lunedì, Novembre 29

Da Firenze uno sguardo sulla Cina meno conosciuta Si è chiuso al teatro ‘La Compagnia’ il Primo Festival del cinema Cinese, una sorta di viaggio nella Cina rurale, tradizionale, religiosa, antica, e in quella proiettata verso il futuro. A colloquio con Gianni Zhang, Presidente del FánHuā Chinese Film Festival: “Una grande occasione per scoprire il fascino della Cina nelle sue diversità”. Andrea Bocelli nella colonna sonora di un film epico

0

La Cina si sa è sempre più vicina. Sono passati più di 50 anni dal film  di Marco Bellocchio, e da allora le relazioni tra la Cina e il continente europeo sono andate sempre più annodandosi, sotto vari profili: commerciale, produttivo, artistico, culturale, sociale. E tuttavia, c’è ancora molto da conoscere di quel mondo lontano, in grande trasformazione, carico di contraddizioni e contrasti tra passato e presente.

Un contributo alla scoperta della complessa realtà di quel mondo viene dalla stessa cinematografia cinese. Già ai Festival Internazionali (Cannes, Berlino, Venezia), arrivano prodotti di quell’ industria cinematografica che sta ritagliandosi  un proprio spazio. Ma ciò ancora non basta per una più approfondita conoscenza di quella complessa e spesso nascosta realtà, sociale e umana. Ecco allora che a Firenze, nel solco di quella tradizione che da vari anni ormai, getta un occhio sul cinema  internazionale attraverso i Festival  dedicati all’Europa e sopratutto al mondo orientale, è arrivata la prima edizione di FánHuā Chinese Film Festival, ovvero un viaggio nella Cina contemporanea, quella meno conosciuta e più autentica, oltre gli stereotipi.

Da poco conclusa ( si è tenuta al cinema La Compagnia dal 14 al 17 ottobre), questa prima rassegna è stata assai seguita da un pubblico curioso e attento, formato anche da cittadini di origine cinese residenti a Firenze e dintorni. Quella cinese tra Prato e Firenze,  è infatti una delle più vaste comunità in Europa. Titolo della Rassegna: ‘Una varietà di fiori che sbocciano’, un titolo che fa riferimento, con un’immagine poetica, alla florida e variegata produzione di opere cinematografiche che si sta sviluppando in Cina.

11 i film  presentati, che hanno portato gli spettatori  dentro e lontano dalle metropoli, ai confini e dentro il cuore di un popolo, così lontano e così vicino all’Italia. Insomma, si è trattato nel complesso, di un viaggio nella Cina rurale, tradizionale, religiosa, antica, come in quella proiettata verso il futuro: un mosaico di film che attraverso i film indipendenti, e quelli commerciali campioni d’incasso, racconta le varie anime della Cina,  attraverso un calendario diviso in tre grandi aree tematiche, una al giorno: la prima dedicata agli sguardi femminili; la seconda alle pendici dell’Himalaya; la terza ai talenti emergenti.

Il finale è stato dedicato ai nuovi eroi dagli schermi cinesi, con la proiezione di 800 Eroi – The EightHundred. Ottocento eroi è il kolossal bellico che ha sbancato al botteghino cinese 2020.

Ambientato nel 1937, durante la guerra sino-giapponese, racconta la missione disperata di un battaglione cinese di soldati e civili, che a Shangai, mentre le truppe cinesi travolte dal nemico si stanno ritirando, viene inviato a difendere ad ogni costo i depositi di forniture militari vicino al fiume Suzhou. E’ una missione eroica, disperata ed essenzialmente simbolica. Il film è opera del regista Guan Hu, considerato uno dei più importanti registi della “sesta generazione. Particolare di grande interesse la presenza, nella colonna sonora, della voce di Andrea Bocelli, che interpreta la nota melodia tradizionale irlandese ‘Londonderry Air’, cantata integralmente nel finale col titolo ‘Remembering’ insieme alla pop star cinese Na Ying. Colonna sonora perfetta, per il grandioso ed esaltante lavoro storico di azione. Il film è distribuito in Italia da Notorious Pictures. Dunque, lo vedremo sui nostri schermi.

