domenica, Settembre 19

Cuba – USA: e bravo Castro! Svolta storica o ‘secondo tradimento’? Nell'interesse degli americani e dei cubani o di Obama e Castro?

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E’ certo un’eccellente notizia la liberazione di Alan Gross, il funzionario americano dell’USAID (United States Agency for International Development) condannato all’Avana nel 2009 a 15 anni di detenzione per aver distribuito telefoni satellitari a esponenti della società civile cubana. Lo è meno il fatto che, in cambio, Washington abbia rilasciato tre pericolose spie cubane, Antonio Guerrero, Gerardo Hernandez e Ramon Labanino, membri della temibile ‘Red Avispa, condannate negli Usa nel 2001, per spionaggio, a pene pesantissime (Hernandez, in particolare, doveva scontare un doppio ergastolo per omicidio!).

Non ci si può, inoltre, che rallegrare di fronte alle prospettive evocate dal Presidente americano, Barack Obama, sulla normalizzazione dei rapporti cubano-americani e sull’allentamento dell’embargo (che peraltro aveva già conosciuto diverse ‘aperture’ in materia di prodotti alimentari e medicine). Misura che gioverà senza dubbio ai due popoli, ma aiuterà molto anche il regime castrista! Anche se, bisogna precisare, l’abolizione completa dell’embargo, stabilita con legge federale nel 1962, potrà essere decisa solo dal Congresso, un Congresso oramai a maggioranza repubblicana e dove le cose saranno sempre meno facili per Obama. Meglio quindi non vedere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso …

Ci si rallegra un po’ di meno quando sui media internazionali si raffigurano i due Presidenti sullo stesso piano, quasi fossero esponenti di mondi politici in qualche modo simili. Entrambi hanno dato, in contemporanea, la buona novella ai rispettivi popoli. Entrambi hanno deciso di imprimere un nuovo corso ai rapporti tra i due Paesi. Entrambi hanno lavorato per raggiungere un compromesso di portata storica e tutti possono e devono essere soddisfatti.

Il Papa poi ha dato la sua benedizione, i due Presidenti hanno ringraziato e tutto va per il meglio.
Benissimo.
Solo che uno è un Presidente democraticamente eletto e tra due anni, in base al dettato della Costituzione statunitense, uscirà dalla scena istituzionale; l’altro, invece, è un dittatore che ha ereditato il potere dal fratello Fidel e non è detto che non lo trasferisca a uno dei suoi figli. Come i tre Kim della Corea del Nord.
Dimenticati quindi tutti gli eccessi del castrismo?, tutte le sofferenze del popolo cubano, tutte le vittime dirette e indirette del regime, le migliaia di persone annegate nello stretto della Florida nella folle navigazione verso la libertà, la negazione delle libertà politiche e dei diritti dell’uomo?

Riempie, ovviamente, il cuore di speranza la liberazione di 53 prigionieri politici cubani decisa da Raul Castro. Una speranza, però, in parte offuscata quando si constata che niente è cambiato nel sistema politico castrista, nel suo apparato di repressione politica e nei suoi sistemi di compressione dei diritti umani.
E’ stato un regalo, un cadeau fatto alla disponibile Amministrazione democratica di Obama. Un regalo simile a quello che lo stesso Raul Castro fece all’Unione Europea qualche anno fa per farle abbandonare la cosiddetta ‘Posizione Comune’, che condizionava gli aiuti di Bruxelles a concreti progressi nel settore dei diritti dell’uomo. I prigionieri politici come merce di scambio, niente di più.

E tanto per ricordare che il regime cubano è una dittatura militare, dove i militari svolgono un ruolo essenziale nella vita politica, economica e sociale del Paese e decidono tutto, Raul ha letto in televisione il suo storico discorso vestito da generale del Forze Armate Rivoluzionarie (FAR). E non è stato un solo un dettaglio vestimentario: voleva ricordare chi comanda a Cuba!

Insomma, siamo davvero di fronte a una svolta storica o -come pensano molti cubani di Miami- assistiamo a unsecondo tradimento’, dopo quello perpetrato nel 1961 quando gli anticastristi sbarcati sulla Playa Giron furono abbandonati a se stessi dal Governo americano malgrado le promesse fatte?

Il Presidente Obama ha giustificato la sua decisione affermando che l’embargo si è rivelato del tutto inutile. Dopo più di cinquant’anni, i Castro sono sempre lì e il blocco economico, finanziario e commerciale non è servito a piegare il regime. La dittatura, in effetti, continua. Ben detto. E ciò che del resto ha sempre sostenuto Fidel Castro! L’embargo non lo avrebbe mai piegato e non lo ha piegato. E’ lo stesso Obama a dargliene atto e ad ammette indirettamente la sconfitta americana, legittimando l’erede di Fidel.

Occorre, quindi, seguire altre strade per favorire il ritorno della democrazia e del benessere a Cuba. Ma quali? Collaborando con i fratelli Castro? Non lo crediamo possibile. Facendo emergere una nuova classe dirigente più aperta alla democrazia e al mercato? Gli americani non sono stati capaci di farlo in cinquant’anni, non potranno farlo adesso che hanno riconosciuto il regime e ‘dialogano’ con la famiglia Castro. E allora come? Tutto appare ancora molto opaco da questo punto di vista.

Riconosciamo che effettivamente è stato raggiunto un accordo di immensa portata. Un accordo, però, ‘asimmetrico’, che favorisce da subito il regime castrista, mentre lascia solo intravedere agli americani l’eventualità di potere in futuro giocare un qualche ruolo per il ritorno della democrazia a Cuba. Raul, insomma, incassa immediatamente, Barack a babbo morto.

Un accordo che in ogni caso lascia l’amaro in bocca per il ‘modo’ in cui è stato negoziato e concluso. Tutto è stato fatto di nascosto.
Ora è chiaro che uno scambio di spie va negoziato in gran segreto e annunciato solo ‘dopo’ l’evento per evitare qualsiasi tipo di interferenza. Anche se nel nostro caso, lo ripetiamo, si è trattato di uno scambio ‘anomalo’: Gross non era una spia, i tre cubani sì. Ma ammettiamo pure che l’Amministrazione americana abbia voluto essere generosa pur di tirar fuori dall’inferno delle prigioni cubane, dove stava praticamente morendo, Alan Gross.
Ma un accordo che cambia fondamentalmente la politica estera degli Stati Uniti avrebbe forse richiesto un qualche confronto con le forze politiche del Paese, un qualche passaggio parlamentare, una qualche preparazione dell’opinione pubblica. La diplomazia segreta sembra più consona ai regimi dittatoriali che alle grandi democrazie.

Obama ha centrato un colpo mediatico mondiale e ha indubbiamente ridato luce alla sua immagine internazionale da tempo appannata. Ma siamo sicuri che abbia fatto gli interessi degli americani? Siamo certi che abbia favorito le aspirazioni dei cubani alla libertà e la benessere? Cosa succederà adesso ai cubani che vivono in Florida, potranno continuare ad avere lo status di rifugiati politici se il regime dal quale sono fuggiti è stato legittimato da Washington?

Insomma, se per l’Avana il bicchiere delle prospettive di durata del regime può essere considerato ora mezzo pieno (e forse anche di più), a Washington sono in molti a consideralo invece mezzo vuoto, e non pochi ritengono che il popolo cubano sia stato in definitiva abbandonato a se stesso e ancora una volta affidato alla famiglia Castro. Una vittoria del regime cubano, una sconfitta della democrazia americana.

 

* l’Autore è stato Ambasciatore d’Italia a Cuba dal 2005 al 2009

 

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