mercoledì, Agosto 4

Cuba? un 'Café Nostalgia' Intervista alla scrittrice dissidente Zoé Valdés su L'Avana della nostalgia e la Cuba dei Castro

0
1 2


Veniamo ai suoi libri. Può parlarci delle sue ultime opere? Il suo maggior successo commerciale…

Il mio ultimo libro pubblicato parla dell’Avana, sono i miei ricordi avaneri, della mia infanzia, della mia gioventù, dei monumenti storici e della memoria. S’intitola ‘L’Avana, mon amour‘, è stato pubblicato in Spagna da Stella Maris e uscirà in Francia per Arthaud. I miei maggiori successi commerciali sono stati ‘La nada cotidiana‘ e ‘Te di la vida entera‘, poi ‘Café Nostalgia‘ e ‘Querido primer novio‘ (i primi tre editi in Italia da Frassinelli, ma ormai introvabili, nda). Quasi tutti i miei libri sono stati tradotti in più di venti lingue.

Si considera una dissidente?

Lo sono. Dissento da una dittatura, mi oppongo con forza. Lo faccio da tempo. Posso vivere tranquillamente con i diritti dei miei libri, quindi ho deciso di oppormi in maniera trasparente a una tirannia che continua a mandare in malora il mio Paese.

Perché a Cuba non vengono pubblicate le sue opere?

A Cuba sono proibita. Fidel Castro in persona, nel corso di un discorso, disse che la Rivoluzione aveva tre nemici: Reinaldo Arenas, Guillermo Cabrera Infante e Zoé Valdés. Mi onora essere accomunata a quei due grandi nomi. ‘Granma‘ mi ha attaccato più volte come persona e come scrittrice. Cercano di far sparire con ogni mezzo i miei libri e la mia esistenza nella storia della letteratura cubana contemporanea. Non pubblicano i miei libri perché mi sono contrapposta a loro, ho detto la verità sul regime cubano dove mi è stata data l’opportunità.

Perché a Cuba scoprono certi scrittori solo dopo morti? Penso a Virgilio Piñera, Lezama Lima, Heberto Padilla

Perché pretendono appropriarsi della loro opera, venderla e guadagnare denaro con loro. Ma non hanno potuto farlo con Reinaldo Arenas e con Guillermo Cabrera Infante. Le loro opere sono così chiare e così contro il regime da non poter essere utilizzate come è accaduto con altre. Basti pensare alla lettera di addio di Reinaldo che fu pubblicata da ‘Le Monde‘, dove incolpava Fidel Castro del suo suicidio. Basti pensare al libro ‘Mea Cuba‘ e tanti altri articoli di Guillermo, fermamente anticastristi.

Che cosa pensa del fenomeno Yoani Sánchez?

Non vorrei parlare di lei. Non mi piace né come persona né come personaggio. Mi sembra una persona autoritaria e un personaggio completamente costruito. Chi l’ha costruito? Bene, sono convinta che il castrismo è in parte responsabile. Il Governo ha autorizzato tutto quel che ha fatto, persino la diffusione in lungo e in largo delle menzogne scritte sul suo curriculum vitae.

 

Terminiamo con un brano di prosa tratto da ‘Café nostalgia‘. «L’increspatura del bronzo mi ha portato alla memoria l’odore persistente del mare: letargo profumato di guaiava, brezza leggera sotto il naso come quando monta la schiuma della mammea nel recipiente di vetro del frullatore, effluvio umido della fetta di mango appena tagliata, candore del succo fresco di canna da zucchero, gamberi saltellanti nella rete del pescatore, frutti della coccoloba dentro una coppetta, caffè bollente che cola da un filtro di iuta, conchiglie raccolte sulla spiaggia, e miriadi di pesci impazziti che cercano rifugio tra le mie caviglie…

Il sapore dell’Avana in estate e in inverno è profumo di salsedine e muffa che copre muri di vecchi palazzi, ma è anche odore di congrí e minestra di fagioli neri che impregna scale di condomini anneriti. Il Malecón è il simbolo della città, un muro basso che pare gigantesco, un muro che ruba lo spazio al mare, confine tra la terra e l’infinito, anche se il mare ha sempre la meglio, ondeggia e straripa, invade una città in attesa».

Zoé Valdés beve fino in fondo il suo ‘Café Nostalgia’, immagina un impossibile ritorno, mentre il ricordo dell’Avana si fa pesante come un macigno, sa che non potrebbe liberarsene neppure rivedendola, perché non può essere la stessa città del passato.
A noi non resta che seguire il suo esempio e fondare una specie di salotto per calmare l’agonia dell’attesa, un salotto dove si canta, si beve e si balla. E quel salotto lo chiameremo proprio Café Nostalgia

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->