domenica, Agosto 14

Da Putin ai referendum: l’informazione ‘Minority Report’ Intervenire preventivamente sulla libertà di pensare e dire ciò che è contrario alla volontà dei governi di turno. Altro che Orwell. Il sogno di costoro è di disporre della macchina di 'Minority Report', per intervenire addirittura prima che uno pensi una cosa sgradita

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Come spesso, sempre più spesso accade, anche le cose più serie e perfino pericolose, nel nostro Paese finiscono in farsa. Lo dicono in molti e anche io, mi accingo a descriverne un caso. Ma, con un ‘ma’. Un ‘ma’ grande, grandissimo e minaccioso.
Minaccioso perché, spesso, nascosti dietro la farsa accadono due cose, entrambe devastanti. La tendenza, stavo per dire innata negli italiani, specie in quelli dotati di un minimo di potere, ma timorosi del potere altrui adadeguarsispontaneamente al volere, magari inespresso, del potere: una volta si diceva che molti facevano ‘autocensura‘, rendendo superflua la censura vera.
Una cosa terribile, davvero devastante, perché rendeva, e rende oggi -come vedremo fra un momento- impossibile distinguere la censura, magari condannabile, dalla autocensura che condannare era difficile: si cadeva in una sorta di bis in idem! Quest’ultimo atteggiamento riprovevole in ogni caso era ed è praticamente di tutti quelli che hanno a che fare con lo Stato: il timore non tanto delle sanzioni, quanto della individuazione come infido al momento dei passaggi di carriera.

Ma, accanto a questa, esiste poi la pratica, più o meno subdola, ma pervicace benché sottile, di indicare agli interessati lagiusta via‘, facendo balenare le possibili sanzioni, magari nemmeno vere sanzioni, ma l’uso della libertà di scelta del potere. Subdola, appunto. Quando si sentono dirigenti Rai e uomini di vario potere (anche donne, tranquilli, non cambia nulla) domandarsi se non sia venuto, che so, il momento di porre fine ai talk show, di ‘ingentilire’ i dibattiti, di escludere di fatto personaggio sgraditi, quando si sentono queste voci, io rabbrividisco non per la minaccia che contengono, ma per la certezza che se lo si dice, vuol dire che già lo si è fatto.

 

L’altro giorno parlavo, in termini ironici forse (ma mica tanto) delle liste di proscrizione con nomi e cognomi e foto segnaletiche di persone da tenere presenti come … fate voi: venduti, indottrinati, dal cervello lavato, ecc… Una cosa aberrante, che in un qualunque Paese civile avrebbe innanzitutto costretto il direttore di quel giornale che mostra nomi e foto (cioè, per dirla chiara, indica al disprezzo e all’insulto) di presunti asserviti al puntinismo, a dimettersi, ma avrebbe creato una rivolta generale contro il giornale, il produttore di quelle notizie, ecc. Da noi no. Qualcuno degli indiziati ha protestato, ma la cosa è finita lì. E il giornale osa dire che ha fatto il suo dovere: ha dato la notizia!

Finita lì? Ma che dite. Se una cosa accade, in Italia, vuol dire che dietro qualcuno, magari abitante a Castiglion Fibocchi, ha un progetto, agisce con un fine. E comunque, se una cosa accade diventa non più impossibile farne uso di quelle cose, di quegli strumenti repressivi. Anche con l’ingenuità classica dei burocrati, che magari sono ‘ingenui’, ma sono burocrati e un burocrate mette i timbri dove deve e quando deve e via così: chiunque abbia studiato la persecuzione degli ebrei in Germania, si è trovato di fronte alla ‘scoperta’ della organizzazione, fredda, distaccata, efficiente … ingenua.

 

E quindi, per tornare all’italietta e agli italioti burocrati, accade una cosa che in altri tempi avrebbe prodotto in me risate convulse, irrefrenabili: la ‘condannadella signora Luciana Littizzetto per avere -fate attenzione- fatto un monologo nel quale ha espresso il suo parere (non ricordo se positivo o negativo) sui referendum in corso, a mio giudizio pessimi e sciocchi. L’Agcom (i burocrati imbrattacarte di cui parlavo prima) pretende ilriequilibrio‘. Giusto, la Littizzetto avrebbe dovuto subito dopo fare un monologo per dire il contrario: questa è democrazia e equità, secondo la Agcom! Ma mica solo l’Agcom: Matteo Salvini, l’amico abbandonato di Vladimir Putin, strepita: «è stato un monologo senza contraddittorio»! Giusto, ci voleva un ‘bi-ologo’, e Fabio Fazio vedrà i sorci verdi insieme a Littizzetto. Ma il massimo lo ha raggiunto un certo Federico Mollicone, quando ha detto, serissimo: «un’immediata riparazione dello spirito del pluralismo che deve contraddistinguere il servizio pubblico invitando qualcuno che possa esprimere le posizioni a favore dei quesiti referendari». Sorvolo sulla criptica ‘riparazione dello spirito’, forse con ago e filo!
Ma fin qui, siamo alle inezie, alle minuzie. L’Agcom è quello che è, lo sappiamo tutti, e fa il suo inutile mestiere al, presunto, servizio del Governo. I politicanti sotto elezioni ne sparano una al giorno, solo perché così da qualche parte viene pubblicato il loro superfluo nome.

