sabato, Ottobre 23

Da Croce a Verdini

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Lo stesso giorno, a centocinquanta anni di distanza, si festeggia la nascita di Benedetto Croce avvenuta a Pescasseroli in Abruzzo, nel cuore dell’attuale Parco Nazionale, il 25 Febbraio 1866 e l’ingresso nella maggioranza di Governo italiana di Denis Verdini avvenuta a Roma nel Lazio, nell’Aula del Senato, il 25 Febbraio 2016. Quale sia il reale rapporto tra i due eventi non siamo al momento in grado di determinarlo, ma certamente in qualche parte della sfera sincronica ci deve pur essere.

E dunque il filosofo liberale lanciava allora i primi vagiti approfittando dell’aria salubre della zona, mentre il politico tuttofare lancia ora i propri stentorei ‘hurrà’ facendo ben pesare i suoi ormai corposi diciannove (ufficiali, più gli altri…) Senatori nella votazione per la fiducia all’esecutivo di Matteo Renzi in materia di Unioni civili. E’ il felice approdo, anzi il felice ulteriore passaggio, della dinamica ‘virtuosa’ che abbiamo già descritto in ‘Viva V.E.R.D.I.N.I.’ nello Strapaese delle meraviglie del 22 Gennaio 2016, delineando il ritratto dell’eroe del nuovo Risorgimento italiano, paragonabile in questo a Giuseppe Verdi.

 

Non l’esanime e furbesco Angelino Alfano senzaquid, ma lo scaltro (che è tutt’altra categoria) Verdini. Da un lato Alfano si dichiara felice di «avere impedito una rivoluzione contronatura». E si bea di quello che Benedetto Della Vedova, Sottosegretario agli Esteri di obbedienza montiana, giustamente bolla come «una specie di calcio dell’asino inferto all’ultimo minuto. L’aver fatto togliere dal testo l’impegno alla fedeltà è la vittoria di Pirro dell’Ncd, perché la storia darà loro torto, anzi sta già dando torto. Non capisco altra ragione se non quella di segnare con uno stigma ideologico negativo il riconoscimento giuridico delle coppie gay, che comunque secondo la nuova legge ‘concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare e fissano la residenza comune’ ed assumono ‘l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione’».

Se l’ex ‘delfino’ di Berlusconi si intesta il successo, il ben più pratico Denis non ha paura di nessun connubio politico. Per lui ‘contronatura’ è parola che politicamente non esiste: anche per Angelino, ma vuoi mettere la differenza di classe, per quanto lo riguarda ancora un po’ se ne vergogna. L’esuberante toscano sarebbe invece pronto anche ad esaminare l’eventuale alleanza con un Marco Rizzo, quello del nuovo ‘Partito Comunista’, quello che «non rinnega l’esperienza sovietica sotto Stalin» ed ha non dissimulate simpatie pure per la Repubblica Democratica Popolare di Korea (Corea del Nord). Hai visto mai che un domani prendesse la maggioranza… Se ne potrebbe comunque discutere.

 

Siamo sinceri. A noi Verdini piace, e piace molto. Però solo come personaggio letterario, come topos, come archetipo, come figura mitologica, fate un po’ voi come vi pare. Anzi, sulle pagine di un romanzo faremmo il tifo per lui come per un antieroe di Patricia Highsmith. Ma quando dobbiamo considerarlo come soggetto del mondo reale capace di influenzare, anzi determinare, le vicende italiane, le cose cambiano. Croce parlò a suo tempo del fascismo come di una «malattia morale». Riteneva anche, quanto erroneamente lo si è visto, che il morbo «sarebbe stato inevitabilmente superato dal progresso della storia». Il suo ‘diversamente allievo’ Piero Gobetti negli anni venti definì invece quella temperie «autobiografia di una nazione». E prima di morire per le conseguenze di un attacco squadristico individuò i tratti salienti degli eventi in corso rappresentando quei fatti come una ‘modernizzazione reazionaria’. Era il 1926 e la raffigurò come una micidiale miscela di populismo, antiparlamentarismo e tradizionalismo retrivo, rassodata da un nuovo ceto medio risentito ed estraneo alle istituzioni percepite come nemiche.

 

Così i più acuti intellettuali dell’epoca loro cercavano di interpretare quanto stava avvenendo. Venendo all’oggi anche quella di Renzi e Verdini è senza dubbio una modernizzazione. Ma di che genere, con quali caratteristiche e quali prospettive? Per quanto riguarda l’epoca nostra possiamo dire che ci sono ormai documenti e documentazione in abbondanza, e comportamenti, e fatti da cui partire e su cui riflettere. Tali e tanti da poter attendere a breve un esaustivo saggio con una definizione illuminante del montante renziverdinismo.

 

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