martedì, Settembre 28

Da Regeni a Zaki: come perdere la faccia per nulla Gli errori in politica estera del nostro Conte-pochette con l’Egitto dimostrano tutta l’ignoranza di questi politicanti da strapazzo

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Come dico sovente, il cinismo impazza alla grande in questo Paese e nelle forze e nelle persone che ne sono al vertice. Nei giorni scorsi, il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, ha fatto due cose, entrambe sbagliate e una, la prima, di un provincialismo deteriore, davvero insopportabile, anche se perfettamente in linea con il livello culturale della nostra consorteria di politicanti.
Per fare vedere come è bravo e come è moderno, alla conclusione del G20 telematico, che l’anno prossimo sarà organizzato in Italia (o dall’Italia, Covid-19 permettendo) ha fatto il discorsetto di rito (non pare che si sia deciso granché) in inglese. Non so se buon inglese o no, non saprei giudicarlo, e poi non ho sentito il discorso, ma solo tre parole, pronunciate un po’ all’italiana, il che va benissimo: sì, benissimo, perché contorcersi nel tentativo di pronunciare come loro (loro chi, poi, gli inglesi o gli americani? Sono in pratica due lingue diverse!) è, appunto, solo provinciale ed ha il solo effetto di non farsi capire né da loro né da noi. Sia chiaro, lo fanno in molti in Italia (pensate solo alla Gruber uqnaod dice Macron!) ma è provincialismo puro. Ma insomma, lasciamo perdere. La cosa importante è la scelta di parlare, in un discorso ufficiale, in inglese. Un errore tecnico -sì, tecnico- gravissimo.

Le relazioni internazionali, checché ne pensino i nostri politicanti provinciali ed incompetenti, sono cosa delicatissima e nella quale ogni parola conta come una iscrizione sulla pietra. Perché i discorsiparlatisono, in genere, il modo in cui i soggetti del diritto internazionale, e quindi in particolare gli Stati, non solo fanno capire come la pensano e cosa faranno, ma specialmente conducono, di fatto, una trattativa: si misurano, per così dire.
Nei rapporti internazionali, la riunione dei capi di Stato è solo la facciata. Nessuno può seriamente pensare che in tre ore di chiacchiere si sia ‘fatto’ il G20 o qualunque altra cosa: quella è la facciata. Il lavoro vero è fatto da quelli chiamatisherpa’, cioè dai diplomatici veri, competenti molto più dei rispettivi governanti, come è giusto che sia, prima della riunione e poi, specialmente, dopo, per definire nei fatti ciò (molto o poco o nulla che sia) che si è deciso. Per cui, quelle parole (lo stesso vale per le apparenti frasette buttate lì, dopo i vari incontri diplomatici e, fateci caso, ora Giggino, che di gaffe ne ha fatte a iosa, legge disciplinato ciò che gli scrivono i diplomatici veri) vanno pesate una per una, anzi, pensate (e non ridete, su, anche quelle dei nostri devono o dovrebbero … essere pensate), anche perché, poi, saranno a loro volta lette e analizzate e valutate una per una dagli uffici e dagli esperti dei vari Paesi.
E quindi, la cosa più sbagliata, benché soddisfacente per un provinciale, è dire quelle cose in una lingua diversa dalla propria, perché la propria lingua è più facilmente ‘controllabile’ da chi la usa, in ogni sfumatura … certo, se uno un po’ di italiano lo conosce. E quindi, ripeto, è un errore grave che un politico parli e dichiari in una lingua diversa dalla propria: nessuno può seriamente pensare che chi lo faccia non sappia le lingue, ma può invece legittimamente pensare che chi parla in altra lingua sia un provinciale, a parte il fatto che il risultato può essere diverso da quello voluto.
Tant’è, lasciamo correre. Era solo per segnalare la superficialità con cui si conduce la nostra politica estera. Anzi quel pasticcio incomprensibile che è la nostra politica estera, ormai inesistente, specie con l’avvento di Giggino alla Farnesina.

