domenica, Maggio 22

Da Conte – Di Maio, a Salvini lasciato solo: siamo alle comiche finali A poco più di una settimana dalla rielezione di Mattarella, il centro-destra in scioglimento tra 'donne in gamba' e 'sorelle', e nel pieno dello scontro rusticano tra Di Maio e l’avvocato del popolo, un giudice dichiara che il partito della super-democrazia gestisce il partito in modo non democratico

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Mi torna in mente la battuta acida, e poi ritorta su lui stesso, di un politicante di qualche anno fa, poi, come dicevo, coinvolto in un gorgo che lo deglutì poco onorevolmente a causa di strane manovre immobiliari di parte della sua famiglia, nel ben noto paradiso fiscale del Principato di Monaco: la battuta era ‘siamo alle comiche finali’.
Siamo proprio alle comiche finali.

L’elezione, o meglio la mancata elezione di un Presidente della Repubblica che, dopo la ‘bruciatura’ di una dozzina di nomi (ma non si dimentichi mai che dietro i nomi, vi sono esseri umani, per quanto spregevoli, meritevoli di ogni rispetto), ha portato alla rielezione di quello che c’era prima, ha mostrato all’evidenza non la pochezza del nostro ceto politico, ma la sua nullità, la sua inesistenza.
E poco dopo, indifferente, anzi, sprezzante, delle parole del ‘nuovo’ Capo dello Stato, Matteo Salvini, in quarantena da una malattia che non esiste ma che lo ha colpito (pensate come gongola il virus se è, come credo, dotato di senso dell’umorismo), costringendolo all’isolamento e ad esprimersi per ukase elettronici, indifferente dico a tutto ciò, il capitano, prima dispone che i suoi Ministri abbandonino il Consiglio dei Ministri (atto, in sé, infame perché i Ministri sono pagati per agire, non per andarsene a spasso), poi lancia lamenti e ululati per il fatto che gli alleati gli hanno sparato addosso, lo hanno abbandonato, poverino, a bruciare nomi su nomi e poi a … proporre unadonna in gamba‘, subito, a sua volta, bruciata da un altro luminoso esempio della nostraculturapolitica, anzi, della ‘cultura’ dei nostri politici.


Fermiamoci un momento ad analizzare, con una breve premessa: io non sono e non sono mai stato un ‘femminista’, e sono convinto che il femminismo, almeno nella sue ali rivendicazioniste, abbia fatto più danno alle donne del più bieco maschilismo. Ma tant’è, questa è la mia opinione. Ma vedo che una giovane, non so bene se cantante o cosa, da Sanremo dice, contenta (brava), «la guerra dei sessi è finita». Bene, appunto: è ora di finirla di lamentarsi se non ci sono abbastanza donne qua o là, e inventarsi quote o altro. O semplicemente menare scandalo perché non ci sono molte donne nel Governo (Emma Bonino, e la solita ridondante Lilli Gruber, tanto per fare due nomi a caso), o vantarsi (Matteo Renzi) del fatto di «avere molte donne nel mio Governo», eccetera. Le donne, considerate come una qualificazione in sé e per sé, e ‘stupirsi’, o meglio congratularsi (che è esattamente lo stesso, anzi, peggio!) che una donna ingegnere, o chimica, o scienziata o politica, sia arrivata a fare questo o quello. Questo è solo maschilismo mal nascosto.
Ma sulladonna in gambavale la pena di soffermarsi, e sullasorellainvitata a pranzo anche. Vi è stata grande polemica da parte di Salvini perché lui non ha detto ‘ma’ in gamba. Sarà: che cambia? Direin gamba è un modo di dire che, , si è scelta una donna, ma perché è in gamba: fossi una donna, darei fuori di matto. Ma non basta, perché l’aggiunta c’è solo se si tratta di una donna, nessuno dice abbiamo scelto un uomo in gamba‘, anzi, non si dice nemmenouomo‘. È implicito che a quella o quell’altra carica sia nominato un uomo, così come è altrettanto implicito che è in gamba. Se, a quello stesso posto ci si mette una donna, allora si sottolinea che ci si è messa una donna, magari precisando in termini difensivi che è in gamba!
Certo, direte, ma anche di Giggino si dice che è maturato, ha imparato l’inglese. Lui probabilmente ne è contento, perché nemmeno si rende conto di quanto sia offensivo dirlo, ma tant’è, sono fatti suoi. A me non verrebbe mai in mente di dire che Giggino è un uomo in gamba, tanto più che, sulla precisazione, prima chiederei un esame scritto!
Ma, sia come sia, è per primo lo stesso Giggino ad usare quel modo di esprimersi grossolano, che, come sempre, scopre il vero modo di pensare. Anzi, peggio: perché quando dice, per fregarla difendendola, il massimo della ipocrisia e della volgarità maschilista, cheè mia sorella‘, usa una terminologia e dei riferimenti che definire medievali è poco. La signora Belloni, in gamba per Salvini, è sorella per Di Maio. ‘Sorella‘, cioè parte della famiglia, ‘cosa mia‘ e quindi la difendo, perché attaccando lei si attacca me. Roba da matti, se ci pensate: da Medioevo, dicevo, ma anche da mafia (da mentalità mafiosa) .. per dirla chiaramente.
Però, poi, scatta quell’automatismo per cui la donna deve sempre dimostrare qualcosa, si percepisce sociologicamente inferiore, per cui invece di mandare Di Maio dove merita, ci va a pranzo in favore di telecamera, per … dimostrare che non se la è presa: anzi, la sorella conforta il fratello, o viceversa!

Dicevo, la comica finale.
Perché, la destramaggioritaria e vincente‘ e sollecitata anzi da Renzi a fare valere la propria forza, non solo fa una figura barbina, ma la coalizione si scioglie come neve al sole, anche perché Salvini non è una coalizione che vuole, ma una federazione! Se l’avete capita, bravi, io no. Ma sorvoliamo.
Poi la comica finale raggiunge il suo apice quando, nel pieno dello scontro rusticano tra Di Maio e l’avvocato del popolo (Conte, chi?), un giudice, chiamato in causa non so quando ma molto tempo fa, ciuriosamente a Napoli, dichiara non solo che il nuovo statuto non va bene, è invalido o che so io, non importa, ma che le decisioni sullo statuto ed altro in conseguenza sono state fatte ignorando la base, perfino la minima base consultabile.
Insomma, dice in sostanza quel giudice (e poi vedremo fino a che punto ciò che dice è fondato), il partito della super-democrazia, gestito dall’elevato Grillo e dal semi-elevato avvocato del popolo, gestisce il partito in modo non democratico, con la conseguenza che tutto quello che ilnuovo partito degli stellini ha fatto in questo ultimo anno va annullato, a cominciare dalla nomina del capo. E, tanto per mettere la ciliegina sulla torta, l’elevato dichiara pensoso che le sentenze si rispettano, cioè dà un calcio in faccia al meno elevato Giuseppe Conte, dimenticando che le sentenze si impugnano finché non diventino definitive.
Nel frattempo (o in coincidenza, molto teppisticamente azzeccata), il mancato capo Giggino, ha lanciato una guerra contro ilmancantecapo Conte, Grillo e il partito, perché vuole essere libero di parlare come vuole. Il che, tra l’altro, scopre platealmente quale metodo e concezione della democrazia abbiano in quel partito.
E siamo a poco più di una settimana dalla ri-elezione a sua insaputa del Presidente della Repubblica!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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