venerdì, Aprile 16

Cuba: l’ora di Miguel, delfino di Raul L'Assemblea Nazionale riunita da oggi: entro domani elezione del successore di Raul Castro, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, alla presidenza

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Ufficialmente accadrà domani, ma è già un fatto acclarato da mesi: Miguel  DíazCanel Bermúdez sarà il primo successore dei Castro alla guida di Cuba. Lo sarà nel 57esimo anniversario del fallito sbarco nella Baia dei Porci, considerato dall’Avana come la prima grande sconfitta dell’imperialismo statunitense in America Latina.

Il Parlamento dell’Avana (l’Assemblea Nazionale) si riunisce oggi per l’elezione del nuovo Presidente, poi la sessione parlamentare si concluderà domani nello storico anniversario e l’ufficializzazione dell’elezione di Miguel .

Raul Castro aveva annunciato la sua intenzione di dimettersi da Presidente di Cuba nel 2013, dopo due mandati di cinque anni, quale successore del fratello Fidel -dal 2008. Uscita di scena, la sua, che non significherà meno influenza sugli avvenimenti nel Governo e nel Paese.

Primo presidente che non proviene dalla famiglia dei Castro e dalla rivoluzione del 1959 (è nato l’anno dopo, nel 1960, a Placetas, Villa Clara), ma delfino di  Raul Castro nel ruolo di vice-Presidente, il 57enne (tra due giorni festeggerà il 58° compleanno) Diaz-Canel è inserito da trent’anni nella macchina del partito.

Figlio di una maestra e un meccanico, sposato due volte e padre di due figli, laureato in ingegneria elettronica, professore universitario e membro del Politburo dal 2003, già Segretario del partito nelle province di Villa Clara e Holgui’n, a 58 anni (il 20 aprile) DíazCanel è il primo cubano nato dopo la rivoluzione a raggiungere i vertici delle istituzioni del Paese caraibico.   
Nel 1994 venne nominato Segretario provinciale. Nel 2003 fece il suo ingresso nell’Ufficio Politico, passo essenziale per qualsisia aspirante al potere e sei anni dopo Raul Castro lo nominò Ministro dell’Istruzione; nel marzo del 2012 ottenne una delle vicepresidenze del Consiglio dei Ministri e l’anno successivo, nel 2013 Raul lo ha scelto come primo vice Presidente, preferendolo ad altri giovani leader emergenti come Roberto Robaina e Felipe Perez Roque che, a suo giudizio, apparivano troppo attirati ‘dal miele del potere’. Diaz-Canel è stato, invece, più discreto e solo di recente ha cominciato ad avere maggiore visibilità. Ha rappresentato Cuba in occasione di insediamenti di presidenti di Paesi amici e ricevuto delegazioni di Paesi alleati come il Venezuela e la Russia. All’estero si è fatto spesso accompagnare dalla seconda moglie, Lis Cuesta, rompendo la consuetudine cubana di consorti invisibili.

Miguel, uomo che conosce bene il sistema di potere per averlo praticatoda dentro’, è considerato un riformatore: si è battuto per una maggiore apertura a Internet e per una stampa più critica, anche se usa toni duri verso gli Usa e i dissidenti.
Fu lui a lanciare il movimento rock dell’isola -ammiratore confesso dei Beatles- con la creazione del centro di El Mehunche, inizialmente osteggiata dal regime. A Cuba «ci saranno sempre presidenti che proteggeranno la rivoluzione, gente del popolo, che sceglierà il popolo», aveva detto nei mesi scorsi il neo-Presidente, e asorvegliaresu come lui proteggerà la Rivoluzione ci sarà ancora Raul, che resterà alla guida del Partito comunista fino al prossimo congresso del 2021, un periodo sufficientemente lungo per garantire una transizione controllata e guardare le spalle del suo protetto se il programma di riforme dovesse incontrare maggiori difficoltà del previsto.

La rotturacon i Castro, dunque, secondo la gran parte degli analisti, sarà solo simbolica, le strade di Cuba non si separeranno davvero  -o almeno non ancora- da quelle dei Castro. Il 19 aprile 2018 sarà una data simbolo, come e quanta consistenza dietro al simbolo dipenderà Miguel, a lui spetterà dare consistenza. Dalla sua avrà la nuova classe imprenditoriale cubana, sicuramente le nuove generazioni che guardano con ansia e il mondo che sta oltre il mare, verso gli States e oltre, a remare contro, secondo alcuni osservatori, i militari dellavecchia guardia’. Diaz-Canel rompe con la tradizione dell’uomo forte’ alla guida della Rivoluzione: non detiene un potere maggiore di quel che gli è stato dato, e rappresenta un profilo più debole rispetto a quello dei suoi predecessori; tuttavia potrà comunque contare sulla presenza dietro le quinte di Raul, che continuerà ad esser Segretario -e le cui linee guida per le riforme sono state approvate collegialmente dal partito l’anno scorso-, conservando, per altro, il grado di Generale dell’Esercito, ovvero di massima autorità delle forze armate.
Rimasto finora un passo indietro a Raul, Diaz-Canel dovrà consolidare la sua leadership, pur mancando del carisma dei leader rivoluzionari che parteciparono alla cacciata del dittatore Fulgencio Batista. Piuttosto la gente lo ricorda per lo stile alla mano, in giro in bicicletta con la maglietta del Che. Ma anche la difesa, a Villa Clara, di El Mejunje, un bar diventato punto di riferimento per la comunità Lgbt cubana.

Come nuovo presidente, dovrà affrontare una serie di nodi irrisolti in merito alle riforme avviate da Raul, che sembrano ora essersi arenate, e dovrà fare una serie di scelte per assicurare un ‘Paese prospero e sostenibile’ come ha finora promesso Raul. L’isola ha bisogno di investimenti stranieri e deve affrontare l’annoso problema della sua doppia valuta: il peso cubano (Cup), con il quale lo stato paga i salari, e il peso convertibile (Cuc) usato per il turismo e l’acquisto di immobili. Al cambio servono 24 Cup per un Cuc. Bisogna anche vedere se farà ripartire l’apertura al settore privato. Sul fronte estero il problema più rilevante saranno i rapporti con gli Stati Uniti, dopo lo stop al riavvicinamento imposto dalla presidenza Trump, un tema strettamente legato al rapporto con l’emigrazione cubana. La questione delle libertà politiche, della repressione dei dissidenti e del rapporto con il partito comunista sono gli altri grattacapi.

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