lunedì, Novembre 29

Da Erdogan a Berlusconi, l’Europa che c’entra La reazione isterica di Erdogan agli ambasciatori che alzano la voce contro la sua dittatura attende la reazione politicamente dura dell'Europa; l'ultima 'trovata' di Berlusconi volta a creare il centro-destra passa dall'Europa

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Ci sono due cose che mi hanno suscitato il riso, un riso moderato, per carità e anche un po’ ‘dolente’, ma insomma tant’è.
Il primo caso riguarda una cosa, invece, serissima, ma che determina un sorriso per il modo in cui viene intesa in Italia. La cosa gravissima è la reazione isterica di Recep Tayyip Erdogan -il dittatore, direbbe Mario Draghi, l’autocrate direbbe Enrico Letta che è ‘dotto’ e non sa che l’autocrate è uno che si pone da sé al comando, mentre il dittatore è uno che utilizza le leggi esistenti, magari modificandole un tantino, per fare ciò che vuole.
Ma comunque, il dittatore-autocrate Erdogan si è molto arrabbiato con alcuni Paesi europei e non solo, che hanno osato invitarlo a liberare un cittadino turco accusato di non so quali nefandezze, assolto, e rimesso in carcere dal pubblico ministero (vedete come è bello il pm controllato dall’Esecutivo, come piace a molti?), che lo accusa di essere amico di George Soros. Il quale, essendo uno ricco che più ricco non si può, si prende lo ‘sfizio’ di fare il filantropo e finanziare, ad esempio, alcune navi che nel Mediterraneo vanno a fare il lavoro che dovrebbe fare la marina militare dei Paesi europei, italiana innanzitutto. Da buon dittatore, Erdogan non ama quelli che finanziano i suoi possibili avversari, e quindi lo accusa di turpi disegni rivoluzionari, dimenticando che Erdogan ha il potere, anche grazie al fatto di avere organizzato un finto colpo di Stato, che gli ha consentito di eliminare l’opposizione e di farsi legge a suo gusto. Non per caso, e questa è la cosa divertente, Erdogan piace da matti a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini. I quali, per carità non sono fascisti o filo-fascisti, ma si comportano come se lo fossero. Grazie a dio, non lo dico solo io, ma lo ha detto una grande autorità culturale di nome Bernard Henri Lévy. -per altro, consiglio l’intervista integrale di Lévy
Ma la chiudo qui sul divertimento, anche se mi fa molta pena vedere che dei politicanti italiani siano così short-minded da non riuscire a nascondere le loro idee reali. Mi domando solo, con grande divertimento, come si comporterebbe Erdogan, se ricevesse la visita di Meloni: la manderebbe direttamente nel caravanserraglio, o cosa?

Sulla serietà del fatto solo due osservazioni, al solito, molto dolenti. Tra i dieci ambasciatori minacciati di espulsione -Erdogan non li ha ancora cacciati, ha solo dato ordine di predisporsi a farlo- non c’è l’ambasciatore italiano, certamente non per richiesta di Meloni. Ma la cosa -vi sembrerà strano- è dolorosamente grave. Innanzitutto, perché mostra quanto bassa sia la nostra considerazione sui diritti dell’uomo, a quanto pare più sentita, molto più sentita altrove. E va bene, questa è la nostra politica estera e mettiamoci l’anima in pace. Ma il tema è importantissimo, perché la reazione europea dovrebbe essere durissima, sia per i diritti dell’uomo, sia per motivi economico-politici.
Sorvoliamo sui diritti dell’uomo, ma politicamente l’Europa sarebbe ora che prendesse posizioni e traesse conclusioni serie nei confronti di questo dittatore, che fa il bello e il cattivo tempo, e che tiene l’Europa per la gola, grazie alla stupidaggine voluta da Angela Merkel di chiedergli di tenersi dei profughi. Il fatto è troppo noto per richiedere ulteriori approfondimenti. Ma l’assenza dell’Italia da quel gruppo di cacciati‘ è grave, perché attesta di una sorta di sottomissione italiana alle volontà turche; non dimentichiamo che il problema della Libia non è ancora risolto, e che in Libia ci sono i turchi in prima persona. La cosa è contro i nostri interessi, ma l’Italia tace e per di più rimanda i migranti in Libia, come se la Libia fosse uno Stato degno di questo nome.
Se è avvilente vedere quanto imbelle sia l’Europa, sia nei confronti di Erdogan, che della Polonia e dell’Ungheria, non so a che punto siano i discorsi in merito in Europa, è certo che il silenzio europeo su simili fatti è drammatico.

