domenica, Novembre 28

Cuba: Revolución socialista agli sgoccioli? “Il regime è prigioniero di un paradosso del quale non ha ancora trovato la soluzione. Sa che deve riformare per evitare il malessere sociale, che peraltro comincia sempre più spesso a manifestarsi apertamente, ma sa anche che se riforma troppo poco, il sistema implode e se riforma troppo, il sistema esplode“

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A Cuba è caduto uno degli ultimi tabù del socialismo: pochi giorni fa, infatti, il governo ha liberalizzato l’attività privata nella maggior parte dei settori superando il tetto dei 127 finora concessi. Solo un centinaio «delle oltre 2.000 attività (elencate in un registro che si chiama Clasificador Nacional de Actividades Económicas) in cui è consentito l’esercizio del lavoro privato» – ha spiegato il Ministero del Lavoro – rimarrà in mano pubblica, tra cui media, sanità, produzione di zucchero, tabacco, energia e difesa. Una svolta radicale in un Paese socialista dove lo Stato detiene quasi interamente l’iniziativa economica. Il Presidente Miguel Diaz-Canel aveva già anticipato l’anno scorso queste intenzioni del governo definendole «una priorità immediata».

In realtà, l’iniziativa privata, che aveva ricevuto semaforo verde già nel 2010, aveva vissuto un boom nel 2014, nel corso del disgelo con gli Stati Uniti attuata dall’allora Presidente Barack Obama, ma era stata limitata a un elenco di 127 settori fissato dallo Stato ora eliminato. In quel frangente, la prima apertura del regime cubano ai privati si era rivolto ai tassisti, convertendo gli autisti delle auto pubbliche, fino ad allora dipendenti dello Stato, in imprenditori privati, definiti ‘cuentapropistas’.

Occorre sottolineare che, ad oggi, sono oltre 600.000 i ‘cuentapropristi’, ossia i cubani che lavorano nel settore privato, pari al 14,5% degli 11,2 milioni di abitanti dell’isola, impiegati nella gastronomia, nell’artigianato, nei trasporti locali (taxi) e nell’affitto di stanze ai turisti. Tali stime sarebbero state rese note dalla Ministra del Lavoro Marta Elena Feitó Cabrera, non comprenderebbero il ‘lavoro nero’ molto fiorente, ma non facilmente quantificabile: «Il nostro consiglio dei ministri ha ampliato la possibilità di lavoro indipendente e ha eliminato le restrizioni a vantaggio di oltre 600 mila lavoratori». «Un passo importante per aumentare l’occupazione», le ha fatto eco su Twitter il Ministro dell’Economia, Alejandro Gil.

Tuttavia, la riforma del settore privato potrebbe  non trasformarsi in realtà data la difficile condizione degli imprenditori privati, penalizzati dall’opprimente burocrazia, accompagnata da corruzione e scarsità di materie prime per le proprie imprese.

E il tempo non gioca a favore degli imprenditori anche perché, il primo gennaio, è stato avviato il processo per abolire la dualità monetaria, eliminando il CUC, cioè il peso cubano convertibile, una valuta ‘parificata’ in modo artificiale al dollaro americano e messa in circolazione nel 1994. Tale processo dovrebbe giungere a compimento entro l’estate, nel mese di luglio, quando l’unica moneta legale diventerà il peso cubano, CUP, il cui tasso fisso di cambio si aggira intorno ad 1 USD per 24 CUP.

La svolta non sarà indolore in quanto, se il cambio per la popolazione e per le imprese private è stato fino ad oggi di 1 CUC a 25 CUP, per le imprese statali era in modo artificioso di 1 CUC equivalente a 1 CUP. Un’illusione, dunque, che avrà serie conseguenze sul destino di molte aziende, causando fallimenti, inflazione e conseguenti aumenti dei prezzi di servizi e alimenti. Ma l’aumento salariale deciso dal governo non riesce a controbilanciare la situazione. Pavel Vidal, già economista della banca centrale cubana, è dell’idea che inizialmente la liberalizzazione del settore pubblico potrebbe penalizzare molti cittadini, che potrebbero cominciare a vedere benefici soltanto gradualmente: «I lavoratori autonomi non avranno vita facile a causa dell’ambiente complesso in cui opereranno, con pochi dollari e input nell’economia» – ha affermato l’ex economista della banca centrale cubana che insegna alla Pontificia Universidad Javeriana Cali della Colombia – «Ma con l’ingegnosità dei cubani e la sofisticazione del mercato parallelo, saranno in grado di decollare poco a poco».

