martedì, Maggio 18

Da Fiuggi a Fiuggi, verso la nuova AN field_506ffb1d3dbe2

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An fiuggi

Torna Alleanza Nazionale (AN), giusto dopo un lustro. Rinasce a Fiuggi, dove era nata la prima volta (1995), dopo i quattro anni di scioglimento ‘forzato’ nel Popolo della Libertà (2009) e l’anno di ‘gestazione’ dentro Fratelli d’Italia (2013). Stesso DNA (Dio, patria e famiglia), stessa matrice politico culturale (Destra italiana), stesso simbolo (Fiamma tricolore), stesso padre nobile (Giorgio Almirante, nella persona di Donna Assunta). Diversa la levatrice: da Gianfranco Fini a Giorgia Meloni. L’ex Ministro alle Politiche giovanili dell’ultimo Governo Berlusconi è stata infatti ‘incoronata’ per acclamazione nuovo Presidente di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, al Congresso nazionale svoltosi lo scorso fine settimana.

E proprio a Gianfranco Fini, ex Presidente di An e ex Presidente della Camera dei Deputati, la Meloni ha dedicato il passaggio più severo della sua relazione congressuale: «Finora avevo scelto di non replicare alle cose dette da Fini. Ma credo che le sue ultime parole meritino una risposta. Noi non siamo bambini viziati. Noi siamo solo dei giovani che sono dovuti crescere troppo in fretta , come quelli che si sono ritrovati un padre scappato di casa e andato in giro per il mondo a disperdere il patrimonio». Giusto in risposta all’ex leader che il giorno prima dell’assise di Fiuggi l’aveva frettolosamente liquidata come «Bambina viziata che scimmiotta la storia» e con un riferimento alla vicenda della casa di Montecarlo per nulla casuale.

Soprattutto per l’assenza ‘ingombrante’ di Fini (oltre a quella di Gasparri, Matteoli e Polverini rimasti, per ora, nelle braccia sicure della ‘nuova’ Forza Italia) si differenzierà dalla vecchia la nuova Alleanza Nazionale. Per il resto la ‘ragione sociale’ del nuovo partito è quella di sempre: difesa dell’unità e della sovranità nazionale (anche per essere più forti in Europa e contrastare lo strapotere della Germania), difesa del made in Italy e del mondo imprenditoriale (Gianni Alemanno nella sua relazione congressuale, citando il libro Outlet Italia di Aldo Cazzullo, ha elencato una parte dei 130 marchi italiani che sono stati venduti all’estero in questi ultimi anni come Bulgari, Fendi, Gucci, Loro Piana, Parmalat, Fiorucci), difesa dei riferimenti culturali di sempre (nel pantheon della nuova An ci sono Atreyu, Giuseppe Prezzolini, Ugo Foscolo e Adriano Olivetti e Paolo Borsellino).

Soprattutto una la differenza più marcata rispetto al passato più recente: l’antieuropeismo. Soprattutto verso ‘questa’ Europa. Da qui l’ostilità politica verso lo strapotere di Angela Merkel e la Germania, verso la moneta unica (con l’uscita da ‘questo’ Euro), verso il Partito Popolare Europeo. Per quest’ultima la proposta congressuale immediatamente attuabile: uscita dal Ppe (dove An era ‘automaticamente’ confluita dopo lo scioglimento nel Pdl) e costruzione di un nuovo gruppo assieme al Fronte Nazionale francese di Le Pen.

Per quanto riguarda l’Italia, soprattutto in materia di riforme costituzionali, gli obiettivi sono più o meno quelli di sempre: elezione diretta del Presidente della Repubblica, riduzione dei poteri legislativi delle Regioni, Senato delle Autonomie (tanto caro anche a Matteo Renzi), legge elettorale che garantisca la possibilità di scelta degli elettori e, sul fronte alleanze nell’area di centro destra, l’introduzione del metodo delle primarie per l’individuazione del candidato Premier.

Per il resto riduzione dell’oppressione fiscale anche attraverso l’introduzione del quoziente familiare, riduzione dei costi della politica, difesa della vita (dal concepimento alla morte naturale), tutela delle famiglie numerose e del ceto medio impoverito, salvaguardia della spesa sociale, blocco dell’immigrazione (almeno fino a quando il tasso di disoccupazione italiano sarà superiore alla media europea), avversione allo ius soli.

Il percorso verso un ritorno ad Alleanza Nazionale non è del tutto compiuto comunque. Il partito di Giorgia Meloni è ancora in una fase ibrida nonostante l’obiettivo finale sia ben definito. Basta osservare il simbolo uscito dal Congresso di Fiuggi: è ancora quello di Fratelli d’Italia ‘integrato’ da quello di Alleanza Nazionale. Così è entrato nella due giorni congressuale, dopo il vaglio alle ‘prime primarie’ del partito che hanno promosso simbolo e leader, e così ne è uscito. Sono state le consultazioni nel territorio infatti a ufficializzare l’apparentamento tra il partito Fratelli d’Italia guidato dalla Meloni e la Fondazione Alleanza Nazionale presieduta da Franco Mugnai che nel dicembre scorso aveva già deliberato in assemblea l’innesto della fiamma tricolore di An nel simbolo di FdI. La Fondazione AN, istituita i giorni dello scioglimento del partito nel Pdl di Berlusconi, al fine di amministrare il grande patrimonio (immobiliare ma non solo) del partito erede del Movimento sociale italiano, si è rivelata in questa fase l’innesto naturale col quale far crescere la nuova pianta della destra italiana. Innesto reso ancora più evidente dall’operazione grafica attuata per rafforzare identità e obiettivi immediati, un po’ come capitò nel ’91 al Pds (Partito democratico della sinistra) di Achille Occhetto che uscì dal Congresso della Bolognina con il simbolo del vecchio Pci ‘incastonato’ nelle radici della Quercia pidiessina.

Questa strategia di marketing politico aiuterà il partito guidato dalla Meloni ad affrontare più agevolmente le prossime elezioni europee e in particolare a superare la soglia di sbarramento del 4% che permette ai partiti di sedere negli ‘euro scranni’ di Strasburgo. Ma non è detto che sia sufficiente. La speranza dei nuovi vertici di FdI – An è di riportare a casa quel 12% di elettori che Alleanza Nazionale intercettò alle elezioni politiche del 2006, le ultime alle quali si presentò come An prima di sciogliersi nel Pdl, vinte di misura dall’Unione guidata da Romano Prodi, facendo leva sulle loro delusioni e insofferenze di questi anni. Lo stato maggiore della nuova An (con la Meloni ci sono tra gli altri Gianni Alemanno, Ignazio La Russa, Adolfo Urso, Guido Crosetto, Isabella Rauti) sa benissimo infatti, che sono ancora tanti quegli elettori che si sentono orfani di un partito espressione della destra moderata. Che hanno votato per alcuni anni il Pdl senza sentirsene pienamente rappresentati e adesso con il ritorno a Forza Italia non si identificano neanche ne La Destra di Francesco Storace.

Chissà se il cantiere aperto a Fiuggi lo scorso fine settimana riuscirà a dare una casa a tutti quegli elettori che vorrebbero essere rappresentati da una destra moderata, repubblicana e costituzionale? Da un nuovo partito conservatore lontano dal populismo berlusconiano e dall’estremismo di Storace? A identificarsi in un moderno partito di destra come quello a lungo sognato da Indro Montanelli e Paolo Borsellino?

 

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