralità è imperante e prevale solo la legge della ‘ndrangheta: la non-legge che si fa legge.

Finiamo con due notizie economiche che dimostrano quanto siamo fragili e soggetti ad ogni tempesta.

La mitica poltrona Frau, orgoglio italiano, è stata venduta per il 58,6% del capitale all’americana Haworth. Ogni impresa competitiva del Made in Italy sta diventando preda per gli stranieri: et diviserunt sibi vestimenta mea

E chi si vende la maggioranza azionaria dell’azienda? La Charme? E chi è la Charme? Ma lui, il mitico Luca Cordero di Montezemolo, alfiere del ‘produrre italiano’, un altro ‘fariseo’ che predica bene e poi ritroviamo a razzolare malissimo…

Botto finale. La Corte dei Conti avrebbe quantificato il danno prodotto dal declassamento dell’Italia operato dall’agenzia di rating USA Standard & Poors – ma non scappano alle rivendicazioni anche le altre due consorelle Moody’s e Fitch – in 234 miliardi di euro (che, in caso di riscossione, una bottarella al miglioramento dei nostri conti pubblici ce la darebbero…).

La motivazione addotta è che, nella valutazione degli analisti c’è una voragine: non è stato considerato il nostro immenso patrimonio artistico (e magari anche ‘l’aria di Napoli’ messa in lattina da Napolimania…).

Visto lo stato di degrado in cui esso versa  –Pompei, il tempio di Monasterace, le mura di Volterra sono i primi tre esempi che mi vengono in mente- mi sembra una questione di lana caprina (sia pure molto conveniente per rimettere a posto i nostri conti pubblici a spese di chi ha infangato il nostro rating).

In fondo, le ‘tre sorelle’, nelle classificazioni non hanno fatto altro che replicare il modo in cui tratta il Governo italiano quel patrimonio che ora sfodera per farsi bello: ignorandolo!

Ora chiudo per davvero, giuro! Ma non potevo tacere riguardo ad un altro esempio di iniziativa fuori di senno: la busta con un proiettile indirizzata alla Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, trovata ieri sera a Milano, in un ufficio di smistamento.

Il fetore da incitamento all’odio si fa sempre più forte…

 

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