martedì, Settembre 21

Da Pirandello all’ 'uomo windows' L'internet addiction la patologia dell'era internet. Ne parliamo con lo psicologo Pasquale Romeo

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Che momenti sociali e di attrazione si sono persi con l’uso compulsivo delle nuove tecnologie?

La tecnologia ha migliorato non la comunicazione, ma la connessione. Si è sostituita alla relazione la connessione. Apparentemente oggi non distinguibile se non a chi sapeva che forse stare davanti a un caminetto con due amici a parlare del mondo era una cosa importante. «Eravamo quattro amici al bar» di Gino Paoli ci ricorda l’importanza della relazione, i toni emotivi, il colore e il calore affettivo, la capacità di trasmettere qualcosa che va al di là dell’utile. Il mondo dell’efficienza tecnologica ha barattato l’inutile con l’utile, ma nel fare questo ha buttato il bambino con l’acqua sporca dalla tinozza, dimenticandosi che la relazione affettiva in realtà era qualcosa di utile che andava contemplata ed assumeva una vera e propria importanza. La tecnologia ha creato dei sistemi di efficienza, non si perde più tempo, ci si connette velocemente in chat, ci si incontra ed in poco addirittura si consuma anche una relazione sessuale. Le gratificazioni di un calore che proveniva dalla relazione, la gratificazione di un sentimento sono stati sostituiti dalla gratificazione di una sensazione. Questo ha modificato profondamente tutto, perché la sensazione non ha calore ma solo piacere, non lascia niente. Per andar di metafora è come un camino con le prime fiamme, quella è la sensazione, ovvero brucia, ma poi scompare, solo le braci con il loro calore consentono quel tepore che rimane per sempre, rappresentato dalla relazione affettiva.

 

Quanto digitale e tecnologia c’è in più nella nostra vita che potrebbe essere tolto?

Grazie per la domanda fornita, mi invita a chiarire che alcuni aspetti tipici della dipendenza potrebbero essere di tipo ossessivo e come ad ogni ossessione segue una compulsione, che significa non potere fare a meno di seguire un dato comportamento tipico di ogni dipendenza. Dove non esiste la sostanza che viene introiettata ed assunta (vedi droghe) potrebbe esserci tra le altre componenti un fatto squisitamente ossessivo compulsivo, che agisce da coazione a ripetere del fenomeno. La compulsione impedisce l’immaginazione è un cortocircuito delle idee, non esiste un surrogato del pensiero, per cui è una vera e propria politica del fare che non porta a niente se non a una ripetizione, spesso fatua ed inutile, nella sua apparente utilità. Non essendoci lasso tra idee e pensiero, non essendoci come dicono gli autori inglesi ‘lack’ e quindi mancanza questo non porta all’intervallo che è necessario per l’immaginazione e la fantasia, per cui anche il desiderio ne viene meno e vengono meno i più grandi aspetti della mente, la costruzione che dipende dalla frustrazione, la capacità di risolvere il problema ecc. ecc., insomma il grande processo dell’ingegno e della creatività umana. Premesso questo, sembra che le nuove tecnologie e che questo modo di vivere le relazioni hanno fatto perdere il desiderio, che non è un turacciolo che si muove tra le onde, ma il desiderio ha radici profonde, infantili ed è quello che muove la nostra immaginazione e che ci fa vivere e creare. Purtroppo ho il dubbio che questi presupposti potrebbero portare ad un detrimento delle menti e sempre meno persone di ingegno. Dove finiranno i grandi poeti, i grandi artisti, gli scienziati e così via. Urge un intervento reale della politica nelle azioni di Governo.

 

Quale inquietudine porta l’ultra-modernità?

Grazie ancora per questa domanda quanto mai opportuna, perché consente di capire che la tecnologia è sicuramente utilissima, che fornisce dei momenti imprescindibili di confronto, che consente di scambiare dei dati e di poter comunicare con miliardi di utenti, ma non può sostituire le relazioni, le emozioni, il calore della vita affettiva, altrimenti rischiamo di inaridire tutto e di rendere tutto triste. La vita affettiva è inutile in apparenza, ma invece indispensabile. Quindi la tecnologia va bene per comunicare dati ma non può sostituire le relazioni con lezioni su internet o quant’altro, ritengo che a questo bisogna mettere un freno. Incontrarsi sfruttando il mezzo tecnologico è la cosa più triste che ci sia, non entro in aspetti psichiatrici relativi alla personalità di chi trova relazioni in internet, richiederebbe troppo spazio per approfondire. Ricapitolando, si può esprimere un sì decisivo per la tecnologia, un no per tutto quello che riguarda la simbiosi tecnologia e vita affettiva. Se facebook viene utilizzato per motivi sociali e di scambio di dati va bene, se utilizzato per aspetti affettivi non va bene.

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