venerdì, Maggio 7

Cuba: dittatura di famiglia, su ideali di Rivoluzione mancata, se non tradita Tutto il male possibile dei Castro e del castrismo, nelle riflessioni dell’ex Ambasciatore d’Italia a Cuba Domenico Vecchioni e Gordiano Lupi, editore di Edizioni Il Foglio

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Secondo Lupi Cuba ha mantenuto una sua cultura e ha resistito con fierezza alla globalizzazione e afferma: “Musica, letteratura, cinema sono cubani e non risentono di alcuna influenza esterna. Pure questo non è poco. Il mio timore è che con il nuovo corso vada perduto, in cambio di niente”.

Il passaggio da Fidel a Raúl Castro è il simbolo dell’inizio della transizione economica, come afferma anche il giornalista e scrittore Alfredo Somoza in una nostra intervista.

Secondo Vecchioni, Raúl ha cercato di correggere gli errori e gli eccessi del sistema così come Fidel lo aveva imposto per quarant’anni. Ma le sue riforme, che pure hanno sensibilmente migliorato la vita quotidiana dei cubani, sul piano economico non hanno avuto un grande effetto. “E’ infatti rimasta sostanzialmente intatta l’impronta marxista-leninista sull’economia, tuttora basata sul dirigismo, sulla proprietà statale dei mezzi di produzione, sia nell’industria che nell’agricoltura, la mancanza di libertà di intraprendere e di fare profitto. A Cuba è inesistente il concetto di profitto come motore dell’economia, e della proprietà privata, come strumento di produttività”, afferma Vecchioni.

Secondo Lupi in tema di libertà e diritti umani non è cambiato nulla con il passaggio da Fidel a Raúl Castro. Al contrario, sarebbe cambiato molto in tema di economia e libera circolazione di merci e persone. “Ci sono state le prime timide aperture all’iniziativa privata ed è stata liberalizzata l’uscita dal Paese per i cittadini che vogliono lavorare all’estero per poi tornare a investire in patria”, afferma Lupi. Nello specifico Vecchioni afferma che i Castro lasciano un’eredità composta da ideali di una Rivoluzione mancata, se non tradita. Pur di affermare le loro visioni politiche e ideologiche, secondo Vecchioni, i Castro non hanno esitato a mantenere il popolo cubano in stato di mera sopravvivenza, chiusi a riforme che avrebbero grandemente migliorato la vita dei cubani, ma che avrebbe potuto sconfinare nel settore politico, minando il potere assoluto e i privilegi della nomenclatura. “Quanta differenza c’è tra gli ideali proclamati subito dopo la Rivoluzione (nata – si badi bene – non comunista) e le realizzazioni effettive del regime, che solo per le convenienze politiche di Fidel divenne marxista-leninista!”, afferma Vecchioni e prosegue: “Il regime castrista del resto ha vissuto di rendita, nazionalizzando tutto senza offrire il benché minimo indennizzo, servendosi delle strutture di un Paese che negli anni cinquanta era tra i più sviluppati dell’America Latina, approfittando dei grandiosi sussidi dell’Unione Sovietica che, in cambio, aveva fatto dell’isola una sua base militare nei tropici”.

L’eredità dei Castro per Lupi consiste in una terra che chiede il cambiamento, ma che non ha la forza per gestirlo. “L’economia è a pezzi, le sole vere risorse vengono dal turismo e da pochi prodotti tipici. Chi si mette in proprio deve pagare tasse molto alte e spesso è costretto a chiudere perché non riesce a sostenere lo sforzo economico. L’eredità è quella di un sistema economico fallimentare che andrebbe radicalmente cambiato. E andrebbe pure affrontato il problema della libertà di pensiero”.

Miguel, eletto oggi come nuovo Presidente, rappresenta un vero e proprio cambiamento. Secondo Vecchioni, l’impatto dell’elezione di Diaz-Canel per il momento sarà solo psicologico. “Per la prima volta i cubani constateranno che Cuba può andare avanti anche senza un Castro alla testa del Paese”, afferma. Ma Miguel Diaz-Canel è una novità anche sul piano generazionale. Quando Fidel Castro entrò con le sue truppe vittoriose all’Avana nel gennaio del 1959, il nuovo Presidente non era ancora nato. Secondo Vecchioni sul piano politico a breve termine non accadrà nulla di significativo, mentre a medio termine invece bisognerà vedere come il nuovo Presidente cercherà di gestire la drammatica situazione economica in cui si dibatte il Paese. “Dalle sue decisioni e mosse in politica estera (soprattutto nei confronti degli americani) si capirà se sarà il Presidente della svolta (con aperture cioè non solo economiche ma anche a carattere politico) o della mera continuità del regime, almeno fino a quando Raúl Castro resterà Primo Segretario del Partito Comunista”, afferma Vecchioni.

Si badi bene, il PCC non è più quel partito che non andava molto d’accordo con Fidel ai tempi della Rivoluzione, ormai è stato corretto e normalizzato in Partito Castrista”, aggiunge Lupi e prosegue: “Ergo, come idee di base cambierà poco”. Secondo Lupi nessuno dei comunisti al potere vuole cambiare davvero le cose da un punto di vista dei diritti e della democrazia. La loro maggior preoccupazione sarebbe sul fronte economico, oltre a cercare di mantenersi al potere. “Si faranno passi avanti – già ce ne sono stati – in tema di diritti degli omosessuali, sulla libertà di movimento e sui diritti delle donne”, aggiunge Lupi.

Vecchioni afferma che del comunismo sull’isola resta ormai un involucro vuoto, una cornice senza tela, un sistema che attende solo di essere consegnato alla Storia di Cuba come un’esperienza del passato. Della stessa idea è Lupi che aggiunge: “E’ da decenni che Cuba non ha niente a che spartire non solo con l’idea marxista di comunismo, ma neppure con quella berlingueriana di eurocomunismo. Cuba è una dittatura di una famiglia, allargata a un’aristocrazia che si autodefinisce comunista”. Sia secondo Lupi che Vecchioni il comunismo cubano è una cosa morta che non può avere futuro. “Il futuro dell’Isola è nelle mani dei funzionari del Partito Comunista, che non è la stessa cosa”, afferma Lupi. “Il sistema comunista si è rivelato non modificabile né aggiornabile. Occorre ora ridare ai cubani il loro futuro, rimasto impigliato nelle maglie strette della Rivoluzione, del comunismo e di un regime la cui implosione non è troppo lontana”, conclude Vecchioni.

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