Ma Conte, con la pochette, pensa (e non è il solo!) che lui in materia di rapporti internazionali sia un mago. E come lui lo pensano altri. Ciò che è accaduto intorno al ‘caso Regeni’, lo ricordiamo tutti: con i viaggi minacciosi di Giggino in Egitto, le minacce di interrompere le relazioni diplomatiche tra i Parlamenti ad opera di Roberto Fico, i ritiri di ambasciatori, le fregate vendute e poi ritirate, ecc.
La vicenda di Giulio Regeni, purtroppo, è una di quelle cose che accadono abbastanza spesso e che chiunque abbia una minima conoscenza delle cose internazionali, dove conta sempre e per prima cosa la ‘faccia’, sa bene che in genere gli interventi non producono risultati perché uno Stato non riconoscerà mai di avere commesso un omicidio (perché in realtà ciò di cui Al Sisi è accusato è esattamente questo), perderebbe la faccia, e quindi, chiederglielo per non ottenerlo fa perdere la faccia a chi lo fa. A meno che, chi lo fa, non abbia mezzi e forza per ottenere, imponendolo, il risultato -altrimenti, ripeto, ci perde la faccia.

Qualche tempo fa, il governo americano (in genere poco propenso a farsi mettere i piedi in faccia da qualcuno) aveva accusato un messicano (un certo Alvaro Machain, ma non importa) di reati legati alla droga e voleva processarlo (lui, messicano!) in USA. Ovviamente il Governo messicano si rifiutò e, per farla breve, i servizi segreti americani andarono a catturare quel tipo, e lo portarono in USA per processarlo, dove, però … non fu processato perché il tribunale americano riconobbe che il sequestro del Machain era stato illecito, tanto più che il Messico faceva fuoco e fiamme, e ordinò di restituirlo!
Quando alcuni piloti americani, per giocare a fare i funamboli, tagliarono il cavo della funivia del Cermis ammazzando una ventina di persone, il Governo italiano ‘chiese’ timidamente di processare in Italia quei mascalzoni, che, volendo poteva arrestare visto che erano di stanza ad Aviano, in Italia, ma gli americani dissero di no, li ‘processarono’ loro in USA, e in pratica li assolsero!
Quando gli israeliani scoprirono che
Adolf Eichmann, un massacratore di ebrei tedesco, era rifugiato in Argentina, non fecero né ‘a’ né ‘ba’, andarono a prenderselo, ignorarono le proteste argentine, lo processarono e lo condannarono a morte, commettendo, secondo me, un illecito internazionale, ma questo è un altro discorso.

