mercoledì, Aprile 21

Da Palazzo Chigi l’aut aut: niente voti di coscienza Renzi, tra riforme annunciate e promesse mancate

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‘Game over’. Matteo Renzi ai suoi lo ripete come un mantra. E’ il suo modo di riassumere la situazione: «Ognuno si assume le proprie responsabilità di fronte al partito e al Paese. Voti di coscienza non sono ammessi». Il Senatore Andrea Tonini ricara: i dissidenti dicano quello che vogliono, ma si va in aula con le riforme del Senato e del Titolo V; anche se è improbabile che si riesca a rispettare la tabella di marcia iniziale. Il leghista Roberto Calderoli, in un sussulto di realismo, lo ammette senza reticenze. Da Palazzo Chigi, ad ogni modo, si assicura:«Nessuna pausa, nessuno slittamento ulteriore».

Renzi, insomma, appare del tutto disinteressato alla generica disponibilità fatta intravedere dal Movimento 5 Stelle, e forte delle assicurazioni fornite da Silvio Berlusconirispetteremo i patti»), appare intenzionato a non cedere di un millimetro su quello che ritiene un punto centrale della ‘sua’ riforma: l’elezione di secondo livello dei Senatori. La velenosa battuta che circolava tra Montecitorio e Palazzo Chigi è indicative: «Chi è più rappresentativo, Corradino Mineo, Augusto Minzolini o un consigliere regionale?».
E tuttavia la situazione appare più complicata di quanto non si dica, il nervosismo si taglia con il coltello, e le fronde in seno al Partito Democratico e a Forza Italia non è detto che si possano annullare come pure si auspica e si vorrebbe. Per questo Tonini la butta giù dura: «Il voto sul Senato non è problema di coscienza, se non dovesse passare, il caos che ne deriverebbe per il Paese è destinato a suscitare ‘rimorsi’». 
Le riforme istituzionali, si sottolinea, sono il banco di prova che Bruxelles e Berlino attendono, per valutare la capacità di leadership del Presidente pro tempore dell’Unione.

Sia Renzi che Berlusconi assicurano che alla fine i dissensi in seno al PD e a Forza Italia rientreranno. E’ possibile, anche se i boatos parlano di almeno una ventina di parlamentari ‘azzurri’ guidati da Raffaele Fitto, pronti a unirsi ai ‘dissidenti’ del PD e al Movimento 5 Stelle pronti a dare una logorante battaglia per abbassare la soglia di sbarramento e ripristinare le preferenze. Un braccio di ferro che sembra inevitabile. Un renziano della prima ora come il vice-Presidente della Camera Roberto Giachetti reassume: «Si procede perché se non riusciamo a fare passi avanti nemmeno su questo è inutile continuare». E un appello simile è quello che rivolge ai suoi colleghi di Forza Italia l’ex Ministro Altero Matteoli: «Troverei assurdo, insensato oltre che letale per il partito, dividersi sulla riforma del Senato e sulla legge elettorale mentre la crisi economica, ancora violenta, sta affossando il Paese».

Più in generale: dopo cento giorni di Governo Renzi si può cominciare a tracciare qualche bilancio.
Una delle grandi riforme promesse era, ricordate?, quella di una semplificazione legislativa, cioè robusti tagli alla giungla normativa. Renzi e il suo Governo vanno esattamente nella direzione opposta. In pochi mesi hanno già prodotto il doppio di decreti rispetto ai Governi Berlusconi, che pure era indicato a suo tempo come un decretista selvaggio. Un magistrato serio come Carlo Nordio da tempo ci avverte che troppe leggi e troppa burocrazia inevitabilmente alimentano la corruzione, perché sono tante le ‘porte’ che si può essere tentati di oliare; come dice il costituzionalista Michele Ainis, «in questo mare è facile che l’innocente naufraghi e i colpevoli si salvino».
Il ‘Sole 24 Ore‘ recentemente ha segnalato inoltre che nei cassetti dei vari Ministeri giacciono almeno 500 provvedimenti attuativi di disposizioni emanati dai Governi Mario Monti ed Enrico Letta. Un’emergenza burocratica. Le alte burocrazie sono lobby potenti nel nostro Paese. Il Governo aveva annunciato una tagliola che garantisse l’attuazione delle leggi in tempi certi con possibilità di intervento diretto della Presidenza del Consiglio in caso di ritardi. Proposta lasciata cadere dopo la sollevazione dei Ministeri.
Altro punto dolentissimo le tasse: negli ultimi sei anni sono state  elaborate e approvate qualcosa come 629 norme in materia di fisco. Ogni volta giustificate dalla necessità di semplificareo il rapporto con l’Erario. In realtà sono state costruiti veri e propri inestricabili labirinti: 389 di queste regole hanno prodotto ulteriori complicazioni che hanno comportato per le imprese una pressione fiscale arrivata fino al 65,8 per cento. Secondo la Banca Mondiale, in Italia la somma delle tasse nazionali e territoriali è tale da posizionare il nostro Paese al quindicesimo posto su 189 Nazioni, primi assoluti in Europa davanti a Francia (64,7 per cento), Spagna (58,6 per cento), Germania (49,4 per cento).

La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che l’Italia è un Paese in sì timida ripresa, ma senza crescita: la disoccupazione è la più alta degli ultimi trent’anni, la cassa integrazione è sempre su livelli record, i consumi cadono o stagnano. Non per un caso il Centro Studi di Confindustria avverte che a maggio l’indice della produzione industriale è tornato a piegarsi verso il basso. I problemi dell’Italia sono ormai strutturali, riguardano cioè la necessità di ricostruire una capacità produttiva, soprattutto nel settore manifatturiero, che è andata perduta. Mohammed el-Erian, un economista che guida il comitato di esperti che consiglia il Presidente americano Barack Obama sullo sviluppo globale ed è il principale consulente del colosso tedesco Allianz, dice che è indispensabile raggiungere una massa critica di riforme che mettano in moto un processo virtuoso; e che se questo processo non si mette in moto gli investitori stranieri ancora presenti in Italia se ne andranno, e saranno seguiti da molti imprenditori italiani; osserva inoltre che Renzi finora ha annunciato più riforme di quelle che effettivamente realizzate, e che parlarne è più facile che implementarle.
Tra le riforme che si dovrebbero attuare, quelle della giustizia, e in particolare quella civile. Anche qui, per ora, solo parole e promesse che a luglio si sarebbe affrontata e risolta la questione. Sono invece arrivate generiche ‘linee guida’, e se ne riparlerà a settembre.   

 

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