domenica, Novembre 28

Cura capitale in farmacia

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Come disse il vecchio Presidente di Credifarma Claudio Ciampi in una famosa intervista di qualche anno fa, «se prima i soldi uscivano dalle farmacie per finire in immobili o altri beni, oggi è consigliabile che il farmacista venda qualche proprietà per far entrare liquidi nella sua impresa, cioè ricapitalizzarla». La maggior parte dei titolari di farmacie oggi continua a fare appello alla propria antica tradizione e a differenti modelli comportamentali, ma non si è mai misurata davvero con il mercato. Soprattutto nei piccoli paesi, nel quartiere e nei piccoli centri abitati, il farmacista all’antica resta comunque un’autorità. Camice bianco e disponibilità a 360° gradi per i propri clienti, che conosce uno a uno; malati autentici e talvolta, malati immaginari. Un bagaglio di competenze cliniche e psicologiche che forse rischia di sparire di fronte ai nuovi modelli di business, che invece parlano di concentrazione, di acceleratore schiacciato al massimo sulle vendite, per le quali la domanda di farmaci con prescrizione medica deve far da complemento a intere gamme di nuovi prodotti. E infatti, soprattutto nelle grandi città, si comincia ad assistere alla riqualificazione di vecchie farmacie, che si trasformano in una sorta di mini-market. Quindi a uno spontaneo aggregarsi in catene, prima sotto forma di associazioni, come indica il fenomeno in netta crescita registrato dal pharmabarometro, negli ultimi anni tra le oltre 18.000 farmacie distribuite sul territorio italiano e presto anche sotto una stessa insegna, quando lo sparo in aria del DDL concorrenza darà il via al rally delle acquisizioni e aggregazioni, per dar vita a nuovi soggetti economici, ben provvisti di capitale, che gli permetta di rifornirsi di tutto il necessario ed il superfluo, da vendere 24 ore al giorno.

Maggiori dimensioni, maggior numero di addetti alle vendite. Farmacisti in possesso di tutti i crismi, che però dovranno perdersi meno in chiacchiere e rispettare di più gli obiettivi di fatturato, stimolando maggiormente il cliente. E magari, visti i tempi che corrono, spingendolo anche a sottoscrivere delle polizze sanitarie, come già avviene nei negozi appertenenti ai colossi della distribuzione farmaceutica all’estero. Multinazionali che capitalizzano in borsa oltre 100 miliardi di dollari e che gli analisti finanziari indicano come i titoli più performanti degli ultimi anni, pronte a investire anche nel nostro Paese, come ha annunciato in una recente intervista la ligure Ornella Barra, Vicepresidente esecutivo della Wallgreen Boot Alliance. Pillole di tutti i colori e nuovi farmaci, prodotti per l’automedicazione, profumi, prodotti omeopatici, erboristeria, linee di alimentazione controllata, prodotti per neonati, ritrovati miracolosi per pance e capelli cadenti, accessori, tutto pronto ad invadere il mercato a getto continuo. Certamente di fronte a tanto ben di Dio bisognerà capire come regolarsi.

Nella sede di Credifarma, l’unico istituto finanziario di categoria che lavora da oltre 30 anni al servizio dei farmacisti, il nuovo Presidente, Michele Di Iorio, sta preparando il suo primo bilancio d’esercizio. La sua nomina è avvenuta a maggio e perciò sua sarà la responsabilità di almeno un 50% dei risultati che l’istituto porterà quest’anno, dopo una ristrutturazione difficile, che ha visto l’intervento delle due banche, Bnl e Unicredit, principali socie di Federfarma nella finanziaria, con un 17% ciascuna. “Gli indicatori di quest’anno sono positivi” ci dice Di Iorio, “ma ora si tratta di misurarsi con il nuovo mercato, poiché i clienti di Credifarma non saranno solo esclusivamente i titolari di farmacia, ma ci potranno essere anche imprenditori, i quali, se adeguatamente patrimonializzati, potranno rivolgersi alla banca per un sostegno finanziario“. Di Iorio è un professionista, che viene dal associazionismo sindacale, e avendo fiutato l’aria da molto tempo, ha capito benissimo che se tutto rimarrà così, la prossima tendenza alle aggregazioni è confermatissima, mentre a fine anno partiranno anche le 2.000 nuove licenze previste dal decreto Salva Italia del 2012.

Insomma c’è solo da essere contenti che l’intero settore finalmente cominci a smuoversi: “Credifarma dovrà essere protagonista sia sul fronte del cambiamento normativo, sia aprirsi ai potenziali nuovi clienti che giungeranno sul mercato il prossimo anno” sottolinea. “Ora si tratta di ragionare con i soci banchieri, per valutare come allargare il cruscotto dei prodotti da offrire, insieme a quelli nostri più tradizionali“. Ora è probabile che i nuovi player di mercato avranno bisogno anch’essi del servizio di recupero crediti dal Servizio Sanitario Nazionale e dell’anticipo su fatture, offerto da Credifarma, ma “un conto è ragionare con un farmacista, che ha una sua storia, legato a certe tradizioni e a certi modelli comportamentali” spiega Di Iorio, “e cosa ben diversa sarà quando si andrà a parlare con un investitore puro, poiché il privato che acquisisce farmacie certo non lo fa per mecenatismo, ma lo fa per avere utili con le regole previste dal DDL“.

Per adesso, a 9 anni dal primo decreto sulle liberalizzazioni di Bersani, masticano amaro le 3.800 parafarmacie e i 350 corner aperti nelle società della grande distribuzione, fermate all’ultimo momento dal ritiro dell’emendamento che liberalizzava la vendita dei farmaci di fascia C anche al di fuori delle farmacie tradizionali, mentre ancora bisogna vedere quali risultati potrà ottenere il canale della vendita on-line legale e certificato, appannaggio per ora unicamente di soggetti presenti anche sul territorio. Il mercato è in fermento ed è pronto a contendersi una spesa procapite in farmaci, che si attesta sui 400 euro procapite. Ma siccome si tratta pur sempre di una ‘media del pollo’ di Trilussa, accade che sono sempre di più le persone che non possono permettersi l’acquisto di farmaci. A Napoli in questi giorni la Curia ha aperto insieme a Federfarma nel quartiere popolare di Forcella, presso l’ospedale dell’Annunziata, una farmacia per rifornire i cittadini in difficoltà finanziaria. L’iniziativa si chiama un ‘farmaco per tutti’ ed è un segnale non indifferente, che giunge proprio nel momento in cui il mercato delle farmacie è pronto a una rivoluzione senza precedenti.

 

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