 

Leggete, per esempio, la prosa fluente e didascalica di Feltri (non importa quale, sono tutti uguali l’ho già detto) che, a proposito di quei volgari senzatetto che parlano bene, o meglio che non parlano male di Putin, dice, soave, ovviamente mettendo in bella mostra i nomi: «Che gente come Orsini o Dinucci dica e scriva cose in perfetta coerenza con la propaganda di Mosca (e dunque false) è più un fatto che un’opinione e dunque spesso completamente false». Notate la finezza di quel ‘e dunque false’: è un dato di fatto, un articolo di fede, un dogma, insomma una certezza: sonocompletamente false!
E questo è niente. Perché poi aggiunge, più rudemente: «E’ assai probabile che queste raffinate analisi le pensino da soli, non c’è alcun elemento per pensare che siano assoldati da qualche organizzazione russa, cioè che recitino un copione, anche se il ricorso alle stesse parole d’ordine della propaganda di Sputnik o Russia Today potrebbe farlo pensare. Ma il punto non è questo». Anche qui notate, oltre all’ironia da stalla, la sottile allusione mascherata da considerazione, la perfidia (scadente, invero) sul fatto che le cose che dicono le pensino da soli e per chi non l’avesse capita l’allusione, specifica anche da dove i mentecatti avrebbero potuto prendere le notizie, pardon le ‘fake news’.
Ma infine, il lucido commentatore spiega come si accerta e si documenta la verità, unica e sola, certa e scientificamente documentata: «Come dimostrano anni di indagini americane sull’interferenza russa nelle elezioni presidenziali del 2016 e del 2020, l’infowar russa non passa per l’arruolamento di opinionisti stranieri, ma per l’uso della tecnologia per aumentare la visibilità e dunque l’influenza di chi è funzionale alle esigenze del Cremlino», apprezzate il neologismo!
È il colmo dell’assurdo e dell’ipocrisia, perché afferma costui che non sono il sordido Putin o i suoi sordidi manutengoli, quelli che danno le notizie false e assoldano i malfattori del caso per diffonderle, ma sono in realtà Putin e co., molto più perfidi, perché potenziandone e ampliandone la conoscenza (chi sa come, forse con i ‘like’, che l’ottimo Feltri avrà ottenuto per questo articolo) usano banditescamente coloro che la pensano già da sé come vuole Putin. D’ora in avanti lo potremo chiamare ‘Putin il potenziometro’.

E allora, scusatemi, dove sta la cattiveria sordida di questi personaggi, se si limitano a dire quello che pensano per conto proprio e poi Putin ne pompa il pensiero?
… ma è proprio qui che casca l’asino, proprio qui. Perché, secondo chi scrive cose del genere, dall’Agcom alla famiglia dei Feltri, dei Severgnini, eccetera, bisogna intervenire preventivamente proprio lì: sulla libertà di pensare e dire ciò che è contrario alla volontà dei governi di turno. Altro che Orwell. Il sogno di costoro, è di disporre della macchina diMinority Report‘, per intervenire addirittura prima che uno pensi una cosa sgradita … sarebbe una goduria, pensano!
Potrei anche oziosamente domandare e domandarmi, come si faccia a mettere in mano un intero giornale a uno che ragiona così, ma per fortuna non tocca a me saperlo.
E, infine, scusatemi, dov’è la differenza tra il (presunto) regime informativo di Putin, cioè di ‘pompaggio’, e quello voluto da costoro? temo Governo in testa. Sarei anche tentato di chiedere ai Feltri vari, ai Severgnini, eccetera, come si colloca la loro concezione della libertà e del rispetto che ho appena descritta con le loro stesse parole, con l’esclusione da un concorso di violino di tre ragazzi, perché russi, o con l’invito alle danze con Roberto Bolle di danzatrici ucraine, ma non di russe, e, come noto, potrei continuare.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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