giovedì, Aprile 22

Cuba: bilancio di un embargo che lentamente evapora

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Storia di pochi giorni fa la storica visita di un presidente statunitense all’isola caraibica più discussa del secolo. Obama sbarca a Cuba e incontra Raul Castro dando seguito a quel 17 dicembre 2014 quando i due diedero l’annuncio al mondo dell’inizio di un processo di normalizzazione dei rapporti. Il 21 e il 22 marzo scorso Obama ha attraversato le strade di Cuba, ha parlato con la gente del posto ed ha avuto un colloquio privato con Raul Castro. Tutto questo è universalmente visto come un passo avanti verso la tanto desiderata rimozione di un embargo unilaterale statunitense in vigore da ben 54 anni. Ma in quest’analisi mettiamo da parte le controversie ideologiche e politiche in essere tra i due paesi per concentrarci sull’aspetto economico e finanziario che si muove anch’esso verso una normalizzazione. Ovviamente siamo solo all’inizio di un processo che sarà concluso solo e soltanto con l’abrogazione definitiva dell’embargo.

Ogni anno a Cuba si tiene un aggiornamento contabile su quanto l’embargo incide sull’economia cubana. Il report dello scorso settembre 2015 ci dà quale saldo negativo la cifra di 853 mila 755 milioni di dollari di danno economico. La cifra viene anche attualizzata tenendo presente il deprezzamento del dollaro nei confronti dell’oro. Sulla base dei prezzi correnti il danno ammonta a più di 121 mila 192 milioni di dollari. C’è da chiedersi come tutto ciò sia effettivamente valutato. Bene, seguendo le dinamiche dell’embargo statunitense, questo vieta qualsiasi tipo di importazione o esportazione che vede quale fonte o destinatario Cuba. Altresì si vieta di viaggiare sull’Isola caraibica per qualsiasi ragione, si proibisce alla stessa di utilizzare per i propri scambi il dollaro e si vietano così tutte le operazioni di scambio internazionale che avvengono mediante dollaro (moneta maggiormente utilizzata per gli scambi internazionali). Si capirà bene che tutto ciò va ad ostacolare ogni normale rapporto economico che Cuba o le aziende cubane, attivare con qualsiasi realtà commerciale e/o istituzionale in tutto il mondo. Una situazione alla quale Cuba, a seguito del passaggio di testimone alla leadership governativa da Fidel Castro al fratello Raul, ha voluto dare in tutta risposta un progetto riformista per permettere al progetto socialista nazionale di vivere un vero dinamismo economico (nonostante l’embargo). Nel 2011 viene lanciato il programma Lineamientos de Politica Económica y Social con il quale si intende dare maggiore autonomia all’iniziativa privata, riducendo al contempo la presenza dello Stato nella vita economica del paese. Ovviamente con i dovuti accorgimenti e limiti si intende ridurre l’impiego pubblico in favore di un sostenibile sviluppo di attività private. Ma produrre per non riuscire ad esportare o ottenere le materie prime necessarie alla propria iniziativa non è propriamente cosa facile. Ecco quindi perché l’embargo continua a ostacolare pesantemente ogni tentativo di sviluppo di L’Avana. Ma detta così è ancora un discorso generico e difficile da comprendere se non nella dimensione spaventosa dei numeri di saldo in bilancio, pertanto vediamo alcuni esempi utili a esplicare quanto sopra.

Prendiamo il sistema finanziario dove a livello internazionale gli scambi vengono regolati mediante transizioni bancarie. L’embargo fa sì che le transizioni vengano intercettate e bloccate senza permettere alle aziende cubane o allo Stato di incassare o versare quanto pattuito. Nel peggiore dei casi invece le banche che operano come vettori di danaro per o da Cuba subiscono gravi sanzioni monetarie dall’amministrazione statunitense.

È il caso ad esempio dell’acquisto della Toxina Botulinica, medicinale utilizzato nella cura della spasticità, che a Cuba non può comprare direttamente dagli Stati Uniti e quindi lo deve fare passando da terzi paesi con un rincaro 200/500 dollari per unità. L’Industria cinese JA Solar, leader nella produzione di pannelli solari, ha dovuto rifiutare un ordine importante di consegna proveniente da Cuba perché le sue quotazioni a Wall Street potevano essere oggetto di ritorsioni. Il risultato è stato dover rallentare un processo di sviluppo di energie alternative sull’isola caraibica. Sul totale del danno economico il 50% riguarda il settore turistico, il 13% il trasporto ed il 12% l’agricoltura. Ma è il commercio in generale a subire il maggior danno con 3 milioni 850 milioni 916 mila 492 dollari il 70% del quale riguarda proprio l’export cubano sul quale ha un impatto incrementale del +196% il mancato accesso al mercato statunitense (paradossalmente il più vicino in termini geografici). Il mancato guadagno di un settore potenzialmente redditizio come quello del tabacco ammonta a 133 milioni 400 mila dollari l’anno che potrebbero confluire verso Cuba con la vendita di 50 milioni di unità nel mercato statunitense. Nel credito internazionale avere a che fare con Cuba vuol dire chiedere un tasso d’interesse sulle transazioni altissimo per via del rischio di sanzioni da parte degli Stati Uniti. Ne sa qualcosa la banca francese BNP Paribas che nel giugno 2014 ha dovuto pagare 8 mila 900 milioni di dollari per aver interagito con Cuba. Stessa sorte è toccata a PayPal che nel marzo del 2015 dovette pagare una multa di quasi 8 milioni di dollari per aver processato nel suo sistema operazioni finanziarie cubane. Solo alcuni esempi di un sistema sanzionatorio che ha fruttato oltre 14mila milioni di dollari. Nessuno quindi può fare affari con Cuba senza previa autorizzazione statunitense e Cuba deve pagare un caro prezzo (rincaro nei costi di transazione e sui tassi d’interesse) per evadere i controlli di Washington.

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