giovedì, Dicembre 9

Cuba: ‘America First’ di Trump lascia spazio a Cina e Russia? Intervista esclusiva con Harold Trinkunas, direttore associato presso il Center for International Security and Cooperation dell’Università di Stanford

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Le relazioni bilaterali tra Washington e la Avana sono sempre più complesse. Entrambi i Governi hanno aperto un’inchiesta sui misteriosi attacchi acustici che, secondo la Casa Bianca, sono dovuti all’utilizzo di diffusori di onde capaci di causare danni addirittura permanenti. L’ultimo attacco sarebbe avvenuto a fine agosto e i diplomatici statunitensi coinvolti – in tutto 22 – avrebbero riportato alcuni sintomi, come nausea e mal di testa, e soffrirebbero da allora di perdita dell’udito, disfunzione cognitiva e problemi di insonnia. Il Dipartimento di Stato e l’ambasciata statunitense a la Avana hanno informato per la prima volta il Ministero delle Relazioni Estere e la sede diplomatica di Cuba a Washington di questi presunti attacchi il 17 febbraio 2017. Gli attacchi sarebbero durato dal novembre 2016 fino al febbraio 2017, e l’agenzia ‘Associated Press’ ha pubblicato una registrazione lunga pochi secondi che riproduce il suono misterioso sentito da alcuni diplomatici residenti a Cuba poco prima di sentirsi male.

Visto l’incidente, il 29 settembre il Governo degli Stati Uniti ha deciso di ritirare il 60% del personale americano in servizio presso l’ambasciata a Cuba. Oltre ciò, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha deciso di interrompere tutti servizi consolari, come la concessione dei visti cubani, insieme ai viaggi e alle missioni speciali sull’isola. Lo scorso 3 ottobre, inoltre, Trump ha ordinato l’espulsione di 15 diplomatici cubani in servizio presso l’ambasciata di Washington. Le drastiche decisioni prese dal presidente degli Stati Uniti hanno inevitabilmente suscitato diverse reazioni tra lo stesso personale diplomatico statunitense, il quale ha definito le misure adottate come eccessive ed errate.

Il 28 ottobre il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha dichiarato durante una conferenza stampa a Washington che l’attacco acustico contro l’ambasciata statunitense all’Avana sarebbe una «manipolazione politica», aggiungendo che «chi afferma che ci sono stati attacchi, atti deliberati o specifici incidenti come causa di questi danni alla salute mente deliberatamente…Il governo degli Stati Uniti ha deciso di investire di significati politici questi fatti e usarli come pretesto per far tornare le relazioni bilaterali all’epoca del confronto».

Agenzia Nova’ ha riportato il 3 novembre il discorso pronunciato da Rodriguez in tale occasione, aggiungendo che secondo il ministro cubano non ci sarebbe stato ‘nessun attacco acustico’ contro i diplomatici statunitensi all’Avana e che gli Stati Uniti starebbero mentendo per ‘danneggiare le relazioni bilaterali‘ tra i due Paesi.

Anche se, secondo il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, le misure mirano a garantire una maggior sicurezza per i cittadini e il personale statunitense, ciò non toglie che le decisioni prese da Trump possano in qualche modo svelare l’intenzione del premier statunitense di cessare ogni rapporto bilaterale con L’Avana – anche seTillerson lo ha smentito più volte.

Infatti, è in corso un’investigazione sugli attacchi acustici, ma non ha prodotto alcune prove, nè evidenze sulla responsabilità del Governo cubano. Questo però sembra non interessare Trump, il quale si mostra deciso nelle sue scelte. Quest’ultime, tuttavia, stanno molto a cuore a un ridotto gruppo di estrema destra anti-cubana, capeggiato dal senatore Marco Rubio, un uomo dedito al mantenimento di una politica ostile a Cuba.

Non è del tutto chiaro se Trump, allontanandosi da Cuba, stia realmente cercando di garantire più sicurezza per il personale statunitense, o se si tratta invece di una sua mossa meramente politica volta a disintegrare ulteriormente il piano di normalizzazione economica e politica delle relazioni bilaterali con Cuba portato avanti dalla precedente amministrazione di Barack Obama.