La riforma monetaria, che pone fine al regime della doppia valuta avviato nel 1993, insieme alla svalutazione del pesos cubano, non è stata ben accolta dalla popolazione che si è vista ridurre il  potere d’acquisto, nonostante l’aumento dei salari nel settore pubblico e la nuova regolamentazione pensionistica e dell’assistenza sociale. Un aggravio ulteriore alla frattura sociale venutasi a creare dopo l’apertura alla piccola imprenditoria avvenuta nel 2014 durante la quale in molti hanno abbandonato professioni statali con salari minimi in CUP, nel tentativo di migliorare la propria situazione divenendo «cuentapropista».

Attaccate per decenni a un modello di pianificazione centrale di ispirazione sovietica, le riforme cubane mirano a una modernizzazione dell’economia, secondo le Linee Guida di Politica Economica e Sociale approvate dal Congresso del Partito Comunista Cubano (PCC) già nel 2011. Il governo lo chiama ‘Tarea Ordenamiento’, un programma per ‘rendere l’economia più produttiva ed efficiente’.

Un’esigenza divenuta, a causa del COVID-19 e delle nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti di Donald Trump, non più rinviabile: nel 2020, infatti, il PIL è calato dell’11 per cento, accompagnandosi a problemi di rifornimento di alimenti e beni di prima necessità che portavano a lunghe code di fronte ai negozi a L’Avana. Occorre ricordare che Cuba produce frutta e legumi, ma non dispone di allevamenti di pollame e suini; importa, quindi, oltre due terzi dei prodotti alimentari e ha ridotto del 75% le proprie importazioni alimentari.

L’industria del turismo, tra le principali fonti di entrate per circa 3 miliardi di dollari l’anno, è stata falcidiata dalla pandemia a fronte di un drastico calo, pari all’80%, dei visitatori dell’isola. Non a caso per cercare di far ripartire questo strategico settore dell’economia le autorità cubane hanno proposto di vaccinare contro il COVID-19 tutti i turisti in arrivo con il suo Cuba Sovereign 02, attualmente verso la terza fase di sperimentazione e ormai vicino all’approvazione e alla distribuzione.

La situazione così difficile ricorda il cosiddetto Periodo Speciale degli anni ’90, quando la caduta dell’Unione Sovietica lasciò Cuba senza il suo grande sostenitore internazionale e costrinse il governo ad adottare misure economiche draconiane. L’economista cubano Juan Triana Cordoví definisce le riforme comeambizioseanche seavrebbero dovuto essere approvate molto tempo fa’. È diffusa la sensazione il governo abbia perso molte opportunità per intraprendere riforme in un contesto più favorevole: quando le linee guida sono state approvate, il PCC ha dichiarato che l’obiettivo era quello di ‘aggiornare’ la rivoluzione cubana, ma senza rinunciare alla pianificazione centrale e lo stesso Raúl Castro ha chiarito in più di un’occasione che, come stabilito nella sua Costituzione, Cuba è uno Stato socialista.

Negli ultimi anni, all’interno del governo cubano, si è intensificato il dibattito su quale modello economico puntare e fino a che punto aprire l’economia all’iniziativa privata. Non sono mancati i riferimenti al ‘modello cinese’ e all’evoluzione della superpotenza asiatica verso un’economia fiorente senza che ciò implichi un’apertura politica o la fine del sistema monopartitico, la paura più radicata nella leadership cubana. Ma, come è evidente, Cuba non ha né l’enorme popolazione né l’esplosione tecnologica della Cina, il che fa emergere dubbi sulla capacità dell’isola caraibica di imitare il modello cinese.

Non è escluso che, come per certi versi avviene in Cina, Cuba si avvii verso un’economia mista, in cui l’iniziativa privata convive con lo Stato, che continuerà a controllare i settori strategici, ma dove gli investimenti esteri dovrebbero svolgere un ruolo chiave. Di qui la necessità di creare spazio fiscale per sostenere le aziende.

