mercoledì, Settembre 22

Cuba: Amir Valle e il 'fondamentale' esilio in Germania

0
1 2


Amir Valle è uno scrittore cubano che vive in Germania, autore di numerosi romanzi e libri di denuncia sociale, giornalista di grande esperienza, direttore di OtroLunes, rivista di cultura ispano americana. In Italia ha pubblicatro due romanzi noir molto intensi tradotti da Giovanni Agnoloni: Non lasciar mai che ti vediano piangere (Anordest, 2012) e Le porte della notte (Anordest, 2013). Sta riscuotendo grande successo in Centramerica il romanzo Hugo Spadafora bajo la piel del hombre, edito da Aguilar, che racconta la vita del guerrigliero italo-panamense. Tradotto in molte lingue e apprezzato da Premi Nobel quali Gabriel García Márquez, Mario Vargas Llosa, Günther Grass e Herta Müller. Abbiamo parlato a lungo con lui di questioni cubane, ma non solo.

 

Cosa pensi di quello che è accaduto in Francia?

Nel 2015 sono accadute molte cose che segneranno il futuro, almeno per i prossimi 10 anni, anche se il mondo ha concentrato la sua attenzione sui terribili attentati di Parigi, molti sono stati gli attentati di radice islamica in altri Paesi europei, nei Paesi arabi e in Turchia. Tutto ciò ha prodotto un forte e pericoloso sentimento xenofobo in diversi Paesi europei, soprattutto in Germania, Francia e nei Paesi nordici. Ogni attentato è sempre una vergogna, reca dolore a molte persone innocenti, 01ma quel che mi preoccupa è che l’Europa sembra rendersi conto adesso di una cosa che accade ogni giorno nei Paesi africani e in Medio Oriente. Alcuni anni fa, quando cominciarono gli attentati, i massacri organizzati e la violenza durante la cosiddetta “Primavera Araba”, Stati Uniti ed Europa non condannarono quella violenza negli organismi internazionali. Non solo, ci furono persino alcuni governanti europei capaci di sostenere che certi popoli arabi vedevano nella violenza la sola via d’uscita da dittature e povertà. Quel che accade adesso è che quella violenza si è trasferita nel cuore dell’Europa, i morti sono europei, e chi prima applaudiva gli estremisti, adesso è preoccupato perché la morte è dietro l’angolo.

Sappiamo che come giornalista è specializzato nel mondo arabo. Che cosa pensa dell’ISIS?

Lavoro da tempo per l’agenzia Deutsche Welle, occupandomi di politica araba. Da quando ha avuto inizio il conflitto in Siria, contro Basher El Assad, sostenuto da alcuni colleghi, affermo il pericolo della nascita di un organismo come l’ISIS. La cosa più vergognosa è che questo movimento inizialmente è stato sostenuto da alcuni Paesi occidentali, in particolar modo dagli Stati Uniti. Si tratta di un cane feroce allevato e rinforzato dall’Occidente e da altre nazioni arabe, che adesso morde la mano del padrone e minaccia le nazioni che l’hanno creato. L’ISIS, in poche parole, è un figlio nato dal matrimonio del pensiero islamico più estremista e radicale (sempre esistito nel mondo islamico, ma per secoli limitato dall’islamismo più umanista) con l’equivoca politica opportunista dell’Occidente riguardo al Medio Oriente. La violenza che l’ISIS ha portato nei Paesi arabi e in Europa si sarebbe potuta evitare, ma Stati Uniti ed Europa (responsabili storici della maggior parte dei problemi economici, politici e sociali che oggi esistono nel mondo arabo) non erano interessati a contenerla, perché vedevano il conflitto lontano dai loro orizzonti.

E adesso ci parli del cambiamento a Cuba.

Il solo cambiamento reale si è verificato nella testa dei cubani. Quando Fidel cedette il potere al fratello nel 2006, e Raúl si mise a fare cose prima impensabili, il popolo cominciò a scoprire che la responsabilità del disastro economico non era dovuta all’embargo, né alla guerra politico – economica condotta dagli Stati Uniti, ma a quasi 60 anni di fallimentare gestione governativa. Anche se i cambiamenti proposti da Raúl erano puramente cosmetici nel corpo vecchio e malato della Rivoluzione, anche se erano piccole cose, i cubani cominciarono a vedere che molte delle loro disgrazie erano dovute alla testardaggine di Fidel che non voleva perdere neppure un millimetro di potere. Finalmente, quando Obama ha deciso di tendere la mano compiendo tutte le aperture unilaterali che ha fatto, senza chiedere niente in cambio, il popolo si è reso conto che il nemico (supposto colpevole di tutte le disgrazie, secondo la propaganda del governo) si era trasformato in amico. Nonostante tutto ci sono ancora problemi e la situazione economica è peggiorata.

