venerdì, Maggio 7

Cuba, riaperta l'ambasciata americana field_506ffb1d3dbe2

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E’ atterrato a L’Avana il segretario di Stato Usa, John Kerry, per la cerimonia di riapertura dell’ambasciata americana a Cuba dopo 54 anni di rottura delle relazioni diplomatiche. Si tratta della prima visita di un capo della diplomazia Usa dal 1945. Assieme a Kerry parteciperanno alla cerimonia una ventina di membri del Congresso e funzionari della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato, del Tesoro, del Commercio e delle Difesa Usa. A issare la bandiera tre ex marine che 54 anni fa, il 4 gennaio 1961, ammainarono la bandiera statunitense. Si tratta del 78enne sergente Jim Tracy, il 76enne caporale Mike East ed il 75enne soldato Larry Morris. Presente alla cerimonia il Ministro degli Esteri svizzero Didier Burkhalter in rappresentanza della Confederazione, invitata d’onore alla cerimonia per aver curato in questi anni gli interessi degli Stati Uniti a Cuba e quelli dell’Avana a Washington. Nella conferenza stampa a margine dell’evento, Kerry ha voluto ringraziare Papa Francesco per il suo ruolo nel disgelo delle relazioni tra i due Paesi.

L’ambasciata riaprirà i battenti nello storico edificio di sette piani in vetro e cemento che svetta sul Malecon, dove lavorano 50 funzionari americani e 300 impiegati cubani. Inaugurato nel 1953, il palazzo è stato costruito dagli architetti americani Wallace Harrison e Max Abramovitz, gli stessi che realizzarono la sede della Cia a Langley. Il 3 gennaio 1961 cessò formalmente il suo ruolo di ambasciata con la rottura dei rapporti diplomatici, due anni dopo la revolucion di Fidel Castro.

La nuova ambasciata potrebbe però rimanere a lungo senza titolare. La legge americana prevede che le nomine degli ambasciatori siano ratificate dal Senato e l’opposizione repubblicana minaccia di bloccare il procedimento. Lo scontro su Cuba rischia di venire ampliato dalla campagna per le elezioni presidenziali del 2016. Fra i candidati alle primarie repubblicane vi sono infatti due senatori di origine cubana – Ted Cruz e Marco Rubio – entrambi ostili alla ripresa dei rapporti diplomatici con l’Avana.

Sull’agenda di Kerry è previsto un incontro con Yoani Sanchez, Manuel Cuesta Morua, Martha Beatriz Roque, alcuni dei principali esponenti dell’opposizione cubana, nella residenza dell’incaricato d’affari Usa, Jeffrey DeLaurentis. Yoani Sanchez ha oggi pubblicato sul giornale online ’14ymedio’, da lei lanciato, un articolo dal titolo: ‘Alzare la bandiera, ammainare il passato’. «Il fatto di vivere questo 14 agosto a Cuba», scrive Sanchez, «ci rende partecipi insieme a oltre 11 milioni di persone di un fatto storico che trascende l’innalzamento di un emblema. Tutti oggi saremo al centro di quello che succede». «Per la mia generazione», prosegue Sanchez, «come per tanti altri cubani, finisce una fase. Non significa che a partire da domani tutto quello che abbiamo sognato si concretizzerà, né che la libertà irrompa per opera e grazia di un pezzo di stoffa che batte vicino al Malecon», dove svetta la sede diplomatica, alto edificio di sette piani in vetro e cemento. «Adesso viene la parte più difficile. Tuttavia, sarà un tipo di cammino in salita nel quale non si potrà riversare la colpa dei nostri errori sul vicino del nord. Inizia la fase di essere ciò che siamo e riconoscere perché siamo arrivati solo fino a qui», conclude Sanzhez.

Emergono inoltre molti retroscena sui negoziati che hanno preceduto la ripresa delle relazioni Usa- Cuba. C’è stata anche una gravidanza da tenere nascosta durante i 18 mesi di negoziati segreti che hanno portato allo storico annuncio dello scorso dicembre sulla ripresa dei rapporti fra le parti. Fra i gesti distensivi vi è stata infatti l’inseminazione artificiale, con il seme del marito detenuto, della moglie di Gerardo Hernandez, uno dei ‘Cinque di Cuba’ che gli Stati Uniti hanno poi liberato il giorno dell’annuncio. Quando la gravidanza diventò evidente, racconta il New York Times, Washington chiese all’Avana di tenere la donna lontano dagli occhi del pubblico per evitare fughe di notizie sulla trattativa.

Più drammatica la vicenda di Alan Gross, il contractor americano in carcere a Cuba. Disperato, l’uomo minacciava il suicidio. Non sitrattava solo di salvare la sua vita, ma anche il negoziato. E il presidente americano Barack Obama gli scrisse personalmente, esortandolo a non perdere speranza, ma senza rivelare nulla della trattativa segreta. Gross era stato arrestato nel 2009 per aver distribuito computer e cellulari alla comunità ebraica di Cuba. E proprio la sua vicenda aveva interrotto la politica di apertura verso l’Avana, inaugurata da Obama con l’allentamento delle restrizioni sui viaggi e le rimesse degli emigrati.

Nel dicembre 2012, subito dopo essere stato rieletto, Obama ha incaricato un suo stretto collaboratore, Benjamin Rhodes, e Ricardo Zuniga del Consiglio Nazionale di Sicurezza, di aprire un canale segreto con L’Avana. Avviati nel giugno 2013, i negoziati riservati si sono svolti a Ottawa, con il coinvolgimento del Vaticano. E si sono intrecciati con gli sforzi per la liberazione di Gross, condotti da alcuni membri del Congresso che erano però all’oscuro del negoziato. E’ stato proprio durante un viaggio all’Avana con la moglie di Gross, che il senatore Patrick Leahy ha ricevuto dalla consorte di Hernandez, Adriana Perez, la richiesta di aiutarla ad avere un figlio dal marito in carcere. I cubani chiedevano la liberazione dei Cinque di Cuba in cambio di Gross. Ma Washington non voleva uno scambio fra un uomo che riteneva innocente e cinque persone condannate per spionaggio. A risolvere la questione è stata la Cia, suggerendo di mettere sul piatto anche la liberazione di un cubano in carcere da vent’anni per spionaggio a favore degli Stati Uniti. Le scarcerazioni di tutti loro sono avvenute giusto prima dello storico annuncio dello scorso 17 dicembre. Curiosità: Fidel Castro si è mostrato in pubblico ieri, nel giorno del suo 89esimo compleanno, in giro per l’Avana con il presidente venezuelano Nicolas Maduro e quello boliviano Evo Morales, giunti a Cuba per l’occasione dell’89mo compleanno del lider maximo.

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