giovedì, Maggio 13

Da Berlusconi a Renzi è caccia all'elettore moderato field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


E tanto più che gli avversari, il Partito Democratico di Matteo Renzi appare incerto, dubbioso, comunque privo dello smalto dei tempi d’oro. Una prova? Il referendum costituzionale su cui prima o poi saremo chiamati a pronunciarci. Renzi ha capito benissimo che lo scontro frontale non paga; che promettere di tornarsene a casa a Rignano sull’Arno se prevalgono i NO, in molti lo avrebbero preso in parola; che è meglio il «troncare e sopire, sopire e troncare» che il manzoniano Conte Zio suggerisce al Padre provinciale. Ma forse è tardi, andava seguito prima il suggerimento che gli aveva dato Jim Messina, spin doctor di Barack Obama. «Non personalizzare lo scontro», il consiglio di Messina mesi fa. Niente, Renzi si sente sicuro del fatto suo. Poi il risultato delle Amministrative ha rivelato che quella sicurezza non ha ragion d’essere, e la repentina virata: per conquistare conensi puntare sull’analisi dei big data e il coinvolgimento diretto degli elettori. Traduzione: da qui all’autunno migliaia di comitati elettorali con il compito di spiegare la riforma ai cittadini, convincere gli indecisi puntando su slogan semplici e chiare scelte di campo; «una campagna porta a porta», annuncia Renzi. I sondaggi demoscopici che a palazzo Chigi si consumano come il pane dicono, però, che molti usci resteranno chiusi.

Una cartina al tornasole è il tutto sommato cauto e per tanti versi elusivo discorso-fiume alla recente Assemblea Nazionale del PD. Parole d’ordine ben calibrate, certo: «Un’altra Europa è possibile»; «il derby sarà quello fra paura del futuro e coraggio»; «difendere la nostra vita vuol dire difendere ideali e valori»…  Poi, un passaggio indicativo: «Se il PD si perde tra mille discussioni interne non soltanto tradisce la propria vocazione, il suo mandato storico, il suo ruolo, ma perde l’occasione di poter parlare ad un mondo fuori da qui preso dal panico. Noi abbiamo bisogno di non sottovalutare nulla ma di avere una visione e sulla base di questa essere capaci di concretezza per affrontare le sfide che abbiamo davanti…».

‘Non perdersi in mille discussioni interne…’; e con questo i Pierluigi Bersani, i Gianni Cuperlo, i Massimo D’Alema sono sistemati. Ma se dopo due anni e mezzo di cura Renzi il Presidente del Consiglio e Segretario del PD dice che c’è bisogno di una ‘visione’, significa che questa non c’è, manca; è mancata. Sempre e solo colpa di Bersani, Cuperlo, D’Alema?

Per ora, annotiamo una data: 29 luglio. Entro quel giorno palazzo Chigi dovrà trovare una soluzione per il Grande Pasticcio del Monte Paschi di Siena. A palazzo Chigi c’è chi, fondatamente, teme che MPS non supererà glistress testdella BCE; se dovesse accadere i problemi non ci sarebbero solo per MPS, gli effetti potrebbero riverberarsi seriamente sull’intero sistema bancario. Il grido d’allarme del Presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia va inteso in questo senso, e così si spiega il suo aver rudemente puntato il dito contro il Ministro dell’Economia Giancarlo Padoan. A Cassa Depositi e Prestiti, fondazioni varie, enti di previdenza, si chiede di intervenire, per così evitare la nazionalizzazione del MPS. Ma non è così semplice, non è così facile. L’ondata che può venire da Siena minaccia di tracimare, con effetti imprevedibili. Incrociamo le dita, ma non ci salveremo con la scaramanzia. I nodi verranno al pettine (sempre che pettine sufficientemente robusto ci sia).

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->