lunedì, Ottobre 18

Cuba? un 'Café Nostalgia' Intervista alla scrittrice dissidente Zoé Valdés su L'Avana della nostalgia e la Cuba dei Castro

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Zoé Valdés è una narratrice cubana in esilio, una scrittrice che per la cultura ufficiale non esiste, rea di aver tradito, colpevole del peggior reato, la controrivoluzione. Erede della pesante tradizione di Guillermo Cabrera Infante, racconta con nostalgia una Cuba che da anni non rivede, perché qualcuno la ritiene indegna della sua terra. Verrà il tempo di rifare i conti con la storia e di giudicare troppi valori contraffatti, verrà il momento per non assolvere e per dire che Zoé Valdés è grande narrativa cubana in esilio, che racconta il dolore di una scrittura impotente contro la tirannia.

Zoé Valdés -nel suo capolavoro, ‘Café nostalgia‘- sogna la sua Avana percossa dalla pioggia, immagina un acquazzone fitto e limpido, un temporale profumato di erba fradicia, di asfalto dissestato, di umidità penetrante e vapore che confonde un selciato pieno di buche. A Parigi piove a perpendicolo e senza odori, ma se lei si concentra ricorda una pioggia frenetica e intensa, profumata di sogni che non fanno dormire. All’Avana piove di traverso, in tutte le direzioni, la pioggia batte se stessa, il turbine d’acqua sterza l’orizzonte e profuma di sale. Il profumo che resta nell’aria dopo un acquazzone avanero è un odore unico al mondo, perché non esiste luogo ove la pioggia conserva lo stesso sapore.

Zoé Valdés, dal suo esilio parigino, ci ha rilasciato questa intervista in esclusiva.

Zoé, come vede il futuro di Cuba?

Nonostante tutto, sono ottimista. Credo che un giorno o l’altro finirà la dittatura e avremo anche noi libertà e democrazia. Così dovrà essere, prima o poi. Ma c’è ancora tempo perché tutto questo si verifichi. Una nuova generazione di castristi, gli eredi, sta aspettando di andare al potere.

Come si spiega il cambiamento di rapporti con gli USA e gli ultimi eventi cubani?

Il cambiamento di rapporti con gli USA si sta preparando da molto tempo, dalle presidenze Carter e Clinton, ma con Fidel Castro era impossibile realizzarlo. Tutto questo è stato possibile solo con Raúl Castro, con un Fidel Castro molto malato, e con una pessima situazione economica a Cuba. Inoltre, ha contribuito molto l’eccessiva morbidezza di Barack Obama, che ha concesso tutto in cambio di niente, senza pretendere la contropartita di libertà e democrazia. Le sue richieste in tal senso sono andate a perdersi nel niente.

Tutto risolto, allora? Cuba è un Paese come gli altri?

No, niente è stato risolto. E Cuba continua essere una dittatura. Non è un Paese come gli altri. È una dittatura alla quale sono sempre stati concessi, sia da parte dell’Europa che degli Stati Uniti, vantaggio di ogni tipo.

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