martedì, Luglio 27

Da Brunetta a Mussolini, tutto torna. Aiuto!

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Renato Brunetta elogia i Sindacati e spiega il suo cordiale incontro alla Camera con Susanna Camusso, leader della CGIL: «Non deve stupire se mettiamo in campo un nuovo protagonismo politico e sociale. E se, accanto ai giusti diritti dei cani e dei gatti, difendiamo con ben altra storia e ben altre motivazioni le ragioni dei lavoratori, tutti». Che per Brunetta, oggi, i lavoratori contino più di cani e gatti è già una bella notizia. Del resto il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, già punta avanzata del liberismo più selvaggio sin quasi a sfiorare l’anarcocapitalismo, rivendica adesso anche le ragioni di «un laburista come me, che è nato socialista riformista, che è professore ordinario di Economia del lavoro, che considera i sindacati una risorsa collettiva, anzi una ricchezza della vita pubblica». Va bene, non c’eravamo accorti se ne ricordasse ancora, ma prendiamo atto del ritorno alle origini. Che viste le incerte fortune del proprio partito e della sua ‘guida suprema’ un qualche ulteriore margine di manovra possono pure personalmente offrirgli. Pure la ‘guida suprema’ in questione, Silvio Berlusconi appunto, riparte dall’inizio o da qualcuno dei suoi tanti e assai variegati inizi, investendo su Alfio Marchini per la guida del Comune di Roma. Un protagonismo che lo ridimostra grande imprenditore per come sa gestire al meglio le proprie ridotte risorse politiche, con i conseguenti rischi (e ben più che rischi) di ‘inquinamento’ che abbiamo già ripetutamente tratteggiato. Quanto a lungo passare di inizio in inizio gli sarà concesso è tutto da vedere, per ora riesce incredibilmente a rimanere al centro della scena, e non si può che prenderne atto quasi con ammirazione.

Su un altro versante, e positivo, sta la notizia che il 12 maggio 2016 dovrebbe essere la data di approvazione da parte della Camera della legge sulle Unioni Civili. Se non intervenissero modifiche rispetto al testo varato dal Senato sarebbe anche il via libero definitivo, con la conseguente entrata in vigore nel nostro ordinamento. Il 12 maggio 1974 (quindi ormai quarantadue anni fa) fu il giorno del Referendum sul Divorzio, e ne sancì definitivamente la permanenza nel nostro ordinamento. Imponendo anche che quella legge uscita dal Parlamento il primo dicembre 1970 fosse non solo un acquisito diritto civile, ma venisse percepita come uno spartiacque storico. Possiamo già dare per scontato il collegamento che il Presidente del Consiglio farà, e del caso giustamente, tra i due eventi. Sarà interessante notare i termini di ‘equilibrio’ che Matteo Renzi troverà tra le diverse anime personali, di partito e governo. E, più in generale, come giostrerà con la propria innata voglia di continuamente ricominciare.

Intanto ritorna anche Irene Pivetti, che riparte dalla Lega Nord divenuta nel frattempo ‘Lega Salvini’ (che potrebbe essere anche un imperativo, magari pure morale, ma è altra questione). In vesti meno succinte dei formidabili completini di pelle o cuoio cui ci aveva abituati, capeggia le liste romane in appoggio a Giorgia Meloni. Che pure lei, ed suoi amici e camerati vicini e lontani, quanto ad attesa di un ritorno battono tutti, per ora accontentandosi che al cognome Mussolini si accompagni il nome Alessandra, seppure su sponde momentaneamente avversarie. La teoria dell’’eterno ritorno’ è divenuta in Italia quella dell’’eterna presenza’, con nulla che si possa ritenere davvero superato e nessuno che si possa considerare definitivamente, almeno dal punto di vista politico, tramontato e destinato all’’eterno riposo’.

Formidabili quegli anni’ scriveva Mario Capanna rievocando la propria storia e quella della generazione del ’68 e dintorni. «Formidabili questi anni» sembrano golosamente ripetersi in molti. Peraltro alla fine dei suoi giorni, e già quasi delle sue ore, Benito Mussolini accarezzò l’idea di rimettere formalmente tutto quello che il suo Regime ancora aveva, politicamente ed in termini di beni, nelle mani di quel Partito Socialista da cui era ‘nato’ e che aveva traumaticamente abbandonato e poi perseguitato. La tentazione di riallacciare fili e credere che si possa ‘ricominciare da capo’ è spesso forte. A volte utile e positiva, a volte tragica illusione. Però pur nell’eterno ritorno che caratterizza il nostro sfortunato e fantasioso Paese confidiamo almeno non si dimentichi tutto quello che di pernicioso è stato fatto e si è causato.

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