lunedì, Aprile 19

Cultura valorizzata per crowdfunding privato? Richard Hodges e Luigi Capello spiegano questa nuova risorsa culturale contro la fame di fondi

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A chi si rivolge il crowdfunding di LoveItaly! e quali progetti finanzia? Lo chiediamo al Presidente dell’Associazione, l’archeologo Richard Hodges. “Il nostro crowdfunding ha oggetto tutela, promozione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano. La raccolta fondi è indirizzata a chiunque sia interessato a dare il proprio contributo alla salvaguardia del patrimonio dell’Italia. Chiunque condivida la nostra mission può  donare sulla piattaforma”.

L’origine dell’idea progettuale risiede, secondo Capello, in un incontro fortunato: “Quando abbiamo incontrato Tracy Roberts, una nativa americana, abbiamo capito quanto la comunità internazionale abbia a cuore il patrimonio culturale italiano. Abbiamo subito visto LoveItaly! come un’opportunità di mettere le nostre competenze in ambito digitale e la nostra capacità di creare connessioni e sinergie all’interno di un’eco-sistema ricco e diversificato a servizio di una causa nobile, quella di sostenere e proteggere l’arte e la cultura italiana”.

Una startup, Limoney, ha fornito loro la piattaforma divenendo partner del progetto. Per LoveItaly! l’azienda sta applicando  la stessa metodologia di lavoro che utilizza correntemente per le startup: accelerando un progetto no profit, LoveItaly, solo che, contrariamente a quanto accade con le startup,  in questo caso non è finalizzato al profitto, ma a un profondo senso di responsabilità sociale. Ciascuna proposta progettuale viene corredata da un’analisi dei costi che spiega ossia qual è il costo totale del progetto, IVA inclusa, più le percentuali dedotte per il funzionamento della piattaforma e dell’associazione. Sempre sul sito web, inoltre, è presente un tab ‘Trasparenza e best practice’, dove sono regolarmente pubblicati i rapporti finanziari dell’associazione. I progressi di ciascun progetto e la spesa della somma raccolta vengono monitorati costantemente, e comunicati ai loro soci e donatori con regolarità sia attraverso il sito web che attraverso una newsletter.

Ma esistono altri esempi all’estero e/o in Italia di gruppi quotati in borsa che strutturano percorsi di crowdfunding culturale? Luigi Capello ci risponde che non conosce in Italia o all’estero nessuna piattaforma di crowdfunding simile a LoveItaly!. Tuttavia, tra le aziende, soprattutto nel mondo anglosassone, è molto forte il concetto di ‘give back’, e spesso vengono finanziate iniziative volte a portare beneficio alla società. Poi aggiunge: “In Italia e nel mondo il crowdfunding sta crescendo esponenzialmente e, secondo dati raccolti da diverse fonti, esistono moltissimi progetti a carattere sociale e culturale che ricevono donazioni tramite questo strumento. All’estero, inoltre, non mancano casi di importanti poli museali, come ad esempio il British Museum, che attingono alle risorse dei privati attraverso campagne di raccolta fondi”.

“Così come pensiamo sia giusto che tutti i cittadini del mondo possano godere di queste bellezze, pensiamo sia giusto dare a tutti anche la possibilità di contribuire alla salvaguardia e valorizzazione di questo patrimonio. Partiamo dal basso perché non cerchiamo solo i cosiddetti ‘magnati’. Vogliamo che tutti  -secondo le proprie possibilità- si possano sentire coinvolti e possano condividere i nostri progetti”, ci dice Hodges.

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