mercoledì, Aprile 14

Cuba, Orlando Luís Pardo Lazo: “Sono uno scrittore che dissente”

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Ho conosciuto Orlando Luís Pardo Lazo (1971) ai tempi in cui mi occupavo di Yoani Sánchez e traducevo il suo blog Generación Y, prima in rete per www.tellusfolio.it, quindi per il quotidiano nazionale La Stampa. Orlando è il più letterario dei blogger alternativi cubani, non è facile tradurre i suoi testi in un buon italiano, perché gioca molto sulle assonanze linguistiche, come faceva Guillermo Cabrera Infante. Gestisce un blog interessante come Lunes de Post Revolución, che contiene riflessioni poetico – narrative sulla Cuba contemporanea. Scrittore e fotografo di ottimo livello, fuori dai circuiti ufficiali perché non allineato, fino al giorno in cui ha continuato a vivere in Centro Avana. Ha pubblicato alcune riviste cartacee e telematiche uscite irregolarmente. A Cuba si ricorda per pregevoli raccolte di racconti: Collage Karaoke (Letras Cubanas, 2001), Empezar de Cero (Extramuros, 2001), Ipatrías (Unicornio, 2005), Mi nombre es William Saroyan (Abril, 2006) e Boring Home (autoproduzione, 2009). Boring Home è la sua ultima opera – polemica e trasgressiva – presentata in maniera alternativa alla Fiera del Libro dell’Avana del 2009 da Yoani Sánchez, non solo fuori programma ma persino all’esterno della struttura, nel parco adiacente alla fortezza dove si teneva la Fiera. La sua mail è: orlandoluispardolazo@gmail.com. Vive in esilio da alcuni anni. Abbiamo avvicinato Orlando per fargli alcune domande.

 

Cosa pensa di quel che è successo in Francia e della situazione europea in generale?

L’Europa è sottoposta a un grave rischio di attacchi. Disgraziatamente le libertà conquistate a prezzo di molti sacrifici sono messe in pericolo da coloro che odiamo lo spirito libero dell’essere umano. L’Europa deve difendersi e deve agire quanto prima, perché dovrà sostenere una guerra che la terrà impegnata su molti fronti, ma se non reagisce bene e con rapidità potrebbe essere troppo tardi per il mondo occidentale.

Mi risulta che da un po’ di tempo non vive più a Cuba. Come ha organizzato la sua vita fuori dall’Isola?

Non vivo in nessun luogo. Per un paio di anni ho vagato per gli Stati Uniti dando conferenze e impartendo lezioni in diverse università, come Princeton, Georgetown e Brown. Sono senza fissa dimora, senza famiglia. Senza padrone, ma con amore (la traduzione italiana perde il gioco di parole amo = padrone – amor = amore, nda). Non ho altra sicurezza sociale se non la solidarietà degli esiliati cubani e in generale di tutte le persone che simpatizzano con la causa della libertà di Cuba e che lottano per la fine del castrismo. Mi sento come una specie di José Martí del XXI secolo, anche se non sto organizzando alcuna invasione armata verso l’Isola. Attualmente risiedo a Reykjavík, in Islanda, e dove ho una borsa di studio della ONG europea I.C.O.R.N e del municipio di questa città.

Come vedi il futuro di Cuba?

Cuba si è giocata il futuro. La nazione si trasformerà in un trampolino di lancio, post nazionale. La sola cosa duratura a Cuba sarà la nuova élite corporativa – militare di cubani muniti di tessera del partito comunista (senza bisogno di essere comunisti), appoggiati da magnati mafiosi internazionali: russi, iraniani, nordcoreani, venezuelani, colombiani e molti altri privi di scrupoli, compresi alcuni impresari europei falsamente democratici.

Come ti spieghi il cambiamento di politica tra USA e Cuba? Tutto risolto? Cuba è un paese come gli altri?

Cuba è una dittatura come qualsiasi altra dittatura. Storicamente, gli Stati Uniti d’America hanno sempre sostenuto tutte le dittature criminali latinoamericane, eccetto la cubana. La politica di riavvicinamento tra il presidente Barack Obama e il generale Raúl Castro è pertanto coerente con il modo di operare di un Paese i cui princìpi – dal 1776 in poi – sono cambiati solo per ottenere una quantità maggiore di profitti economici. Sì, tutto è stato risolto: noi cubani ce ne andiamo in massa da Cuba, creando crisi migratorie in tutto l’emisfero; al tempo stesso i cubano – americani, i nordamericani e anche gli europei sostengono in massa con i loro crediti finanziari il regime neocastrista basato sul capitalismo di Stato.

Ci può parlare dei suoi libri? Si ritiene un dissidente?

Tra il 2001 e il 2007 ho pubblicato quattro libri di racconti a Cuba, vincitori di premi nazionali. Nel 2008 ho aperto il mio blog Lunes de post-revolución, sono stato espulso da tutte le istituzioni letterarie e culturali cubane e sono diventato un paria in pieno paradiso del proletariato. Ma sono diventato più libero. La mia voce ha guadagnato visibilità nel mondo. Molte persone si sono mostrate solidali con me e mi hanno aiutato a tradurre i miei testi in molte lingue. La Sicurezza di Stato mi ha arrestato diverse volte, ma non mi hanno mai messo sotto processo. Non sono un dissidente che scrive, ma sono uno scrittore che dissente, sia sotto una dittatura che in democrazia.

Qual è stato il suo maggior successo commerciale?

Nessuno. I diritti d’autore relativi ai quattro libri che ho pubblicato a Cuba sono irrisori. All’estero ho pubblicato in diverse antologie di nuova narrativa cubana come Cuba in splinters, libri di foto come L’Avana abbandonata e il mio libro di racconti censurato a Cuba: Boring home (El Nacional, Caracas). In nessun caso si può parlare di successi commerciali, anzi, io stesso ho comprato molte copie per regalarle agli amici. Sono felice lo stesso. Il best-seller può attendere, così come il Premio Nobel per la Letteratura e molte altre sorprese.

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