domenica, Giugno 13

Cryptobrand, lotta alla contraffazione field_506ffb1d3dbe2

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Moda, agroalimentare, manifatturiero e meccanica. Il “virus” della contraffazione si espande un po’ in tutti gli ambiti economici sia a livello nazionale che a livello europeo e mondiale, provocando danni ingenti ai produttori originali e mettendo talvolta in serio rischio la sicurezza dei consumatori, che spesso comprano senza sapere cosa stanno realmente acquistando.

L’entità dei danni provocati dalla contraffazione non è facilmente misurabile, perché ovviamente non vengono pubblicati bilanci, quindi le stime sono induttive e quasi sempre per difetto. Alla sottrazione delle vendite legittime da parte delle vendite contraffatte, si aggiungono anche notevoli danni di immagine, mancati introiti fiscali e rilevantissimi costi sociali. Dalle stime disponibili emerge che la valutazione della quota di vendite di merci contraffatte sull’intero commercio mondiale va dal 7 al 9%, e l’Ocse ha calcolato in 250 miliardi di dollari i soli prodotti contraffatti che hanno attraversato qualche frontiera doganale tra la produzione e il consumo. Le merci contraffatte sono diffuse in varia misura nei diversi settori: si passa dal 5% dell’industria degli orologi al 6% dell’industria farmaceutica, dal 10% della profumeria al 20% del tessile, moda e abbigliamento, dal 25% dell’audiovideo al 35% del software.

La gravità dei danni risulta evidente soprattutto se vediamo l’andamento che si è registrato negli anni, con il 1.850% dell’incremento mondiale della contraffazione dei prodotti, 270.000 posti di lavori persi a livello mondiale a causa della contraffazione, di cui 125.000 nella sola Comunità europea.

Per quanto riguarda il nostro Paese, il giro d’affari stimato dei produttori falsi è stimato tra i 3,7 e i 7,5 miliardi di euro. Di questi, oltre il 60% si riferisce a prodotti d’abbigliamento e di moda, il resto a orologeria, beni di consumo, componentistica, audiovisivo e software importati, completi o perfezionati in Italia. Secondo un’altra stima, più prudente e basata sulla proiezione a partire dai sequestri operati dalle Forze dell’Ordine, la cifra sarebbe ridimensionabile a 1,5 miliardi di euro. L’industria della contraffazione è diffusa su tutto il territorio nazionale, con punte particolarmente elevate in Campania, Toscana, Lazio, Marche, Nord Ovest e Nord Est. A peggiorare la situazione, inoltre, è stato l’incremento dell’utilizzo di Internet a fini commerciali, i cui tratti che favoriscono il commercio legittimo sono stati preziosi anche alla filiera della contraffazione per il suo sviluppo in rete.

La contraffazione arreca, quindi, danni seri alle aziende legittime, e a rimetterci sono soprattutto i piccoli e medi imprenditori e la qualità dei prodotti del loro marchio. Secondo Renato Borghi, membro della Giunta della Camera di Commercio di Milano e presidente di Ascomodamilano, “il successo di un’impresa è legato all’apprezzamento che il mercato riserva ai suoi prodotti, frutto di idee, di originalità progettuale, di esecuzione tecnica, tutti aspetti che rappresentano un valore assoluto, un suo inalienabile patrimonio che distingue un’impresa dalle altre nella competizione all’interno del mercato. Quindi, se un marchio, un prodotto stilistico o più in generale delle idee che possono sorgere attorno a un’iniziativa industriale vengono rubati, la competitività dell’impresa si riduce, gli investitori si demoralizzano, cade la quota di mercato del prodotto colpito o perché confuso da parte del consumatore all’atto dell’acquisto o perché, peggio ancora, acquistato ignorando volutamente la falsificazione del prodotto per sfoggiare, ad esempio, un abito griffato a buon prezzo contando sulla non facile riconoscibilità del capo contraffatto”.

Il mercato competitivo, per funzionare, deve garantire a ogni singola azienda la possibilità di partecipare in modo libero e leale. Purtroppo, però, la contraffazione è un fenomeno che tende ad aumentare, come spiega il dottor Borghi, “a seguito della caduta delle barriere di ingresso, cioè con la globalizzazione dei mercati, e con l’allargamento dell’Unione Europea”. A pagare il prezzo più alto non sono tanto le multinazionali, ma soprattutto “le piccole e medie imprese, 4 milioni solo in Italia, che poco conoscono i mezzi di contrasto del fenomeno già esistenti, trovandosi così a difendere faticosamente il valore dell’idea e del brevetto”.

Un aiuto a queste imprese e ai consumatori più “distratti” può arrivare dall’idea di un gruppo di tre soci che hanno creato il progetto Cryptobrand, proponendo ai marchi un nuovo servizio antifrode in grado di proteggere documenti e prodotti, e permettendo ai consumatori finali di fare una semplice verifica di originalità attraverso il proprio smartphone utilizzando un’apposita App. Il servizio viene realizzato attraverso una piattaforma digitale sviluppata ad hoc e una particolare modalità di etichettatura dei documenti e dei prodotti, utilizzando tecnologie abilitanti di recente introduzione.