Ciò nonostante tutte le nuvole scure all’orizzonte, gli esperti concordano sul fatto che Cuba non ha scelta e deve riformare la sua economia. Eppure, anche la leadership che ha disegnato la nuova politica economica ha tracciato le sue linee rosse e, a detta di molti osservatori, realizzare queste riforme senza implicare un cambiamento politico sia la grande sfida che deve affrontare il Partito Comunista Cubano. Una sfida che dovrà affrontare con rinnovata leadership quando questa primavera Raúl Castro lascerà definitivamente il suo incarico di Segretario generale, simboleggiando così il passaggio alla riserva della cosiddetta ‘generazione storica’ ​​dei leader rivoluzionari.

Non sono pochi coloro che pensano che queste riforme potrebbero porre le promesse per la ripresa del dialogo tra L’Avana e Washington, ora che alla Casa Bianca c’è Joe Biden. Il Presidente della Commissione Finanze del Senato, Ron Wyden, democratico dell’Oregon, ha presentato un disegno di legge per abrogare le sanzioni contro Cuba e riallacciare normali relazioni commerciali con la piccola nazione caraibica, ma, al Senato, servono 60 voti per portarlo in aula e quindi occorrerebbe anche un appoggio repubblicano che non c’è in quanto essi contano sui voti della parte conservatrice della comunità degli esuli cubani per mantenere il loro consenso in Florida.

Il governo Biden è intenzionato a rimuovere le dure restrizioni di Trump che hanno danneggiato più direttamente i civili cubani, avrebbero rivelato alcuni funzionari dell’amministrazione. Il primo di questi è il limite alla quantità di rimesse che i cubani americani possono inviare ai loro parenti sull’isola. L’amministrazione ripristinerà anche alcuni servizi di cablaggio, tra cui Western Union, utilizzati per trasmettere i soldi e che il governo precedente aveva bloccato. Il denaro è un’ancora di salvezza per molti cubani. Il team di Biden intenderebbe anche consentire più viaggi tra i due Paesi. «Politicamente manterrà i primi passi limitati per ora», ha detto John Caulfield, ex capo della missione statunitense a L’Avana. Ma cosa potrebbe cambiare? Quali conseguenze avranno, a livello economico e politico nazionale, i tentativi del governo cubano? Lo abbiamo chiesto a  Domenico Vecchioni, storico e saggista, già diplomatico di carriera che ha ricoperto numerosi incarichi alla Farnesina e all’estero tra cui, dal 2005 e al 2009, quello di  Ambasciatore d’Italia a Cuba.

 

Il primo gennaio, è iniziato il processo per eliminare la dualità monetaria, cancellando il CUC, o peso cubano convertibile. Il governo cubano ha poi autorizzato l’attività privata nella maggior parte dei settori, superando i 127 settori finora in cui era finora concessa. Una riforma radicale in un Paese socialista dove lo Stato domina l’iniziativa economica. Quanto decisiva in questa svolta è stata la crisi economica causata dalla pandemia di COVID-19 e quanto l’inasprimento delle sanzioni voluto da Trump?

Leconomia cubana è in crisi permanente. Non è mai veramente decollata dal trionfo della Rivoluzione. Nonostante gli sforzi di Raul Castro di correggere ‘gli errori e gli eccessi’ del regime voluto da suo fratello Fidel, la situazione non è cambiata in maniera significativa. Dopo 62 anni di Rivoluzione , il salario medio del cubano è di 30 dollari al mese, un dollaro al giorno. Tutte le misure decise da Raul, da più di dieci anni a questa parte, hanno quindi avuto lobiettivo di accendere il motore delleconomia cubana, attraverso liniezione di forti dosi di vitamine ‘capitaliste’, senza però mai mettere in discussione il sistema politico cubano, basato sul partito unico, il pensiero unico, il sindacato unico  la natura marxista-leninista dello Stato, lassenza di libertà ecc.. Prigioniero del resto di un paradosso del quale non ha ancora trovato la soluzione. Sa che deve riformare per evitare il malessere sociale,che peraltro comincia sempre più spesso a manifestarsi apertamente, ma sa anche che se riforma troppo poco, il sistema implode e se riforma troppo, il sistema esplode. Il Covid 19 e linasprimento della sanzioni volute da Trump (ma più che di inasprimento direi che si è trattato di una parziale cancellazione delle concessioni a senso unico fatte da Obama) hanno ulteriormente aggravato la situazione, facendo venire meno due entrate fondamentali per le casse dello Stato : gli introiti del turismo (che è crollato) e le rimesse degli emigrati che sono ora consentite entro i limiti previsti prima che Obama li ampliasse. Tutto questo ha reso estremamente urgente ladozione di ulteriori misure tese a di risollevare la drammatica situazione economica (quasi un secondo ‘Periodo Especial’) che sta attualmente vivendo il popolo cubano.