Ci racconti la vita di un esiliato. La sua vita in Germania.

Oggi ringrazio quell’oscuro funzionario cubano che decise che dovevano impedirmi il rientro a Cuba da quel viaggio del 2005. Ho conosciuto cosa significa vivere da uomo libero e cosa vuol dire essere responsabile di errori e successi, ho viaggiato e visitato tutti i Paesi che le mie finanze mi hanno consentito di vedere, ho conosciuto culture che mi hanno arricchito come autore, ho visto i miei libri pubblicati dalle più grandi case editrici ispaniche e tradotti in molte lingue, ho potuto portare avanti tutti i miei progetti personali e intellettuali senza condizionamenti ideologici di alcun tipo, sono stato accettato dalla società tedesca come uno di loro. Se il governo non avesse deciso di esiliarmi, non avrei potuto conoscere, vivere, né sfruttare niente di tutto questo.

Il futuro a Cuba, come lo vede?

Sono ormai dieci anni che parlo di neocastrismo. Da quando Raúl prese il potere cominciò a compiere i primi passi per realizzare il piano del castrismo di non perdere il potere: passare tutta la catena del potere economico, finanziario e politico a eredi di sangue e a persone molto vicine al castrismo. Tale processo in un primo tempo si è svolto nel più assoluto silenzio, ma negli ultimi cinque anni, da quando Raúl ha annunciato il suo prossimo ritiro, nel 2018, si è esposto alla luce del sole. Questo piano esiste dagli anni Settanta, suggerito a Fidel Castro dalla Stasi tedesca, seguendo il piano che la polizia politica della Germania socialista creò per garantire la futura tranquillità dei suoi dirigenti. Un piano che funzionò molto bene, perché in Germania tutti sanno che molti di quei repressori ideologici, e i loro figli, oggi occupano posti importanti, fondamentali, nel settore finanziario tedesco. Quando osservo il lavoro dell’opposizione e della società civile che si contrappone al castrismo, gli unici che potrebbero frenare questo passaggio di potere, vedo solo conferme alla mia idea che ci aspettano molti anni di Capitalismo Militare di Stato, nel quale i neocastristi (la cui unica ideologia è il denaro) detteranno le regole.

Come si spiega il cambiamento di rapporti Cuba – USA?

Semplice. Gli Stati Uniti erano davvero isolati rispetto a Cuba. Stavano portando avanti una politica del tutto fallimentare. Siamo in molti a credere che gli Stati Uniti avrebbero potuto cambiare politica chiedendo più risposte da Cuba. Così non è stato. Obama ha capito che era giunto il momento di rischiare usando un altro metodo: non essere più un nemico. Molti non lo vedono, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Obama ha favorito un avvicinamento tra Cuba e l’America Latina, dimostrando con i fatti che voleva fare una politica diversa nei confronti di Cuba e dei Paesi latinoamericani. Tutti si sono resi conto che il nemico (considerato da certi governi latinoamericani il solo colpevole) stava scomparendo, ma la miseria continuava a farla da padrona. Ecco perché in molti hanno cominciato a rendersi conto che miseria, problemi economici e sociali erano dovuti a una pessima gestione da parte dei loro governanti, sostenitori del cosiddetto “Socialismo del XXI Secolo”. Per questo motivo non è strano che in Argentina e in Venezuela abbia perso forza quella tendenza populista e che in altri Paesi il popolo stia aprendo gli occhi e pretenda un cambiamento.

Tutto risolto, quindi? A suo parere adesso Cuba è un Paese come gli altri?

Perché Cuba torni a essere un Paese come gli altri dovranno scomparire del tutto i danni e le ferite sociali prodotte dal castrismo. Fino a quel momento niente sarà risolto. Le statistiche lo dimostrano: sta crescendo il divario tra chi possiede sempre meno (più del 78% della popolazione secondo diverse analisi) e i cosiddetti nuovi ricchi (quei pochi che hanno accesso alle attività economiche statali con investimenti stranieri o piccole attività di investimento familiare), è triplicato l’indice di povertà, è quintuplicato l’indice degli arresti politici in rapporto al 2014, inoltre oltre il 70% della popolazione non concorda con la politica economica governativa e che la gioventù sogna soltanto di emigrare. A questa situazione deficitaria, all’immobilismo di Raúl Castro di fronte alle aperture di Obama e all’esistenza della Ley de Ajuste Cubano, che garantisce la residenza per un anno ai cubani che raggiungono illegalmente gli Stati Uniti, si deve il quarto esodo di massa più grande di tutta la storia della Rivoluzione: oltre 75.000 cubani sono arrivati negli Stati Uniti nel 2015 e ci si attende che la cifra cresca nel corso del 2016. Se tutto è cambiato e va così bene, come credono molti, perché i cubani continuano a fuggire in massa dall’Isola?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->