venerdì, Aprile 16

Cuba: Ana Belén Montes, chi era costei? field_506ffb1d3dbe2

0

 Domenico-Vecchioni

 

Il fascino di Cuba ha molti fautori nel nostro Paese: sarà per motivi castamente turistici, sarà per un appeal sessuale che riempie la pubblicistica in materia e attrae come carta moschicida uomini e anche donne in cerca di avventure senza progetto -e qualche matrimonio, qui in Italia, ci ha lasciato pure le penne, travolto dal fascino esotico di bellezze autoctone-, l’isola castrista magnetizza un certo flusso di ‘italiani in gita’.

Vi è un volto oscuro che raramente viene alla luce ed è quello che emerge da questa conversazione con l’Ambasciatore Domenico Vecchioni, che ha retto la sede cubana della rete diplomatica nazionale.

Con lui parleremo di vari punti sensibili, a cominciare da una riflessione iniziale sulla richiesta di aggiornamento delle competenze dei nostri rappresentanti all’estero. Un cahier di doléances sempre in canna nel pretestuoso carniere dei politici prestati alla politica estera: fa comodo contrabbandare una immagine cumulativa di una diplomazia schiacciata alla patinata frequentazione di parties e occasioni mondane. Ma non è assolutamente così… Passeremo poi a parlare di Cuba e di intelligence, materie in cui l’Ambasciatore Vecchioni è un autentico esperto.

 

La diplomazia italiana ha grandi tradizioni, che comprendono anche il ruolo di sensore dei suoi ambasciatori nei Paesi in cui operano. Recentemente, sull’Huffington Post Italia, il Sottosegretario Mario Giro ha indicato, quale strada per la riforma delle attività all’estero dei diplomatici, un’estensione verso una più spiccata analisi dei Paesi in cui operano. Ma non è sempre stata questa una prerogativa già attribuita ai nostri rappresentanti all’estero?
Non ho letto le dichiarazioni del Sottosegretario. Posso solo ricordare che la tradizione diplomatica europea nasce proprio dagli ambasciatori veneziani e dalle loro famosissime ‘Relazioni’, che erano vere e proprie analisi di intelligence. Bisognerebbe, però, dare un’interpretazione univoca al concetto di ‘analisi’. Quando un grande veneziano come Giacomo Casanova diceva che «le uniche spie confesse sono gli Ambasciatori» aveva probabilmente ragione, a condizione, però, di intendere per ‘analisi’  la raccolta, la selezione e la valutazione di notizie concernenti la situazione politica, economico-finanziaria, sociale e così via, del Paese di accreditamento. Credo, quindi, che gli Smbasciatori abbiano sempre fatto ‘analisi’, anche senza rendersene conto…

Ma allora, gli Ambasciatori sono delle spie?
Assolutamente no, se distinguiamo, appunto, spionaggio e intelligence. In effetti, cos’è, in definitiva lo spionaggio? E’ la ricerca di notizie segrete con mezzi spregiudicati e non sempre legittimi. Viene, in genere, utilizzato in periodi di crisi, come fasi belliche o per acquisite vantaggi competitivi sul piano commerciale ed economico e dove la commistione con la politica diventa più pericolosa… Ha connotati piuttosto aggressivi. Non è, ovviamente, questo il lavoro dei diplomatici… L’Intelligence (dal latino intus-legere, leggere dentro) è, invece, la valutazione e l’utilizzo di notizie provenienti da fonti anche aperte, per prevenire situazioni di crisi  -guerre, attentati terroristici, sconfitte commerciali- ed ha connotazioni piuttosto difensive. In questa prospettiva, non si può che accogliere positivamente l’invito agli Ambasciatori a fare ‘più’ analisi. Occorrerebbe, peraltro, meglio coordinare il flusso d’informazioni che arrivano a Roma da varie fonti (diplomatiche, militari, economiche, di intelligence stessa), per avere una più nitida visione d’insieme su determinate situazioni critiche, per poi lasciare ai decisori politici l’adozione di misure adeguate.

Quali sono le sedi che Lei ha ricoperto?
Ho lavorato molti anni nel settore multilaterale: prima alla NATO a Bruxelles, poi al Consiglio d’Europa a Strasburgo. Ho sperimentato anche un fruttuoso periodo consolare (Console generale a Madrid e a Nizza); infine, dopo aver prestato servizio a Buenos Aires, sono stato Ambasciatore d’Italia a Cuba, dal 2005 al 2009.  