E dunque, la soluzione del caso Regeni (a parte la possibilità di un blitz in Egitto a catturare i presunti omicidi, guidato da Fico e dalla Taverna una donna ci vuole sempre se no uno passa per sessista!) presupporrebbe che il Governo egiziano permettesse al Governo italiano di arrestare i presunti colpevoli egiziani, portarli in Italia e processarli. Parliamoci chiaro: è praticamente impossibile. Anche perché, a parte la faccia che Al Sisi perderebbe (a parte che perderebbe il governo, ma fermiamoci qui), le norme di diritto internazionale vogliono che in questo caso sia il Paese di cui sono cittadini i presunti responsabile a processarli.
Urlare che al Sisi è un bandito, che i responsabili vanno processati, che col Parlamento egiziano non parliamo più, eccetera, non serve a nulla. O meglio serve ad irritare e basta e quindi, avendo a che fare con un regime non esattamente democratico, significa non arrivare a nulla, ma fare tanta propaganda ad uso interno … magari, però, perdendoci la faccia non solo all’estero, ma all’interno.
E allora che succede? Che
il bel Conte fa una telefonata (scommetto quello che volete che lui gli ha parlato inglese e l’altro gli ha risposto in arabo!) per dire ad Abdel Fattah al-Sisi che o gli consegna i (presunti) responsabili o il Tribunale di Roma li processa … in contumacia: cioè fa una sceneggiata, sempre che il Tribunale di Roma accetti di farsi prendere a ridere da mezzo mondo! Ma la telefonata, serve allafaccia internadi Conte pochette, per fare vedere quanto è bravo (lui, e non gli altri) e non serve ad altro che fare inviperire Al Sisi, tanto più che gli chiede pure di liberare Patrick Zaki (altra vittima della nostra cattiva politica estera, temo). Se Donald Trump (e dico Trump) chiedesse a noi di liberare o non processare qualche delinquente americano, perfino noi risponderemmo (e lo abbiamo fatto più volte) di andare al diavolo, spiegando anche che in Italia vige la divisione dei poteri e l’Esecutivo non può dire nulla alla Magistratura. Chiederlo ad Al Sisi, è semplicemente stupido.
Quindi,
parlare di Zaki e farne caciara, serve solo a peggiorare la situazione anche del povero Zaki. E infatti, per quanto riguarda Regeni Al Sisi (notate bene, lui, non Conte pochette!) fa sapere che in materia vi sarà una collaborazione ‘senza precedenti’ (sic!) e per quanto riguarda Zaki, tutto ciò che abbiamo è che un certo De Cristofaro ha detto sussiegoso testuale nel solito tweet in perfetto italiano: «Dal 7 febbraio lo studente egiziano #PatrickZaki, universitario a #Bologna si trova nelle carceri di #AlSisi in detenzione preventiva. Un’immotivato e ingiustificato sopruso a cui la comunità accademica e le Istituzioni nazionali ed europee non possono continuare a sopportare » … mi manca il colore blu nella tastiera! E siamo al Ministero della Pubblica Istruzione, non per caso presidiato dalla signora Lucia Azzolina, la filosofa degli imbuti. A parte ciò: ‘Sopruso’, quale sopruso? La ‘comunità accademica’ e che c’entra? Ma si sentono quando parlano? La risposta di Al Sisi è stata immediata: dopo aver risposto come ho detto su Regeni, il Tribunale del Cairo ha … prolungato l’arresto di Zaki. Da ragazzi dicevamo : ‘uno a zero, palla al centro!’.
Guardate bene:
questa è una risposta formale e secca, diplomatica, alla insipienza, duole dirlo, del nostro Governo e dei suoi sgrammaticati partecipi, che dovrebbe ben sapere che certe cose o non si fanno o si fanno solo per salvare la faccia, e per di più la faccia non si salva.
Qualche anno fa, la Germania della signora
Angela Merkel, chiese al Governo americano di non eseguire una condanna a morte di un cittadino tedesco, per permettere al Governo tedesco di nominare degli avvocati per difendere il condannato (fu, a mio giudizio un errore, ma tant’è): per tutta risposta il Governo americano eseguì la sentenza.
Ma noi siamo capaci di fare anche meglio: e infatti, dopo il colloquio Conte, pochette, e Al Sisi, la Farnesina si fa ‘scappare’ che l’iniziativa è solo di Conte e la Farnesina non c’entra nulla. Lotta tra Giggino e Conte? Certo, roba da voltastomaco. Ma mettetevi dal punto di vista di Al Sisi, che vede tutto ciò!

Mi direte: ma allora, abilità del nostro Governo a parte, che si può fare?
Poco ormai: ma si può trattare sul serio in silenzio, evitare sceneggiate, mettere sul tavolo cose in cambio e darne. Fare diplomazia e certo non minacciare il ritiro dell’ambasciatore, queste sono solo cretinate. E se non si ottiene nulla? Ci sono le istanze internazionali: le Nazioni Unite, la Corte internazionale di Giustizia, ecc. E, se no?
Ci resta la soluzione principe del diritto internazionale: dichiariamo guerra all’Egitto. Ma intanto, perché non cerchiamo di smetterla di farci ridere dietro?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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