sabato, Luglio 31

Da Conte a Salvini a Meloni: tante castronerie per un pugno di voti Lega e Fratelli d'Italia contro obbligo vaccinale e Green pass; Conte spalma demagogia e disegna un partito 'pigliatutto', purché scontenti. Tutti pronti a tutto per guadagnare (forse) un pugno di voti e briciole di consenso

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Ci sono il Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, e l’esperto del diritto del lavoro Piero Ichino; Giovanni Belardinelli e Marco Bentivogli; Carlo Cottarelli ed Enrico Deaglio; e ancora: Silvio Garattini, Piero Ignazio, Angelo Panebianco, Francesco Perfetti, Gianfranco Pasquino e tanti altri.
Chiedono alle forze politiche una legge che imponga l’obbligo vaccinale per insegnanti e altro personale scolastico, in vista della ripresa delle lezioni in presenza da settembre. Nella lettera rivolta al premier Mario Draghi, scrivono: «Desideriamo esprimerle la nostra profonda preoccupazione per il fatto che a tutt’oggi non sappiamo se e come si intenda garantire un inizio del prossimo anno scolastico in presenza per tutti gli studenti italiani ricordando gli ultimi risultati delle prove Invalsi che hanno purtroppo certificato il drammatico arretramento dei livelli di apprendimento causato dall’emergenza della pandemia in tutta la scuola italiana». Da qui la richiesta: «Noi riteniamo che per sventare il rischio di un altro anno funestato dal confinamento a casa di bambini e ragazzi, sia indispensabile una legge che condizioni all’avvenuta vaccinazione l’ammissione al lavoro del personale scolastico e la frequenza delle lezioni agli studenti, con la sola eccezione di coloro per i quali ci siano controindicazioni mediche». E concludono: «Sappiamo delle resistenze verso questo tipo di provvedimento, tuttavia confidiamo che Lei saprà richiamare il governo e il parlamento alla necessità di assumersi questa responsabilità verso il paese e verso l’istituzione scolastica, che è così fondamentale per il futuro dell’Italia e in particolare dei suoi giovani cittadini».
Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ammonisce: «Credo che vadano fatte scelte per contrastare la ripresa della circolazione virale. Dare accesso a determinate attività a chi è stato vaccinato, o comunque ha il certificato verde, è una strategia inevitabile. Penso a concerti, grandi eventi, stadi, cinema, teatri, piscine palestre. In questi casi è fuori discussione la necessità del documento». A titolo personale, aggiunge, «va considerato seriamente anche il Green Pass per mangiare al chiuso nei ristoranti. Peraltro, chi esita a tornare nei ristoranti credo che lo farebbe con più tranquillità sapendo che vi hanno accesso persone con il certificato». Questo perché i dati indicano una ripresa netta della circolazione virale nel Paese: l’età mediana dei contagiati è 28 anni, dato che dimostra come i contagi siano legati in buona parte alla popolazione giovane: «in ragione della maggior socializzazione del periodo estivo, un po’ come è successo l’anno scorso. Già si vedano anche gli effetti degli Europei di calcio. Si cominciano a osservare da ieri e probabilmente ne vedremo di più da domani. Del resto, è ben noto che l’incubazione del virus dura tra i 5 e i 7 giorni. Gli assembramenti e gli affollamenti hanno favorito la circolazione virale. Basta pensare anche ai focolai legati ai quarti e alle semifinali già individuati a Roma».
Accade insomma che i contagi, complice la spinta della variante Delta, salgono. L’età media dei positivi si abbassa a 28 anni. I ragazzi sono meno esposti alle conseguenze gravi del Covid; tuttavia avendo una vita sociale più attiva, contribuiscono a un’ulteriore diffusione del virus. Per questi motivi gli esperti invitano anche i più giovani a prenotare le dosi e farsele somministrare. Per evitare di contagiarsi e contagiare, ma anche per fare in modo che le scuole e le università possano ripartire in sicurezza, il CTS ha stilato un elenco di attività che dovrebbero essere aperte solo a chi ha il Green pass. Tutto chiaro?
Neppure per sogno. Voci di dissenso si levano da Lega e Fratelli d’Italia. Perde una buona occasione per tacere il leader della Lega Matteo Salvini: «Mi rifiuto di vedere qualcuno che insegue mio figlio che ha 18 anni con un tampone o con una siringa. Prudenti sì, terrorizzati no». Salvini non è il solo a fare questo tipo di esternazioni che, inevitabilmente, strizzano l’occhio ai no vax. Francesco Lollobrigida, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, e cognato di Giorgia Meloni, dice: «Mi sono vaccinato dopo avere preso il Covid. Ma non consiglierei a nessuno sotto i 40 anni di farlo, perché la letalità è inesistente». Meloni segue a ruota, e continua a fare dichiarazioni a raffica contro l’estensione del Green pass. Come se fosse solo un problema di letalità e i vaccini non fossero importanti per raggiungere l’immunità di gregge, evitare l’eccessiva circolazione del virus e il comparire di altre varianti.

