martedì, Agosto 3

Cyber-diplomazia: le misure di costruzione della fiducia

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Incertezza e fiducia nel cyberspazio

L’ambiente globale digitale sta evolvendo rapidamente, innalzando preoccupazioni riguardo la sostenibilità dei contributi positivi che internet ha avuto verso lo sviluppo umano ed economico. La popolazione online globale dovrebbe raggiungere i 4,7 miliardi nel 2025, e il numero di dispositivi mobili in tutto il mondo è già più alto della popolazione mondiale. Mentre il villaggio cibernetico diviene più affollato, l’esposizione a differenti sistemi di valore incrementa il rischio di percezioni sbagliate e scontri. Un numero di sviluppi cyber-specifici contribuisce a limitare la fiducia tra Stati nel cyberspazio. Primo, la governance globale del cyberspazio è indebolita dalle complessità legali. Mentre la comunità internazionale è d’accordo che le leggi internazionali esistenti si applichino al cyberspazio, le linee guida su come questo dovrebbe essere fatto nella pratica stanno solo ora iniziando a emergere. In secondo luogo, il panorama sta cambiando rapidamente, minando la fiducia nell’ambiente digitale: gli attaccanti si muovono più velocemente, migliorando e aggiornando di continuo le tecniche e usando mezzi sofisticati per individuare le vulnerabilità. Attori statali e non statali si affidano a tecniche intrusive per guadagnare terreno in fatto di sicurezza economica e politica rispetto ai propri avversari. Di conseguenza, proteggere il cyberspazio contro lo spionaggio e gli attacchi alle infrastrutture critiche è diventato una componente chiave della sicurezza nazionale e delle strategie di cybersicurezza.

 

Infrastrutture critiche come bersaglio

L’aumento della dipendenza sulle piattaforme internet per l’espletamento di servizi governativi, finanziari e pubblici li rende vulnerabili ai cyber-attacchi di gruppi organizzati o Governi esteri. Numerosi studi condotti da istituzioni pubbliche e private affermano che il rischio di un cyber-attacco su infrastrutture critiche esiste, ma che un attacco su larga scala è difficilmente realizzabile. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, solo un limitato numero di Nazioni ha la capacità di invadere e verosimilmente disabilitare i sistemi di computer di strutture energetiche, istituzioni finanziarie o network dell’aviazione. Per neutralizzare i rischi associati, molti Paesi hanno reso la protezione delle infrastrutture contenenti informazioni critiche un elemento chiave nella propria strategia di sicurezza nazionale. Di conseguenza, il rischio di un conflitto risultante dalla non comprensione e non percezione aumenta. È richiesta allora una migliore comprensione dell’ambiguità degli intenti nelle cyber-operazioni.

 

Militarizzazione del cyberspazio

Il crescente investimento nello sviluppo di cyber-capacità risulta in una progressiva militarizzazione del cyberspazio. Mentre una parte sostanziale delle soluzioni adottate è di natura non militare (ossia parliamo di legislazione, adattamento organizzativo, training), molte Nazioni hanno investito nello sviluppo di cyber-capacità offensive e difensive di natura militare. Stime indicano che il mercato della cyber-sicurezza crescerà da 106 miliardi di $ nel 2015 a 170 miliardi nel 2020. C’è dunque un rischio che la progressiva militarizzazione del cyberspazio e la dipendenza da malware e botnet per le cyber-operazioni in corso (Moonlight Maze, Titan Rain, Red October o Stuxnet) accelereranno la corsa alle cyber-armi e la competizione per la ‘supremazia digitale’, così incrementando il rischio di un’escalation di conflitti. La questione della militarizzazione ed espansione delle cyber-armi è problematica a causa dell’assenza di chiarezza su quando un cyber-attacco sarebbe da considerarsi uso della forza secondo l’articolo 2.4 della Carta delle NU, e dunque la soglia per l’autodifesa per come stipulata nell’articolo 51.3. Comunque, stabilire nella pratica se un cyber-attacco costituisca un attacco armato o un legittimo uso della forza (‘jus ad bellum’), e come la forza debba essere impiegata (‘jus in bello’) rimane ancora una questione aperta tra i cattedratici internazionali.

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