Quella che attraverso i media conosciamo è la Cina delle grandi metropoli, spesso a noi quasi sconosciute ( come la megalopoli di Wuhan, da cui è partita l’epidemia),  ben poco si sa della vita nelle aree rurali e sperdute  di quest’immenso paese, alla ricerca di un proprio futuro. Uno sguardo dall’interno di quelle realtà si è avuto fin dalla prima giornata del Festival, attraverso l’opera di tre registe (Wang Lina, Liu Miao miuao e Hu Weije)  autrici di due pellicole  (‘A First Farewell’ e ‘Red Flowers and Green Leaves’): la prima che vede protagonista un ragazzino- Isa- della contea di Xavar, della regione autonoma di Uiguri Musulmani dello Xinijang, combattuto dal desiderio di prendersi cura della madre, rimasta sordomuta e quello di seguire la propria vita di studio, lavoro nei campi e attrazione della città,lasciando il villaggio natio,  l’altro film  – ‘Red Flowers and Green Leaves’, girato nel nord-ovest della Cina, in un villaggio della popolazione Hui, tra la minoranza di Musulmani cinesi, narra la storia di un matrimonio combinato tra un giovane che soffre di epilessia, Gubo e la bella Asheeyen, i quali alla fine, vivendo insieme imparano a conoscersi e a creare un rapporto affettivo.

La seconda giornata è stata dedicata ai film che raccontano la vita alle pendici dell’Himalaya. Il momento più atteso era il capolavoro ‘Balloon’ (Il Palloncino, 2019) del regista Pema Tseden, già presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 76 e vincitore di numerosi premi internazionali. Sullo sfondo delle praterie nella regione del Qinghai, Darje e la moglie Drolkar conducono una vita dura, semplice e tranquilla, insieme ai tre figli maschi e al nonno. Affinché non ci siano nuove nascite, ricorrono all’uso dei preservativi, ma i bambini ne trovano casualmente la scorta e vanno a giocare all’aperto, utilizzandoli come palloncini.

‘The Soul of Himalaya’ (‘Lo Spirito dell’Himalaya’, 2017), opera prima di Zeng Yunhui, è un dramma epico sullo sfondo dell’altopiano tibetano: per salvare la sua tribù dall’estinzione, il guerriero Lendon s’avventura alla ricerca della Fonte della vita. Applauditissimo anche il pluripremiato ‘Ala Changso’ (‘Bevi questo buon vino’, 2018) di Sonthar Gyal, che accompagna lungo un percorso iniziatico e spirituale intriso di umanità, quello di una giovane donna tibetana, che si scopre malata e decide di intraprendere il pellegrinaggio verso Lhasa.

Nella sezione ‘I talenti emergenti, ‘Suburban Birds’ (‘Uccelli in periferia’, 2018), getta lo sguardo  su un mosaico di situazioni che si muovono tra   passato e presente, tra documentazione di spazi e le memorie che li abitano, suadente rivelazione del talento dell’esordiente Qiu Sheng, mentre ‘Wisdom Tooth’ (‘Dente del giudizio’, 2019) di Ming Liang, ambientato nel gelido inverno del nord est cinese, descrive il dolente passaggio all’età adulta di Gu Xi e Gu Liang, sorella e fratello. Ben diverso invece ‘Back to the Warf’ (‘Ritorno al molo’, 2020) di Li Xiaofeng, un crudo noir contemporaneo a suon di jazz, dove il protagonista, di ritorno alla città natale per i funerali della madre, si ritrova invischiato nei ricatti di un passato che credeva d’aver lasciato alle spalle.