Nasce di qui, dunque, la sua attenzione ad una vicenda poco nota dell’intelligence, della spia Ana Belén Montes, che tenne in scacco i servizi di Intelligence statunitensi, quale longa manus di Fidel Castro? Lei ha raccontato la sua storia in un libro molto documentato e dettagliato, intitolato: ‘Ana Belen Montes – La spia americana di Fidel Castro’.
Certo. Del resto, questa non è la mia prima pubblicazione su Cuba. Ho scritto tre anni fa un profilo biografico, anch’esso per le Edizioni Greco & Greco, su Raul Castro, meno conosciuto del carismatico ‘grande fratello’, ma che oggi svolge un ruolo decisivo nel delineare l’evoluzione del regime. Raul ha di fronte a sé una difficilissima scelta da compiere, quasi un dubbio amletico: “aggiornare” il sistema comunista, correggendo gli eccessi e gli errori degli anni passati, ovvero “cambiare” il sistema, avviando Cuba verso il mercato e strutture più democratiche?

Sono entrambi bien agés, i fratelli Castro; Fidel ha 88 anni, Raul cinque in meno. Cosa ne sarà di Cuba, secondo Lei, in caso che il Padreterno sconfigga la Rivoluzione richiamandoli al destino comune degli umani?
E’ questo, in realtà, l’interrogativo che tutti gli osservatori internazionali si pongono. Molti temono che, con l’uscita dalla scena politica e di potere della famiglia Castro, possa determinarsi a Cuba una situazione di caos e che la Rivoluzione possa implodere rovinosamente. Attualmente non s’intravvede la presenza di un personaggio politico con il carisma necessario per riprendere in mano l’eredità del regime e della Rivoluzione. Non è stata formata, in effetti, una nuova classe dirigente in sostituzione della vecchia, che ha invece voluto conservare il potere oltre ogni decente limite temporale! In una situazione così opaca e senza sbocchi immediati, c’è anche chi pensa che allora, in definitiva, sarebbe preferibile continuare a puntare su un componente della famiglia Castro, nel cui nome mantenere ancora per qualche anno l’equilibrio instabile del Paese, in attesa di vedere come evolveranno le riforme avviate da Raul. Insomma una saga dei Castro, come quella dei Kim in Corea del Nord! Si parla, in effetti sempre spesso, di due dei quattro figli di Raul quali possibili ‘eredi’: Alejandro e Mariela.

Chi fra i due ha maggiori chance?
Sotto il profilo mediatico, certamente Mariela che, come Presidente del Centro Nazionale di Educazione Sessuale, si sforza di offrire all’estero un volto più moderno del regime ed ha conquistato anche una certa notorietà sul piano internazionale. Sposata in seconde nozze con l’italiano Paolo Titolo, Mariela viene spesso nel nostro Paese. Alejandro appare più ‘solido’ e discreto. E’ il maggiore collaboratore del padre ed è un alto dirigente dei servizi segreti (diretti per quasi mezzo secolo proprio da Raul!). Ma, detto francamente, non credo che i cubani accetterebbero mai una simile soluzione!

Secondo il suo libro, i Castro hanno sempre negato di fare spionaggio ‘attivo’. Con la vicenda della Montes ed altre, altrettanto citate nell’opera, invece, risulta tutt’altro.
In effetti per ben 16 anni Ana Belén Montes ha inviato notizie segrete di estremo interesse per i cubani, dal ‘cuore’ dell’intelligence militare americana. Ana era, infatti, una analista senior, molto autorevole, alla DIA (Defence Intelligence Agency), l’immensa struttura di Intelligence del Pentagono. Si trattava di notizie che non solo consentivano a Castro di conoscere spesso in anticipo le posizioni americane nei confronti di Cuba, ma riguardavano anche altri Paesi dove, per la sua strategie di contrasto agli USA, potevano essere pregiudicati gli interessi americani. Informazioni di altissimo valore politico e militare attraverso cui Cuba si toglieva lo ‘sfizio’ (o, come qualcuno ha, detto, per ricavarne un tornaconto finanziario) di passare ai nemici degli USA. Uno spionaggio insomma per interposto Paese!