L’altro fatto che ha suscitato un minimo di ilarità è l’ennesimatrovatadi Silvio Berlusconi, che invita i due dioscuri destrorsi (Matteo Salvini e Giorgia Meloni) ad una sorta diembrassons-nousquirinalizio, che ha suscitato le ire di una parte del suo, già striminzito, partitino. Che, a mio parere, non hanno capito nulla, e infatti sono invitati a colloquio da Berlusconi, per farglielo capire, magari con un disegnino!
Mi spiego meglio. Che Berlusconi pensi davvero di poter diventare Presidente della Repubblica, non ci credo manco se me lo dice direttamente lui. Quindi la manovra ha un fine diverso e, secondo me, prescinde non solo dal Quirinale, ma anche e principalmente dalla volontà di costruzione di un centro raccoglitutto, una sorta di bidone, non credo molto profumato, in cui dovrebbero confluire tutte le forza ‘non’: non di destra-destra, non fasciste, non sovraniste: insomma ‘centriste’, come vorrebbero altri.
Questa ipotesi, infatti, piace molto ad alcuni del partito di Berlusconi, come Renato Brunetta e Mara Carfagna, che sperano di costruire un ‘grande centro’ con Forza Italia come perno, e poi frange varie di partiti vari. Un pasticcio mostruoso, che infatti piace moltissimo a Matteo Renzi, che soffia sul fuoco per scatenare i dissidenti contro il padre-padrone Berlusconi.

Ma perché Berlusconi non lo vorrebbe? Ma certo che lo vorrebbe, ma in condizioni di vantaggio, non ora quando Forza Italia è ormai al lumicino.
Il punto è che, nella fase della elezione del Presidente della Repubblica, una proposizionefortedi Berlusconi, benché inutile per il Quirinale, darebbe a Berlusconi (o meglio a quel che resterà del suo partito) una forza notevole, per almeno due motivi. L’aver raccolto voti non solo della destra destra lo accrediterebbe come quello (l’unico) in grado di proporre strade politiche non destinate all’isolamento; Salvini e Meloni sono di per sé pericolosi e potrebbero diventare davvero un elemento di isolamento internazionale dell’Italia e verosimilmente, al di là dei sondaggi, non riuscirebbero a governare. A meno che -ecco il punto- non fosse guidato da Berlusconi, che, non a caso -ecco il secondo motivo- è andato atrovarela suaamicaAngela Merkel e a parlare con i partiti popolari europeidi centro! Due colpi in due giorni.
È ovvio che, ora come ora, conta poco o nulla. Ma come capo o co-capo di uncentro-destraforte, potrebbe, da quella posizione, puntare ad un indebolimento della parte estrema della destra -Meloni e i suoi più stretti, e Salvini, già attaccato ogni minuto dall’algido Giancarlo Giorgetti- proponendosi così come colui che, elisa la destra estrema, ‘creail centro, una sorta di nuova DC, vicina agli industriali e ai satrapi di sottogoverno, ma non alla borghesia, sempre più tragicamente assente.
Ma, e ne sono certo, non sarebbe un successore di Berlusconi a dirigere questo accrocco. Come dico sempre, Berlusconi è tutto fuor che scemo. E dunque sa benissimo che nel suo partito non c’è nessuno capace di succedergli, meno che mai Antonio Tajani, che sarà il prossimo, ennesimo, capo creato e distrutto.
Berlusconi, come sempre, pensa in grande, e, ci scommetto, ha già il vero candidato in mente. Ma ha bisogno di prendere forza e, poi, di dimostrare che solo lui è in grado di spezzare la destra sovranisto-fascista e portare il resto al centro.
E il capo futuro, Berlusconi lo ha già in mente … anzi, forse gliene ha già parlato, e quello, sornione, per ora si defila e stringe relazioni. Scommettiamo?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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