mercoledì, Aprile 14

Cuba: uno sguardo all’economia castrista

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A L’Avana è tempo di conti e le analisi economiche si distinguono tra quelle pragmatiche e quelle prospettiche in funzione di un prossimo epilogo dell’embargo statunitense. Tuttavia ragionare su come potrebbe essere l’economia cubana dopo una completa normalizzazione delle relazioni internazionali, potrebbe essere fuorviante e generare illusioni e delusioni a causa della concreta incertezza sui tempi necessari al pieno accordo tra le parti.

Pertanto a Cuba ci si attiene ai fatti concreti per giungere ad un quadro economico e finanziario prospettico per il 2016, considerando si la normalizzazione, ma con le dovute cautele. Innanzi tutto c’è da annotare un avanzamento dell’impiego privato o non governativo che giunge a rappresentare il 29% della forza lavoro impiegata. Un dato che cresce seppur lentamente e permette allo stato di ridurre progressivamente i costi di un impiego pubblico esorbitante (ricordiamo che nel 2010 questo rappresentava l’84% dell’occupazione nazionale). Una cambio economico che si rispecchia su un aumento della produttività che nel 2015 è arrivata a crescere del 6,7% con un salario medio di 688 pesos mensili (+17,8% sul 2014) mentre invece la manodopera non impiegata si riduce fino al 2,4% (nel 2014 era al 3,1% della forza lavoro attiva). Produttività e aumento del salario che procedono verso l’alto a braccetto perché, per il governo cubano, la proporzionalità tra i due permette di contenere l’inflazione ovvero le variazioni derivante dall’indice dei prezzi al consumo che per il 2016 le sue oscillazioni dovrebbero avvenire in un range tra lo 0 e il +3%. Pertanto si prevede nel 2016 un aumento salariale del 2% al fronte di una crescita della produttività del 2,2%. Detto ciò a preoccupare la popolazione è il potere d’acquisto che si ha con un salario medio di 688 pesos (poco meno di € 24,00). Proprio a tal fine lo scorso 3 maggio, sulla Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate la risoluzioni 157-C e 162 del 2016 controfirmate dal ministero delle finanze e dei prezzi, le quali ottemperano alla necessità di stabilire un tetto massimo ai prezzi dei prodotti agricoli. Infatti il governo cubano aveva riscontrato un mal funzionamento del sistema dei prezzi con un principio di speculazione al rialzo sui prezzi delle derrate alimentari. Con tali risoluzioni invece si stabilisce per un cospicuo numero di prodotti il prezzo massimo applicabile considerando anche la stagionalità degli stessi prodotti e la loro qualità.

Nel complesso il 2015 ha registrato una crescita economica del 4% rispettando le attese e soprattutto distaccandosi dal solo 1% conseguito nel 2014 e dal risultato medio 2009-2014 del 2,4%. Pertanto un netto miglioramento che dal un lato non può prescindere dall’ottimismo generato dal processo di normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti. In concreto tuttavia troviamo altri fattori, ben più sostanziali in termini finanziari, che hanno permesso un alleggerimento del debito cubano. Nella fattispecie parliamo di un processo di riabilitazione cubana al debito internazionale che negli ultimi cinque anni ha visto il condono del 90% del debito nei confronti della Russia (risalente al periodo della guerra fredda), il condono del 70% del debito accumulato nei confronti del Messico ed infine (2015) il condono del 70% del debito accumulato con il Club di Parigi (con debito residuo da restituire in 18 anni) che in termini economici vuol dire aver risparmiato in 5 anni l’obbligo di versare 19 mila 206 milioni di dollari. Anche il turismo ha offerto ottimi risultati nel 2015 nonostante l’embargo e le ovvie restrizioni per gli statunitensi nell’accedere all’isola. I flussi in entrata hanno avuto un incremento di circa il 18% con corrispondente aumento degli introiti nel settore del 14,2%. C’è da dire tuttavia che nonostante un aumento del comparto terziario gran parte (61,1%) della crescita conseguita deriva dalle performance della produzione materiale (settore agricolo, minerario, industria, etc). Importante l’impatto della riduzione mondiale del prezzo del petrolio che ha permesso all’isola un cospicuo risparmio essendo importatore netto di tale risorsa. Infine, il nuovo scenario mondiale (normalizzazione) ha spinto verso l’alto i flussi di investimento verso l’isola che nel 2015 sono cresciuti del 46,1%.

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