Nel catalogo dello sciocchezzaio estivo, un posto d’onore un post di Beppe Grillo, ‘garante’ del Movimento 5 Stelle. Sul suo blog non trova di meglio che rilanciare un testo di Frei Betto, teologo della liberazione, scrittore e politico brasiliano, ‘su Cuba e gli avvenimenti di questi giorni’. Titolo del post: ‘Cuba resiste’; si sostiene chela Rivoluzionea Cuba assicurerà tre diritti umani fondamentali: cibo, salute e istruzione, oltre a casa e lavoro‘. Per Frei (e Grillo) la situazione a Cuba è figlia delle sanzioni Usa, inasprite dall’Amministrazione Trump e delle pressioni internazionali, che hanno creato «una fragilità che presta il fianco alle manifestazioni di malcontento, senza che il governo abbia dispiegato truppe o carri armati nelle strade. La resilienza del popolo cubano, alimentata da esempi come Martí, Che Guevara e Fidel, si è dimostrata invincibile. È a lei che noi tutti, che lottiamo per un mondo più giusto, dobbiamo solidarietà».

E Giuseppe Conte? L’ex Presidente del Consiglio non è da meno. Dopo il pranzo pacificatore, e aver siglato il patto della spigola con il quale ha dissotterrato per il momento l’ascia di guerra con Grillo, Conte cerca di rafforzare la sua leadership all’interno del Movimento. Il suo rivale non è tanto Grillo, quanto Luigi Di Maio. E’ per contrapporsi al Ministro degli Esteri che Conte ora gioca la carta digrillizzarsipiù di Grillo stesso.
E’ evidente la ‘regia’ di Rocco Casalino: si presenta davanti alla telecamera di Facebook in camicia bianca, maniche arrotolate, e avvia quella che definisce «la fase nuova del Movimento». Fa appello a tutti, a sinistra, ma occhieggia, retaggio democristiano, anche a destra: disegna un partitopigliatutto‘, purché scontenti. Spalma demagogia e si rivolge direttamente achi non ce la fa‘: gli indignati di sempre, i delusi frustrati, il magma degli indecisi. Rivendica i risultati ottenuti al governo: si intesta il reddito di cittadinanza che non va eliminato come vorrebbe Renzi («una boiata pazzesca, caro Matteo»); e le norme cosiddette ‘spazzacorrotti’, il mega-finanziamento europeo, il taglio del cuneo fiscale, le norme sui precari, la giustizia la cui concezione non è quella dell’attuale ministro della Giustizia Marta Cartabia. Dipinge, insomma, il governo Conte 2 come il migliore dei governi possibili. Rispolvera, insomma, il populismo prima maniera. Per guadagnare (forse) un pugno di voti e briciole di consenso, Conte non esita a gettare alle ortiche lanormalizzazionedel Movimento che si rende conto che non si governa con ivaffa…’. Conte, come i gamberi, fa passi indietro, illudendosi così di poter andare avanti.
E’ questa la sabbia mobile che vede Mario Draghi impegnato nel difficilissimo tentativo di raddrizzare e salvare il Paese.

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