martedì, novembre 13

Curdi al centro della ‘Seconda’ Guerra di Siria Con la missione 'Ramo d'Ulivo' la Turchia cerca di chiudere i conti con i curdi sulla testa del futuro dei siriani

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La Casa Bianca, infatti, avrebbe richiesto moderazione, prendendo una posizione del tutto diplomatica. A spiegare questa scelta americana sono da un lato la vicinanza e la stretta alleanza tra curdi e Stati Uniti nel conflitto siriano, dall’altro la questione NATO. Non si deve, infatti, dimenticare che la Turchia è un membro insostituibile dell’alleanza nordatlantica, e possiede uno degli eserciti più forti del Medio Oriente. E, prendere una posizione del tutto contraria all’operazione turca avrebbe forse rischiato di rendere ancor più tese le relazioni tra i due Paesi. Pertanto, con l’operazione ‘Ramo d’Ulivo’, la Casa Bianca si trova interdetta, come del resto anche il Cremlino. Il regime di Bashar Al-Assad ha risposto all’invasione militare turca minacciando di allestire anch’esso una controffensiva militare. Le difficoltà per la Russia, quindi, risiedono nella sua alleanza con l’invasore, ovvero la Turchia, e l’invaso, ovver Assad. Infatti, l’asse Turchia- Iran e Russia è il principale attore internazionale che si è proposto come potenza risolutrice nel conflitto in Siria, d’altra parte Mosca ha da sempre sostenuto Bashar Al-Assad.

Lo scorso giovedì, il capo dell’Esercito turco, il generale Hulusi Akar, e il capo dei servizi di Intelligence turchi, Hakan Fidan, si sono recati a Mosca per affrontare le questioni di sicurezza e il tema ‘Siria’. Dalle conferenze stampa non sono emersi i dettagli, nè è emerso un appoggio ufficiale russo all’offensiva turca di Arfin. Resta il fatto però che, se il controllo dello spazio aereo su Arfin è di competenza russa, e se questo sabato l’offensiva turca è avvenuta per via terrestre e aerea, un consenso da parte del Cremlino c’è stato. È possibile che Mosca non abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali per non compromettere i suoi obiettivi politici nel conflitto siriano. Infatti, l’obiettivo del Cremlino in Siria è quello di avviare dei negoziati, ricOrendo il ruolo di potenza principale e favorevole al dialogo coinvolgendo quindi non solo il regime di Assad, ma anche tutti i gruppi di opposizione, tra cui anche i curdi. Nei prossimi giorni, a Sochi, infatti, si terrà l’incontro per i negoziati, dOve però Bashar Al-Assad minaccia di non partecipare se parteciperà l’opposizone, privando così di un valore politico l’incontro.

L’Iran, invece, sembra aver preso una posizione molto più esplicita. Infatti, secondo quanto riportato ieri da ‘FarsNews ‘ , il ministero degli Esteri di Teheran avrebbe invitato Ankara a porre immediatamente fine alle operazioni militari contro la città di Afrin, avvertendo che l’invasione potrebbe creare il caos necessario affinché i gruppi terroristici riprendano le operazioni nella regione. Il portavoce del Ministero, Bahram Qassemi, avrebbe sottolineato la necessità di rispettare l’integrità territoriale e la sovranità nazionale della Siria, invitando tutte le parti, in particolare il governo turco, a rimanere fedeli all’obiettivo della soluzione politica della crisi in Siria. In conclusione, la guerra in Siria è tutt’altro che finita. Sconfiggere il Daesh non è bastato a ridare stabilità al Paese, anzi la situazione diviene sempre più critica, e gli interessi delle potenze straniere in gioco forniscono un’ulteriore complicazione. L’offensiva turca in Siria dimostra due fattori importanti: da un lato, gli attori in gioco nel Paese sono molteplici, e tutti sono interessati nel ritagliarsi un ruolo nella regione; dall’altro l’operazione ‘Ramo d’Ulivo’ dimostra che ogni player nel contesto siriano persegue, in realtà, i propri interessi nazionali, e nel caso della Turchia, l’ingerenza di Istanbul nel conflitto siriano cela l’obiettivo di contrastare il suo storico e acerrimo nemico, i curdi.

Oltre ciò, la reazione del Governo iraniano rispetto all’offensiva turca rivela, forse, una fragilità interna all’asse Iran-Turchia- Russia.

Dovremo aspettare il prossimo incontro diplomatico -dovrebbe svolgersi a Vienna, anziché a Ginevra, tra il 24 ed il 26 o tra il 26 e il 27 gennaio – promosso dalle Nazioni Unite, un’alternativa all’incontro di Sochi (29-30 gennaio), patrocinato da Mosca con il sostegno di Ankara e Teheran.

Se il futuro a Damasco è ancora incerto, l’unica certezza è che in Siria non si può ancora cantare vittoria.

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