A questo  punto  cerchiamo di vedere com’è stato accolto dal pubblico questo primo festival del cinema cinese, ideato da Zhong Art International con il supporto di Globally Group, Palazzo Coppini, Life Beyond Tourism Movement, The Mall Luxury Outlets, dalla comunità cinese di Firenze e realizzato con la collaborazione della China Film Association, dell’Area Cinema di Fondazione Sistema Toscana, con il patrocinio dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, della Città Metropolitana e dei Comuni di Firenze e Prato.

Ne parliamo proprio con  l’ideatore, il Presidente Gianni Zhang, che si è avvalso della consulenza artistica di Paolo Bertolin, critico e curatore cinematografico, membro del comitato di selezione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Siamo soddisfatti per l’esito di questo primo Festival” – ci dice Zhang –  “per il quale ci abbiamo lavorato a lungo,sia per la  risposta del pubblico che per la qualità dei film presentati, frutto di una attenta selezione.   Il nostro obbiettivo era quello di ampliare  l’attività della Zhang Art International,  che organizza mostre ed eventi artistici e culturali  (come quella sul ricamo),  estendendola alla Settima Arte: abbiamo ideato questo Festival di Cinema, che si terrà periodicamente a Firenze, per avvicinare il pubblico italiano alle molteplici realtà della Cina di ieri e di oggi, coinvolgendo anche i residenti cinesi dell’area fiorentina e pratese e mostrando così alle generazioni cresciute in Italia il proprio paese d’origine che non sempre conoscono. È un invito per tutti a conoscere ambienti di straordinaria bellezza e tradizioni millenarie, ad esplorare le varie esistenze di un popolo nella loro quotidianità, per scoprire ed apprezzare il fascino della Cina nelle sue diversità”.

Obbiettivo centrato dunque?

, con una buona media di presenze, con una punta di 180. Cittadini italiani e appartenenti alle comunità cinesi di Firenze e Prato, verso le quali è stata fatta opera di sensibilizzazione, alla quale hanno aderito famiglie con bambini, e le  nuove  generazioni che del paese d’origine delle loro famiglie  non conoscono molto”.

Quali i film più apprezzati?

”I bambini ma non solo hanno gradito il film di animazione ‘Legend of Deification’ (2020) di Cheng Teng e Li Wei, magnifica animazione concepita in 3D che racconta il mito dell’eroe Jiang Ziya, nobile figura di eroe del XVI secolo, molto popolare in Cina. Uno dei grandi trionfi del botteghino cinese del 2020. Apprezzate anche dai critici italiani le opere delle registe donne e dei nuovi talenti”.

Ma qual è stato il film più apprezzato?

Quello che ha  riscosso un generale successo è ‘Balloon’ del regista Pema Tseden, vincitore di ben 26 premi internazionali, un film con quel finale sorprendente e divertente, in bilico tra ilarità e sconvolgimento dell’armonia familiare, che evidenzia il conflitto tra modernità e tradizioni”.

Questi film verranno proiettati anche in altre città?

“Sì, a Milano e Roma”.

Secondo Paolo Bertolin, “la cinematografia cinese ha da alcuni decenni conquistato una preminenza artistica nel circuito festivaliero, al contempo, una nuova vitalissima generazione di giovani cineasti si va affermando, tra cinema d’autore e opere più prettamente commerciali. Nonostante siano sempre più le opportunità di accedere ad un prodotto internazionale più variegato, grazie all’ampio panorama festivaliero e alle molte piattaforme di streaming che si stanno aprendo anche al prodotto di nicchia, il ricco bacino del cinema cinese non è ancora sufficientemente reso a disposizione del pubblico italiano. Ed ecco che FánHuāChinese Film Festival si propone di fornire un’opportunità di incontro e conoscenza cinematografica e culturale reciproca, con un accento posto sulle nuove leve di una cinematografia vitale e composita”. Per Francesco Palumbo, direttore di Fondazione Sistema Toscana questa iniziativa – “questa iniziativa va ad aggiungere un tassello alle tante relazioni in essere tra i due paesi, nei diversi campi, da quello culturale, al turismo e all’economia, grazie al veicolo del cinema”.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->