Resta comunque il fatto che questa nuova situazione può rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale di entrambi i Paesi, in quanto il danneggiamento degli accordi migratori tra Cuba e USA avrebbe di certo un forte impatto diretto e negativo sulle attuali minacce transnazionali, come il terrorismo, i cyber attacks, il narcotraffico e il traffico di essere umani. In un articolo pubblicato lo scorso 10 ottobre dal ‘Brookings’ – dal titolo ”Reckless hostility toward Cuba damages America’s interests” – , i due autori, Harold Trinkunas e Richard E. Feinberg, sottolineano come queste misure non servano a proteggere i cittadini, ma la Casa Bianca e i suoi alleati pro-embargo del Congresso hanno opportunisticamente preso in considerazione queste misteriose malattie per rovesciare le politiche di pro-normalizzazione portate avanti dalla precedente amministrazione.

In termini di politica estera, secondo quanto riporta l’articolo, gli Stati Uniti starebbero facendo esattamente quello che i loro avversari regionali cercano di provocare. Una rottura dei rapporti tra USA e Cuba consentirebbe a Russia, Cina, Iran e Venezuela di esercitare una maggior influenza sull’isola e nel più ampio bacino dei Caraibi. Allontanandosi da Cuba, gli Stati Uniti la stanno così spingendo tra le braccia di altri attori, i cui interessi non sono per niente allineati con quelli americani. Così facendo, quindi, Trump rischia non solo di andare contro i propri interessi, ma anche di diminuire l’influenza statunitense e la credibilità agli occhi dell’intera Comunità Internazionale.

Abbiamo intervistato Harold Trinkunas, autore del ‘Brookings’ e direttore associato presso il Center for International Security and Cooperation dell’Università di Stanford, per analizzare in che modo la scelta di Donald Trump di chiudere i rapporti con Cuba sia controproducente sia per gli interessi che per la politica estera statunitense e il suo soft power.

E’ possibile che, disintegrando il piano di normalizzazione dei rapporti economici e politici di Obama, l’Amministrazione Trump stia praticamente spingendo Cuba tra e braccia di Mosca, Teheran e Caracas?

Nell’ultimo decennio Cuba dipendeva dal petrolio del Venezuela. L’isola riceveva suddette forniture sovvenzionate e in cambio inviava a Caracas personale medico, consulenti militari e di intelligence e altre figure professionali. Essendo sempre più difficile un miglioramento della crisi politica ed economica in Venezuela, la leadership cubana sta cercando di diversificare le sue relazioni economiche esterne e i partner d’investimento. Questo spiega, in parte, l’apertura verso gli Stati Uniti durante l’amministrazione Obama. Ora che l’amministrazione Trump sembra chiudere questo canale, Cuba probabilmente guarda alla Russia e alla Cina, ma non al Venezuela, data la crisi profonda e continua nel Paese.

C’è una volontà e un disegno ben preciso dietro questo o è un semplice errore?

La strategia dell’amministrazione di Trump a Cuba è dettata dagli avversari del regime di Castro presenti nel Congresso statunitense. Questi legislatori vedono l’attuale situazione come un’occasione per sabotare l’apertura a Cuba. Non potendo convincere i loro colleghi al Congresso, cercano di sabotare l’apertura verso l’isola attraverso le misure adottate dal ramo esecutivo. Tuttavia, esiste una sconsiderata attitudine ostile verso la diplomazia all’interno dell’amministrazione Trump che si esprime tramite anche questo scontro con Cuba.

Qualora così fosse, come cambierebbero gli equilibri regionali? Quale sarebbe una loro proiezione futura?

Cuba non è più una potenza regionale ‘importante’ nel bacino dei Caraibi, e questo è dovuto alle sue scarse prestazioni economiche e alle sue limitate capacità militari attuali. Tuttavia, il crescente riavvicinamento cubano alla Russia e alla Cina darà a quest’ultimi due Paesi l’opportunità di impegnarsi in una cooperazione militare, o economica, di alto profilo con una Cuba molto vicino agli Stati Uniti. Tutto questo offre un’opportunità per Paesi come la Russia di fare indirettamente pressione sugli Stati Uniti, quando quest’ultimi influenzano i loro interessi, ad esempio in Siria o in Ucraina.

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