Il ministro dell’Economia, Alejandro Gil, ha parlato su Twitter di “un passo importante per aumentare l’occupazione”. Questa ‘novità’ riuscirà effettivamente a migliorare la situazione economica di molta parte della popolazione?

Lobiettivo certamente è quello. Si tratta di vedere se il sistema di accesso al mercato ‘privato’ sarà facilitato o ostacolato da una burocrazia politica sempre molto sospettosa e dal regime fiscale che non dovrà essere tale da scoraggiare liniziativa individuale, come qualche volta è avvenuto in passato. Insomma è uneccellente occasione per creare posti di lavoro. Ma è troppo presto per dire come andrà lattivazione del lavoro privato in un sistema che si vuole ancora collettivista, dirigista e marxista-leninista (è scritto persino nella nuova costituzione adottata due anni fa). Detto per inciso, in questa liberalizzazione del lavoro privato, la legge prevede 124 settori di attività  che ne rimangono invece esclusi. Tra questi guarda caso cè anche il settore della comunicazione… Insomma per il momento non ci potranno essere giornalisti o giornali indipendenti. Un divieto coerente con le caratteristiche del regime.

Ad aprile Raúl Castro darà l’addio alla sua ultima carica pubblica, quella di primo segretario del PCC, unico partito legale sull’isola. L’apertura all’iniziativa privata è il ‘canto del cigno’ del ‘socialismo cubano’ e della leadership della famiglia Castro?

Penso proprio di sì. Lorologio del destino di Cuba, rimasto incastrato tra i cartelli propagandistici della Rivoluzione che annunciavano lavvento di un mondo migliore, ricomincerà a girare dopo la fine della leadership della famiglia Castro e la scomparsa degli ultimi rivoluzionari della Sierra. Sono sicuro che a quel momento i cubani riprenderanno in mano il loro destino e il loro Paese.

Quali conseguenze avranno queste riforme sul piano politico e per la presidenza di Miguel Díaz-Canel?

Diaz Canel sta facendo di tutto per accreditarsi come un Presidente moderato, aperto alle riforme (economiche, non politiche), sensibile alle istanze sociali, offrendo insomma un volto affidabile del regime. Sa che Cuba ha bisogno di investimenti colossali per ricostruire un Paese che è stato fermo nel tempo per sessantanni. Non è autorizzando lattività di un piccolo ristorante familiare che il Paese si risolleverà davvero. Cuba ha bisogno di tutto! E solo gli americani con i loro odiati dollari sarebbero in grado di offrire gli investimenti necessariRaul Castro laveva capito e perciò aveva favorito il rapprochement con Obama. Diaz Canel sembra sulla stessa lunghezza donda. Ma,cè un ma. Il regime non è disposto a variare di una sola virgola il suo sistema politico e non vuole assolutamente sentire parlare di aperture democratiche in cambio di investimenti!

La decisione del governo sull’iniziativa privata getta delle buone basi per ricominciare un dialogo con gli USA guidati da Biden, partendo magari da un rapporto economico? 

Ma io non  sarei così sicuro che le cose migliorerannorapidamente con lamministrazione Biden. Il presidente americano ha in effetti più volte dichiarato che la difesa dei diritti delluomo sarà la punta di lancia della sua politica estera. E la situazione a Cuba in questo settore non è delle più brillanti, per usare un eufemismo, Daltra parte lAvana considera interferenza interna qualsiasi critica alla sua gestione dei diritti delluomo e delle libertà democratiche. Quindi se Biden è conseguente con se stesso, il negoziato sarà molto duro Wait and see!

Russia e Cina potrebbero sfruttare la liberalizzazione per aumentare la loro influenza politica ed economica sull’isola?
Già lo fanno abbondantemente nel settore pubblico, a maggior ragione potrebbero farlo in quello privato.

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