sabato, novembre 17

Da Pertini a Salvini, darwinismo al contrario Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 24

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Avevamo Pertini. (Sino al 24 febbraio 1990, ma dal 25 settembre 1896 e quindi per un bel po’ di tempo, e per i sette anni dal 9 giugno 1978 al 29 giugno 1985 anche come Presidente della Repubblica. Dopo essere peraltro stato per otto anni, dal 5 giugno 1968 al 4 luglio 1976, Presidente della Camera dei Deputati. Socialista. E glorioso e rigoroso partigiano, ma questo chi non lo sa…).

Ora abbiamo Salvini. (Consigliere Comunale a Milano, dove è nato il 9 marzo 1973, poi più volte Europarlamentare sino alla conquista della guida della Lega nel dicembre 2013. Prende un Partito reduce da un risicato 4 per cento alle Politiche nazionali della primavera precedente, lo porta ad oltre il 6% alle Europee dell’anno successivo, 2014, sfondando infine il tetto del 17% alle Politiche del 4 marzo 2018. Poi la conquista di Molise e Friuli-Venezia Giulia e l’ascesa alla Vicepresidenza del Consiglio in abbinata con il Ministero dell’Interno).

ll passaggio da Pertini a Salvini è di sconvolgente antidarwinismo. Ipotizzando il naturalista e biologo britannico ottocentesco passeggero del ‘Beagle’, l’evoluzione delle specie animali, tra cui quella dell’’animale uomo’. In questo caso invece… L’uomo di Stella è quello di «Svuotiamo gli arsenali, riempiamo i granai», il ragazzone di Milano è per «Svuotiamo gli arsenali su di loro, e se osano fiatare riempiamoli di botte». Per quanto riguarda la nave Diciotti a Trapani, Salvini dice «Non autorizzo nessuno a scendere. Manette o non sbarcano». Pertini che le manette le aveva assaggiate più e più volte, e nelle carceri fasciste, avrebbe detto (ripetutamente ha detto e fatto qualcosa di analogo): «Se non possono scendere loro, salgo io» a condividere la stessa sorte.

E così, da Pertini a Salvini, da un concetto ‘alto’ di umanità ad uno che ciascuno può giudicare in proprio, ‘evolve’ la genia umana, e quella particolare genia rappresentata dalla ‘gens italica’. Ed ancor più cresce la consapevolezza di cosa è successo nel tempo trascorso e cosa sta succedendo, e di cosa, ancor più chi, servirebbe, come già scrivevamo in ‘Pertini, il combattente di cui abbiamo bisogno’ in ‘Barnum Italia’ de ‘L’Indro’ di mercoledì 11 luglio (2018). E di come e quanto avremmo bisogno che tornasse «forse anche Pertini per un poker con John Wayne» come canta l’urbinate Raphael Gualazzi nella sua ‘L’estate di John Wayne’.

Visto che difficilmente Pertini potrà tornare (in corpo: in spirito non ci ha mai lasciato) magari possiamo sperare che succeda come nella commovente (etimologicamente) scena di ‘Spartacus’ di Stanley Kubrick. Non a caso un film del 1960, dall’omonimo romanzo di Howard Fast. Racconta l’avventura dello schiavo, gladiatore trace, che sfidò la Repubblica romana, e di quanti si ribellarono con lui. Culmina nella ‘rivendicazione’ da parte dei rivoluzionari fatti prigionieri in massa dell’«Io sono Spartaco». Similmente per ciascuno di noi, e non occorre neppure rivendicarlo ad alta voce, non sarebbe male alzarsi in piedi, realmente e metaforicamente,‘urlando’ con i fatti un significativo «Io sono Pertini». Soprattutto, comportandosi di conseguenza.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’