lunedì, Luglio 26

Cultura, pubblico e privato? Quello che manca è un progetto, condiviso e di ampio respiro

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Il Principe Amleto, ci si sarebbe forse arrovellato meno tempo, in questo dubbio. Il mantenimento, la promozione, e la funzionalità del sistema culturale italiano, nel dibattito odierno, pare riassumersi a questa scelta di campo. Questa impostazione, mi sembra francamente riduttiva. Misera come approccio a problematiche di tale portata. Un’approccio in tal senso, non può dare altro che frutti insidiati fin dall’inizio, dal sospetto e dalla reciproca diffidenza fra i due comparti.

E’ fatale che sia così, per il semplice motivo che il settore pubblico e quello privato, rispondono a logiche, finalità e meccanismi decisionali, alternativi se non puramente contrastanti fra loro. Ma la cosa che manca veramente, ai pronunciamenti che fanno i vari politici, o Ministri di turno incaricati, è quello di avanzare una proposta di sistema. Per fare questo, la cosa prioritaria sarebbe quella di individuare una volta per tutte il ruolo e la rilevanza da dare alla Cultura (mi esprimo così per sintetizzare), nella azione complessiva dei Governi. La scelta di campo, che si vuole indurre a fare tra pubblico e privato, è figlia della imperante logica, del guardare il dito che indica la Luna, e non la Luna stessa. Ma queste brodaglie di metodo avariato, un tempo pensavo ci fosse somministrato, dall’azzimato cialtrone di turno, per sua palese incompetenza. Oggi mi sono persuaso, che il metodo, per quanto avariato che sia, ben si inserisce, nel più vasto piano di “distrazione di massa”. E’ del tutto evidente, che limitare genericamente la questione nei termini di intervento pubblico o privato, non fa altro che accendere le passioni dei tifosi di entrambe le categorie. Da lì, a far “volare gli stracci” con reciproche recriminazioni il passo è breve. Tutto ovviamente a discapito di un dibattito sereno e costruttivo. E questo è quello che temo si voglia veramente. L’affermazione per l’ennesima volta, della sempre e comunque interessata, necrofila passione per l’immobilismo, che svetta da decenni nel firmamento degli italici destini. Il settore della Cultura è sempre stato visto come un campo minato. Dal settore pubblico, quindi dalla diretta emanazione del potere politico, come territorio d’intervento imprevedibile, sul quale necessariamente dovere esercitare un deciso controllo.

A proposito di controllo, piccola chiosa, il Sindaco di Roma, l’ormai noto Marino uno e Trino, non pago del disastro complessivo, che ha operato in concorso con il non rimpianto Ministro dei Beni Culturali Bray, sulla nomina del Direttore del Teatro di Roma, ha avuto il folgorante colpo di genio, in barba allo Statuto dell’Ente e alla sua autonomia, di farsi consegnare dal Presidente del Teatro, i curricula degli aspiranti Direttori presentati, come dovuto al C.d.A. dell’Ente. Che essi, per una ulteriore ed esaustiva valutazione, dovessere finire sulla scrivania del Sindaco, al più può essere contemplato da qualche Statuto dei bei Soviet di una volta. I fatti si commentano da soli. Come anche il silenzio complessivo sulla vicenda. Ma noi dell’Indro, abbiamo la lingua lunga, e non ci accodiamo certo al bunga bunga, delle varie omertà. Comunque la Cultura per il potere politico, per sua natura rappresenta una insidia e un pericolo. Meglio virare il tutto nel fast-food h24 dell’informazione.

Il settore privato a sua volta, fino a poco tempo fa, non riteneva il comparto artistico culturale remunerativo, e il concetto del Mecenatismo, era rimasto confinato come un aspetto curioso del nostro Rinascimento. A fronte di tali considerazioni, qualcuno potrebbe dire giustamente “Che fare?”, parafrasando il titolo di un intrigante libello, di Wladimir Ulianoff, meglio conosciuto in arte come Lenin. Come abbiamo detto quello che manca è un progetto, condiviso e di ampio respiro. Per addivenire a ciò, bisogna individuare chi sono i soggetti legittimati a silupparlo. Ma per arrivare a queste determinazioni, bisogna trovare un punto condiviso, sul se, ed eventualmente quanto è rilevante la dimensione artistico culturale, nella vita di una Nazione. Sollevati questi dilemmi, che ritengo siano corollari di presupposti imprescindibili, per dare degna impostazione alla questione, non posso che avventurarmi nel campo delle mie opinioni personali. Ritengo che la produzione artistica e culturale, siano l’innervatura che irradia e sostiene, le strutture estetiche e valoriali di un popolo, e contribuisca a crearne l’identità. Che ciò lo distingue dagli altri, e che le sue peculiarità diventano oggetto di promozione verso gli altri popoli, le quali concorrono a determinare un terreno di pacifica convivenza e conoscenza reciproca. La vitale e produttiva curiosità, che nasce dall’incontro del diverso da sè.

Arte e Cultura sono il collante tra le varie generazioni, e il primo elemento identificativo di una storia nazionale. Detto questo il destinatario legittimato a elaborare un piano organico per la valorizzazione di queste ricchezze altri non può essere che lo Stato. L’apporto dei privati e dei loro capitali, sono ben accetti, se inseriti nel piano complessivo, che per essere tale deve avere più di una finalità. E una generalità di fini non può che essere dello Stato. Il restauro di un singolo monumento, può rispondere alle necessità di una singola emergenza. Ma un piano complessivo, fatalmente coinvolgerebbe, comparti del turismo e della buona gestione dei beni ambientali. Lo sviluppo economico, può aversi solo con lo sviluppo delle progettualità. Ritorniamo alla Costituzione, non per strimpellarci sopra litanie usurate dalla loro smaccata strumentalità. Rileggiamo con la dovuta attenzione l’art. 9, certo facendogli la tara dovuta per il passare del tempo. Lì è chiaramente indicata una via di progettualità complessiva per l’Arte la Cultura e non solo. Non mi illudo, continueranno solo degli interventi sporadici e dispersivi, dettati da vanità e interessi elettorali locali. Siamo o non siamo la terra dei cento campanili. Qualcuno dovrebbe ricordarsi che nei campanili ci sono le campane. Il dilemma, a breve, non sarà più pubblico o privato, ma per chi suona la campana? I rintocchi saranno talmente forti che non ci sarà bisogno per nessuno delll’ausilio di apparecchi acustici.

 

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