domenica, Maggio 16

Cuba ed il pasticcio in politica monetaria field_506ffbaa4a8d4

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L’isola caraibica vive una seconda giovinezza riscoprendosi centro d’attenzione della platea internazionale. La chiusura degli anni ’50 furono all’insegna della Rivoluzione dall’esito inatteso e da una storia che finisce con l’assolvere il suo emblema. L’uomo singolo che da barbudos diviene internazionalmente Fidel Castro per essere acquisito come icona imprescindibile di ribellione al sistema egemone. Lui ed Ernesto Guevara effige di bandiere e ideali da sbandierare nelle università e nelle piazze di ogni angolo del mondo. Cuba che da isola quasi statunitense si trasforma nell’irriverente avamposto di un orgoglio comunista e socialista che non vuole cedere il passo ad una globalizzazione che fa i suoi primi passi. Guerra Fredda e contrapposizione di due modi di intendere la politica di potenza che si equivalgono e che quindi si scrutano, si studiano a vicenda e si stuzzicano in un pericoloso gioco di nervi che ha fatto sempre pensare all’imminenza di un terzo conflitto mondiale. Stati Uniti e Russia si ergono l’uno difronte all’altro scindendo il mondo in due tra alleanze e giochi geopolitici atti a massimizzare il profitto in tempo di crisi. Il mondo sceglie pian piano da che parte stare nel braccio di ferro geopolitico in scena nel secondo dopoguerra ed anche Cuba viene subito chiamata a fare la sua scelta proprio quando la sua trasgressione rivoluzionaria la spinge lontana da ogni possibilità di interazione diplomatica con Washington. Il colosso nordamericano non vede di buon occhio l’intransigenza castrista che al confine marittimo con Miami pone fine ad un’oligarchia prettamente orientata al sogno americano e al suo consumismo sfrenato. Cambio radicale a L’Avana che nulla di buono fa presagire negli equilibri caraibici e che pertanto finiscono con il ricevere una ferma condanna dal suo autorevole vicino: embargo unilaterale. Guevara, Fidel Castro e Raul Castro si ritrovano completamente isolati dal mondo e in costante pericolo politico visto che la Casa Bianca non fa segreto della propria volontà di rovesciare quel governo ribelle. Ecco quindi la necessità di fare necessità virtù e trasformare quella rivoluzione sociale in riflesso del comunista russo oltre oceano. Cuba si allea a Mosca per evadere dall’isolazionismo imposto da Washington. L’Avana sposa appieno la causa rossa per primarie necessità commerciali ed economiche e di contro riceve perlopiù promesse disattese con il tempo fino alla rottura. Tutti ricorderanno la crisi dei missili del 1962, ma non tutti sanno che a seguito della corsa diplomatica alla riconciliazione tra i due blocchi potenza, Cuba venne abbandonata da Mosca al suo destino strappando al suo avversario (Washington) la promessa di non invadere l’isola caraibica. L’Avana e Mosca vivono un progressivo declino nelle relazioni bilaterali minate da promesse disattese dal Cremlino, più incline ad evitare di stuzzicare oltre ogni limite consentito gli Stati Uniti. Gli anni passano e la Guerra Fredda svanisce a causa del collasso russo che dà agli Stati Uniti un’inattesa vittoria per l’egemonia globale. Cuba resiste nonostante tutto acquisendo sempre di più l’immagine mitologia di Davide che sconfigge ogni giorno la forza prorompente di Golia. Resiste ad attentati, embarghi economici, commerciali e finanziari e lo fa semplicemente bastando a se stessa e sfruttando l’attenzione mediatica globale costante che l’eclatante irriverenza della rivoluzione le ha donato. Oggi Cuba rispolvera la propria grandiosità, premiata dalla propria tempra politica e culturale che mai ha ceduto alle pressioni statunitensi. Obama porge la mano a Raul Castro in occasione dei funerali di Nelson Mandela (2013) e da quel momento si apre un nuovo mondo fatto di interazioni più o meno velate fino alla congiunta dichiarazione dei due paesi di dare adito alla volontà di normalizzare i rapporti bilaterali (2014). Dichiarazione d’intenti che si concretizza fino alla storica visita (21 marzo 206) di Obama sull’isola castrista. Momento epocale che fa da immagine simbolo per i fitti dialoghi antecedenti e successivi alla stessa e che portano con cautela e calma i due paesi a riconsiderare l’antagonismo di oltre mezzo secolo. Ma oggi più di ieri e proprio dinanzi alle nuove opportunità offerte da questo dialogo, si evidenzia una problematica di non poco conto per il governo cubano. Si tratta del regime monetario introdotto nel 1994 proprio in risposta alla sempre più critica situazione economica in cui verteva l’isola. A seguito di una stretta maggiore delle spire dell’embargo statunitense, L’Avana ha dovuto far fronte ad una crescente crisi economica dalla quale decise di evadere mediante l’introduzione di una doppia valuta legale: da un lato il CUC o Peso Cubano Convertibile e dall’altro il CUP o Peso Cubano. Il primo (CUC) che si avvale di un regime a cambio fisso con il dollaro di 1:1 e nasce allo scopo di dare equilibrio all’economia nazionale soprattutto nelle interazioni internazionali. Imprese straniere, turismo, rimesse straniere ed ogni altra interazione che ha a che fare con ciò che non è statale viene regolamentato in CUC per evitare l’utilizzo di dollari statunitensi e allo stesso tempo, come detto, dare stabilità al cambio valuta. Dall’altro lato i CUP assume una dimensione locale e viene utilizzato dagli isolani per le transazioni interne e/o dallo stato per il pagamento dei propri dipendenti (la gran parte della forza lavoro nazionale). Il CUP ha tuttavia un tasso di cambio sfavorevole rispetto alla moneta sorella e nello specifico 1 CUC corrisponde a 24 CUP.

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