sabato, Aprile 17

Cuba: dittatura di famiglia, su ideali di Rivoluzione mancata, se non tradita Tutto il male possibile dei Castro e del castrismo, nelle riflessioni dell’ex Ambasciatore d’Italia a Cuba Domenico Vecchioni e Gordiano Lupi, editore di Edizioni Il Foglio

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Oggi 19 aprile, sull’isola di Cuba, termina definitivamente l’era dei Castro e si fa spazio al nuovo giovane Presidente Miguel Díaz-Canel Bermúdez. Si è riunito ieri il Parlamento dell’Avana (l’Assemblea Nazionale) per l’elezione del nuovo Presidente, mentre oggi che è anche il 57esimo anniversario del fallito sbarco nella Baia dei Porci, considerato dall’Avana come la prima grande sconfitta dell’imperialismo statunitense in America Latina, si concluderà la sessione parlamentare per ufficializzare l’elezione di Miguel. La storia di Cuba cambierà con l’investitura del nuovo Presidente, almeno sul piano formale. Per la prima volta, dopo circa sessant’anni, Cuba avrà un Presidente che non sarà uno dei fratelli Castro. Nonostante Dìaz-Canel non sia un militare, un militante della generazione rivoluzionaria del 1959 o non sia stato alla guida del Partito Comunista cubano, la scelta rimane più di continuità che di rottura; anche considerando che Raul Castro rimarrà alla testa del Partito Comunista fino al congresso del 2021.

Secondo quanto affermato, in una nostra intervista da Nicola Bilotta, junior researcher dello IAI, la mancanza di una campagna elettorale a Cuba impedisce di avere una chiara idea di quale possa essere la personalità di Dìaz-Canel al Governo del Paese. Dunque attualmente rimane un personaggio enigma e bisognerà aspettare di vederlo al Governo per conoscerlo più a fondo. Ma, se da un lato si hanno ancora molte domande su cosa rappresenterà l’era di Miguel per Cuba, dall’altro osservatori, studiosi e la stessa popolazione è perfettamente a conoscenza di cos’ha lasciato la famiglia Castro e il castrismo sull’isola dopo più di mezzo secolo alla guida del Governo. Proprio oggi che si chiude l’era dei Castro, vogliamo dare uno sguardo al passato, analizzando l’eredità sia positiva che negativa che i Castro lasciano a Cuba.

Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta oggi la famiglia Castro per Cuba?

Secondo Gordiano Lupi, editore di Edizioni Il Foglio, Fidel Castro ha rappresentato la Rivoluzione, nel bene o nel male. E’ stato un simbolo di unità nazionale racchiuso in un solo nome. “Per un po’ di tempo le cose sono andate bene, grazie alla madre Russia e a una contingenza economica favorevole. Dalperiodo specialein poi, l’unione tra il Comandante e la sua gente si è affievolita molto, ma il grande carisma di Fidel ha sopperito con l’inventiva alle mancanze”, commenta Lupi e continua: “Raúl, molto meno carismatico, invece ha rappresentato il cambiamento, quello che il fratello ha tanto osteggiato, quello che da lui non ci saremmo mai aspettato. Ha spiazzato tutti con le sue aperture economiche. Pure se molto resta ancora da fare”.

Come ogni orientamento politico anche il castrismo ha le sue responsabilità e le sue colpe. Secondo l’ex Ambasciatore d’Italia a Cuba Domenico Vecchioni, la responsabilità maggiore del castrismo è di aver illuso il popolo cubano sul fatto che la Rivoluzione avrebbe apportato sviluppo e benessere per tutti. Il 16 febbraio 1959 Fidel Castro dichiarava: «Ho la certezza che in pochi anni il livello di vita dei cubani sarà superiore a quello degli Stati Uniti». “In pochi anni?”, si domanda Vecchioni, e afferma: “Più di mezzo secolo dopo il salario medio del cubano si aggira sui 30 dollari al mese! Castro e castrismo finora si sono perfettamente identificati”. Anche Lupi è della stessa idea, e afferma: “Castro o castrismo sono la stessa cosa. A Cuba non c’è mai stato un comunismo, ma un Governo unilaterale del Comandante en jefe’, che a seconda del caso diventava ‘economista en jefe’, ‘agricoltore en jefe’, persino ‘metereologo en jefe’ in occasione dei cicloni (quando stava giornate intere in televisione a guidare le operazioni di salvataggio)”. Secondo Lupi, Fidel Castro ha molte colpe, in economia e in tema di diritti umani violati, ma gli riconosce anche qualche merito: “tra questi quello di aver tenuto fino a poco tempo fa la sua Cuba fuori dall’orbita nordamericana”, afferma Lupi.

Secondo Vecchioni esistono diversi aspetti che non sono tollerabili nel castrismo: “La mancanza di libertà e di democrazia. La pretesa di essere il depositario del verità rivelata e di essere di conseguenza allergico a qualsiasi forma di critica o autocritica. Il fatto di aver sacrificato il benessere del popolo sull’altare di un sistema politico che si è dimostrato fallimentare in tutti Paesi dove è stato adottato. Aver dunque perseverato nell’imporre una struttura collettivista e dirigista dell’economia che ha compresso le potenzialità dei cubani, i quali hanno perso il senso dell’iniziativa, dell’autonomia decisionale, del rischio individuale, ridotti alla passività di una mera sopravvivenza garantita”. Lupi concorda con Vecchioni ammettendo che il castrismo è mancanza di democrazia interna ed esterna, economia centralizzata, totale assenza di rispetto dei diritti umani, mancanza di una vera libertà di stampa e di parola. “Basti pensare che i veri intellettuali dissidenti, non quelli di comodo, sono stati costretti alla fuga”, commenta Lupi.

Allo stesso tempo la famiglia Castro lascia delle note positive sull’isola, che secondo Vecchioni si possono ricercare nell’aver impregnato la vita dei cubani con grandi ideali da perseguire come la giustizia sociale, l’uguaglianza, la promozione delle garanzie pubbliche per tutti, dalla medicina allo sport. “Il senso del servizio offerto non tanto allo Stato, ma piuttosto per un’idea, un ideale”, ammette Vecchioni e racconta: “Quando ero a Cuba un giorno parlavo col primario di urologia in un grande ospedale di Santiago. Vedendo la mia faccia meravigliata quando lo sentii dichiarare che guadagnava quanto un operaio, mi disse: «ma perché dovrei guadagnare di più? Siamo entrambi partecipi di uno stesso grande progetto teso ad assicurare benessere e sviluppo per tutti, indistintamente”».  Vecchioni afferma di avergli dato ragione in cuor suo, ma di aver costatato che anche a Cuba esisteva una medicina per privilegiati, per alti gerarchi del partito, alti ufficiali delle Forze Armate, alti esponenti della nuova borghesia militar-imprenditoriale ecc, e di aver capito che l’idealismo messianico di quel medico era stato tradito.

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