Ma Ana Belén Montes non era semplicemente una informatrice su determinate situazioni. Dal libro risulta il suo importassimo ruolo come agente d’influenza. Dunque, attraverso di lei, Castro aveva uno strumento fondamentale per formare la politica statunitense nei propri confronti?
Sin dagli anni universitari, la Montes fu reclutata da un’efficiente ‘cacciatrice di teste’ cubana, che aveva precisamente il compito di individuare soggetti potenzialmente utili a Fidel Castro, destinati a occupare posti di responsabilità e dunque di influenza in organismi dell’amministrazione americana. Ana era determinata a ‘penetrare’ in particolare uffici ‘sensibili’ e presentò quindi la sua candidatura ad una serie di Agenzie Federali della galassia dell’Intelligence statunitense. Probabilmente il fatto che alla DIA non ci fosse, come per la CIA e l’FBI, un test d’ingresso con la macchina della verità (il noto poligrafo), deve aver facilitato la sua ammissione alla DIA, dove tale pratica avviene solo dopo alcuni anni, per verifiche periodiche. Pare in ogni caso che, quando toccò a lei, Ana riuscì a superarlo grazie ad alcuni trucchi insegnatile dai Servizi segreti cubani… La sua carriera all’interno della DIA fu intensa e rapida. In breve tempo acquisì una tale conoscenza dei dossiers cubani (et pour cause!), che il suo parere era tenuto in grande considerazione: ‘influenzava’, quindi, l’approccio di Washington verso l’Avana. Insomma, passava delle notizie segrete che lei stessa contribuiva a creare!

Come fu scoperta?
A causa del suo iperattivismo per le questioni cubane, che diede nell’occhio ai cacciatori di spie della DIA. L’investigazione iniziale non diede, tuttavia, esiti concreti. Ana era molto abile nel nascondere la sua doppia attività e la sua doppia vita! L’investigazione fu ripresa successivamente, a causa di una segnalazione ‘anonima’ arrivata all’ FBI, la cui paradossale fonte potrebbe essere stato lo stesso Fidel Castro, almeno secondo Brian Latell, il massimo esperto americano dei servizi segreti cubani. Infatti, forse già ammalato e dunque privo di un po’ di freni inibitori, Fidel si sarebbe vantato con i suoi più diretti collaboratori di avere una spia insospettabile proprio nel cuore dell’Intelligence nemica, senza ovviamente fare nomi o fornire troppi dettagli, ma prendendosi pesantemente gioco degli americani… La notizia quindi arrivò per vie traverse anche al consigliere della Rappresentanza cubana presso l’ONU, in realtà un esponente della Inteligencia, il quale poi passò inaspettatamente agli americani, portando ‘in dote’ questa importantissima segnalazione. Il puzzle, che cinque anni prima era apparso incompleto, magicamente indirizzò l’FBI verso un’investigazione ‘formale’ che portò in poche settimane all’identificazione certa e all’arresto di Ana Belén Montes, il 21 settembre 2001, appena 10 giorni dopo gli attentati alle Torri gemelle.

Quali erano le motivazioni del tradimento di Ana Belén Montes, di origine portoricana e dunque di cittadinanza statunitense?
Esclusivamente ideologiche, se non puramente ideali. Lo ha dichiarato lo stesso ex Ministro degli Esteri cubano, Felipe Perez Roquez: Ana non ha mai preso un centesimo dai cubani, a differenza, ad esempio, di altre due celebri spie che bucarono il sistema informativo USA unicamente per soldi, tanti soldi: Aldrich Ames (agente della CIA) e Robert Hanssen (agente FBI), entrambi profumatamente ricompensati dai sovietici e sedotti da un tenore di vita che non era certo compatibile con lo stipendio di agenti federali…

Quale è stata la sorte processuale di Ana?
Ana ha avuto l’intelligenza di affidarsi a due avvocati, massimi esperti materia, che già avevano già assistito Ames e Hanssen, per i quali erano riusciti ad evitare la pena di morte. Anche Ana, così, è scampata alla pena capitale, confessando tutto, fornendo tutte le informazioni su come operava e su i suoi contatti cubani. Subì, quasi senza processo, con una sorta di ‘patteggiamento’ col Ministero della Giustizia, una condanna a 25 anni di reclusione che sta attualmente scontando nel carcere di massima sicurezza di Fort Worth (Texas), insieme alle 20 donne più pericolose degli Stati Uniti. Non appare pentita, in quanto ha sempre continuato a sostenere la sua tesi ideale: si è battuta per quello che lei considera un mondo migliore e più giusto. Il mondo che Castro aveva instaurato a Cuba! Non si prevede che potrà uscire dal carcere prima del 2023, quando avrà 66 anni.

Naturalmente è stata santificata dai Castro?
Invece no! Se chiedete ai dirigenti cubani fedeli al Lider Maximo chi sia Ana Belén Montes, vi sentirete rispondere che è un’emerita sconosciuta. La sua vicenda, in effetti, suona in aperta contraddizione con le dichiarazioni di Castro, più volte ripetute, sull’assenza di reti spionistiche cubane negli USA… La condanna di Ana sta però a dimostrare il contrario! Quindi meglio ignorare il caso. Ana Belén Montes? Mai sentita nominare. La spia che ha reso i servigi più ampi ai fratelli Castro, lavorando sul filo del rasoio in loro favore durante 16 lunghi anni, avrà forse spiato a loro insaputa?

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->