venerdì, Settembre 24

Cuba: alla vigilia delle elezioni Quelle di domenica 11 marzo saranno elezioni ‘sicure' per il Governo cubano, ne parliamo con Gordiano Lupi, editore di Edizioni Il Foglio

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Cuba è pronta a scegliere questa domenica 11 Marzo, i delegati alle assemblee provinciali e i deputati dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, che resteranno in carica per cinque anni.

Domenica avrà inizio la prima fase del periodo elettorale cubano che terminerà definitivamente il 19 Aprile con l’elezione del successore dell’attuale Presidente della Repubblica Raúl Castro. Quel giorno sarà anche il 57esimo anniversario della Baia dei Porci, la fallita invasione organizzata dalla CIA, considerata dai cubani come la ‘prima sconfitta dell’imperialismo Yankee in America Latina’. Ormai per ragioni biologiche, l’epocale svolta post-castrista iniziata dieci anni fa con la fine del mandato Fidel Castro, sta per concludersi, e la popolazione, ripone le proprie speranze in quella che sarà la nuova Amministrazione dell’isola.

Domenico Vecchioni, ex ambasciatore d’Italia a Cuba, definisce nella sua ‘Lettera diplomatica’ dal titolo ‘Cuba alla vigilia delle elezioni’, il voto di domenica come un «Un puro esercizio di procedura elettorale senza molto contenuto reale».  Vecchioni afferma che il sistema cubano non prevede né la partecipazione di partiti, né la presentazione di programmi elettorali, né tanto meno forme di campagne elettorali o di propaganda politica. «I candidati vengono scelti esclusivamente sulla base dei loro curricula personali e professionali, nell’ambito di un complesso procedimento dove organismi istituzionali (Partito Comunista, CDR locali e Commissione elettorale) verificano preventivamente la ‘qualità dei candidati, con piena facoltà di escludere le persone non gradite», si legge nel documento. Effettivamente, domenica verranno designati i 605 componenti dell’Assemblea Nazionale e dai risultati non ci si aspettano grandi sorprese, in quanto i candidati che si presenteranno sono pari al numero dei seggi disponibili. In particolare 322 candidati sono donne.

Qualche mese prima delle elezioni provinciali e nazionali, ovvero quelle di domenica, hanno luogo a Cuba le elezioni municipali, dove si organizzano preliminarmente in tutto il Paese le famose assemblee dei vicini’, di quartiere. Durante questi incontri, teoricamente chiunque può avanzare la propria candidatura. In base ai curricula presentati vengono designati, per alzata di mano, più candidati per ciascuna circoscrizione elettorale.  «Qui sta tutta la difficoltà nel comprendere un sistema che appare nella forma democratico, ma che, in realtà, è sapientemente controllato in tutte le sue fasi, collegando inestricabilmente elezioni municipali, provinciali e nazionali», spiega Vecchioni.

Si tratta di elezioni sicure per il regime”, ci dice Gordiano Lupi, editore di Edizioni Il Foglio.

Mal che vada verrà eletto sempre uno che la pensa in maniera conforme, non certo un dissidente critico. E poi, soprattutto, c’è un partito unico. E una sorta di listone dove si può scegliere tra candidati, ben selezionati ,tutti uguali”.

«I candidati non presentano un programma, non rappresentano un’idea, non avanzano una proposta, devono solo essere utili al regime», scrive Vecchioni. «Una volta verificate le candidature, si svolgono le elezioni con doppio turno per eleggere il delegato o consigliere comunale della circoscrizione sulla base di più candidati ritenuti idonei. Se nessuno raggiunge la metà più uno dei voti, si va al ballottaggio nella settimana successiva». Saranno questi delegati che avranno l’incarico di designare i candidati alle elezioni provinciali e nazionali. Dunque, alle elezioni di domenica, l’elettore troverà un candidato per circoscrizione, scelto in precedenza appunto dal delegato. I candidati possono essere iscritti al Partito comunista, appartenere ai sindacati o essere studenti. Ad avere diritto di voto sono oltre otto milioni di cubani, sia per l’Assemblea nazionale che per quella provinciale. Castro nel 2017 aveva annunciato: «I partiti politici non partecipano. Le campagne non sono finanziate. La designazione dei candidati è basata sul merito, sulle abilità e l’impegno delle persone».

I risultati del voto dell’11 marzo, che dovrebbero uscire già il prossimo lunedì, saranno determinanti  perché sarà l’Assemblea Nazionale a stabilire la formazione del Consiglio di Stato, una commissione di 31 eletti il cui capo diventerà automaticamente il Presidente del Paese. Infatti, uno di loro prenderà il posto di Castro ad aprile, segnando il primo cambio generazionale di leadership sull’isola. Il voto di domenica è una partita che si gioca tutta in funzione della ‘sfida’ finale del 19 aprile, che suscita tra gli analisi non poche critiche, proprio per il suo essere, secondo alcuni, già ‘studiata a tavolino’.

Nella ‘Lettera Diplomatica’ di Vecchioni, si legge che i giovani attivisti del Partito comunista bussano a casa dell’elettore per accertarsi che nessuno in famiglia dimentichi il proprio dovere, nemmeno i ragazzi che acquisiscono la maggiore età, e quindi il diritto al voto, a 16 anni. “Per i cubani il voto è un dovere inutile, uno dei tanti doveri inutili. Ma se dimenticano di votare possono avere conseguenze negative”, commenta Lupi.

Dunque, ci sono solo candidati del partito di Governo. “Diciamo che nel PCC ci sono due correnti: una più tradizionalista e arroccata su vecchie posizioni e un’altra composta da giovani, più aperta al mercato e possibilista verso i cambiamenti economici. Ma di libertà nessuno parla in ogni caso”, afferma Lupi. A Cuba non esiste un’opposizione, in quanto opporsi è un reato di controrivoluzione. “Tra i dissidenti ce ne sono di tipi poco raccomandabili, molta gente vive di sussidi, altri sono foraggiati dal Governo per far credere che ci sia un cambiamento, altri ancora fanno il doppio gioco”, commenta Lupi.

Ad oggi, si pensa che il successore di Castro sarà Miguel Díaz-Canel, ritenuto anche il voto ‘lindo’ della nuova Cuba. Ma secondo Lupi “Con Cuba i pronostici non sono mai facili”. “Alejandro Castro, figlio di Raul e capo del controspionaggio, non è tra i candidati, mentre lo è Mariela Castro, che è sposata con un italiano e lotta da tempo per i diritti umani, e forse sarebbe un bel segnale di apertura a certi problemi la sua elezione. Ma il mio non è un pronostico, solo una speranza”, commenta Lupi.

Infine possiamo concludere che al voto di domenica, che questo sia monitorato dall’alto o meno, c’è  comunque in ballo l’elezione dell’Assemblea Nazionale, che andrà a stabilire la formazione del Consiglio di Stato, tra i quali membri verrà scelto il nuovo Presidente cubano.

Determinante sarà la figura del nuovo Presidente, sempre che sia davvero nuovo. E sarà determinante solo se avvierà un vero processo di cambiamento politico economico. Sto parlando di diritti umani e di un’economia libera, al posto del vecchio capitalismo di Stato, mascherato da comunismo”, conclude Lupi.

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