lunedì, Maggio 10

Da Guantánamo a Montevideo field_506ffbaa4a8d4

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La vita quotidiana dei sei ex reclusi del carcere di Guantánamo che sono sbarcati a Montevideo come profughi ha assunto protagonismo in Uruguay. Cosa fanno? Cosa mangiano? Dove vanno? Il governo ha chiesto di tutelare la loro privacy, ma si sa dove vivono e perfino cosa hanno fatto l’ultimo fine settimana.

Il presidente José Mujica parla di assenza di dati a dimostrazione di presunti legami tra i sei profughi e attività terroristiche che mettano a repentaglio la sicurezza. In una conferenza stampa, accompagnato da dirigenti della centrale sindacale PIT-CNT, che difende i diritti dei profughi, Mujica ha sostenuto che “non ci sono informazioni che dimostrino che queste persone siano state implicate o abbiano fiancheggiato attività terroristiche contro gli Stati Uniti, i loro soci o i loro alleati”.

Non ho mai dubitato del fatto che questa gente stesse prendendo un enorme granchio. Perché, molto semplicemente, se vogliono toglierseli di torno, se vogliono farli sparire e non possono, è perché si sono sbagliati, altrimenti, non ne sentiremmo neppure l’odore”, ha aggiunto.

I sei profughi (quattro siriani, un palestinese e un tunisino) sono giunti a Montevideo il 7 dicembre all’alba, in gran segreto, su un aereo militare statunitense a all’interno di un piano di chiusura del carcere di Guantánamo avviato dal governo di Barack Obama. Sono stati trasferiti in centri ospedalieri per un controllo medico e, una volta dimessi, è stata loro offerta una casa dal PIT-CNT a Palermo, un quartiere della capitale molto vicino al Centro.

In Uruguay ci sono più di 200 profughi provenienti da oltre trenta paesi dell’America Latina, dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa, secondo i dati forniti dall’ufficio dell’ONU per i profughi (ACNUR). Ma nessuno aveva mai sollevato tanto scalpore come in questo caso.

L’arrivo di questi ex prigionieri ha scatenato sondaggi per capire cosa pensa l’opinione pubblica e ha prodotto discussioni a livello politico. Un sondaggio dell’agenzia di consulenze Cifra, pubblicato ai primi di ottobre, ha indicato che il 58% degli uruguaiani era contrario all’arrivo dei prigionieri di Guantánamo e solo il 24% era a favore, mentre il 18% degli intervistati non aveva una posizione netta. Inoltre, circa il 40% diceva che la decisione su tale questione avrebbe dovuto essere stata presa dal Parlamento, e non solo dal presidente.

Mujica ha infatti deciso di condurre le trattative con il governo degli Stati Uniti senza consultare il sistema politico, un fatto che ha provocato proteste nell’opposizione.

Non abbiamo realizzato un referendum di partito perché di fronte a queste cose la gente si spaventa e a volte entra in panico. Inoltre sono state fatte affermazioni di vario tipo senza sapere assolutamente nulla del tema”.

Mujica ha aggiunto che ha preso le sue decisionidopo averci dormito sopra”.

Non sono trascorse molte ore dal loro arrivo prima che si sapesse dove risiedono e prima che gli venissero scattate le prime fotografie. Nelle immagini si possono vedere mentre prendono un mate (un infuso tipico dell’America Latina) e camminano per le strade della città. Sono accompagnati da dirigenti del PIT-CNT, i loro tutori nella capitale uruguayana, e mentre assistono alla quotidiana lezione di spagnolo.

Da allora, quasi tutti i movimenti di questi sei profughi sono diventati di dominio pubblico.

Un articolo apparso sul giornale “El País” dice che «una loro vicina ha regalato loro una pianta di menta e che altri vicini gli hanno portato fiori e pasticcini. Dice anche che hanno fatto acquisti in farmacie e supermercati della zona e che tengono molto alla cura della loro persona perché hanno comprato articoli da bagno, come shampoo, dentifricio e hanno scelto con molta cura gli spazzolini da denti».

Si dice inoltre che quattro dei sei sono riusciti a comunicare con le loro famiglie, e gli altri due non hanno ancora potuto mettersi in contatto con nessuno. L’articolo ci fa sapere che hanno i loro momenti di preghiera, che uno di loro segue con attenzione le “notizie dal mondo arabo” al computer, e che un altro annota su un quaderno espressioni come “¿todo bien?” (Tutto bene?) per riuscire simpatico agli uruguayani che li accompagnano.

Lo scorso fine settimana, la professoressa di lingua spagnola li ha invitati a pranzo a casa sua; loro hanno macellato un agnello e lo hanno preparato in stile arabo. «Lo hanno macellato loro stessi nel giardino, mentre, all’interno della cucina, il cuoco Abu Wa’el Dhiab, che è abbastanza esperto in materia, lavava e sistemava le verdure. Ha infatti lavorato in un ristorante insieme a suo padre ed è arrivato a saper preparare 200 tipi diversi di insalate», ha riportato il portale web Subrayado.

Al pranzo hanno partecipato giornalisti di vari mezzi d’informazione. Hanno parlato di tutto salvo che del loro passato nel carcere di Guantánamo.

Dopo il pranzo, e le conversazioni, mentre si faceva sera, sono scesi in spiaggia e hanno bagnato i piedi nell’acqua.

Il presidente Mujica non li ha ancora visti di persona perché, secondo quanto ha affermato in una conferenza stampa, «è stato fatto molto rumore» intorno a questi ex prigionieri, e preferisce evitare le fotografie.

Il presidente ha sottolineato che l’arrivo di questi profughi risponde a una logica umanitaria e non è stato fatto al fine di aprire le porte a negoziati commerciali o d’altro tipo, come all’inizio era stato suggerito. “Non abbiamo scambiato carne umana per arance, o qualcosa del genere”, ha detto. E ha aggiunto: “Non siamo carcerieri di nessuno, stiamo dicendo al mondo che chiunque voglia venire a vivere qua, può farlo tranquillamente perché siamo un Paese aperto”.

 

Traduzione di Marco Barberi

 

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