La start-up è stata creata da Roberto Pittia, che ha sviluppato una grande esperienza nell’archiviazione sostitutiva dei documenti e nella firma digitale, insieme a Massimiliano Rizzo, esperto in società internet come Yoox, e a un altro socio per la parte contabile che al momento preferisce rimanere anonimo. Il progetto Cryptobrand, che ha recentemente spento la prima candelina, è stato inserito in Speed MI Up, una società incubatrice di start-up creata dalla Camera di Commercio di Milano e dall’Università Bocconi con il contributo del Comune di Milano, che ha come scopo quello di aiutare i nuovi imprenditori e professionisti ad affrontare la sfida del futuro supportandoli fin dall’inizio nello sviluppo della propria idea di business.

Il progetto Cryptobrand è quindi un sistema per i prodotti retail, dal food alla moda, che ha l’obiettivo di tutelare le aziende contro la minaccia della contraffazione, ma anche di aiutare il consumatore finale nella scelta consapevole del prodotto o servizio che sta acquistando.

I due soci fondatori del progetto, Massimiliano Rizzo e Roberto Pittia, raccontano il loro progetto.

Come nasce l’idea di Cryptobrand?

Roberto Pittia: “L’idea nasce qualche anno fa per proteggere i documenti utilizzando un sistema per accertarne l’originalità. Un’idea che ho tutelato con un brevetto che ho richiesto nel 2010 che è stato rilasciato nel 2013 e mi ha aiutato a mettere in piedi un sistema per riconoscere l’originalità di un documento utilizzando uno smartphone per leggere dei tag con dei Qr-code che vengono messi sui documenti originali. L’idea, poi, è stata asportata sui prodotti, per accertare se un certo brand aveva o meno realizzato quel prodotto e per certificarne, così, la sua originalità, dal momento che solo il brand poteva certificare che quel prodotto era fatto in un certo modo”.

Come funziona questo sistema?

Massimiliano Rizzo: Si tratta di una firma digitale che viene inserita in maniera crittografata, quindi protetta con un codice, all’interno di un tag, un elemento che consente di identificare in modo univoco un prodotto. Il tag è un Qr-code o un Sid che può essere applicato sui prodotti. Ogni prodotto, in questo modo, è identificato in maniera univoca e tramite i device per la lettura dei Qr-code è possibile raccogliere informazioni su quel prodotto, attestandone l’originalità. Se prendiamo come riferimento una filiera relativa a un prodotto, troviamo a monte i produttori di materie prime, poi il brand che realizza il prodotto, la rete di vendita e infine il consumatore finale. Tutti coloro che entrano all’interno di questa filiera possono accedere alle informazioni relative al prodotto attraverso la lettura dei tag.

A chi è rivolto?

Massimiliano Rizzo: Il sistema è rivolto sia al brand, che vuole tutelare la propria azienda, i prodotti e il suo nome, che al consumatore, per garantire la sua sicurezza. Il nostro pensiero contribuisce a creare una maggiore reputation del brand agli occhi del consumatore.

Dove è arrivato e quali sono i prossimi step del progetto?

Roberto Pittia: L’idea, come dicevo, nasce nel 2011, poi nel settembre 2013, con il rilascio del brevetto, nasce l’azienda. Adesso stiamo acquisendo partner per lo sviluppo del prodotto e siamo alla ricerca di un partner finanziario che possa accelerare lo sviluppo.

Avete intenzione di estendere il progetto in tutta Italia e anche fuori dai confini nazionali?

Massimiliano Rizzo: Assolutamente si. Il servizio nasce in Italia ma essendo anche un web service, perché può essere applicato anche ai prodotti venduti sul web, ha le potenzialità per essere utilizzato  globalmente.

Quale pensate possa essere il contributo che riuscirete a dare nella lotta alla contraffazione?

Rizzo e Pittia: Il tema centrale è quello di avere una garanzia che il documento sia quello emesso effettivamente dal brand e, in senso più generale, avere la certezza che non si sta agendo all’interno di un’attività di contraffazione. Sta al cliente, poi, definire in che ambito vuole applicare questo tipo di servizio. Potrebbe essere utilizzato, per esempio, nel settore agricolo dal produttore che vuole garantire l’origine dei prodotti, oppure nel fashion per garantire l’originalità dei capi di abbigliamento. Per la lotta alla contraffazione potremmo mettere insieme due fattori: se all’interno di un negozio, ad esempio, si fanno borse di un certo brand, posso garantire l’originalità della borsa, oppure certificare con un  documento originale che quella borsa si debba trovare in quel negozio. In questo modo c’è una doppia certificazione per la Finanza, che va a verificare che quella borsa si trovi in quel negozio, e per il consumatore, che può essere certo dell’originalità del prodotto. Il concetto di base, anche se può sembrare scontato, è che è importante avere a che fare con cose vere e non con cose false. La ricaduta sociale di questo concetto può essere molto importante. Quello che cerchiamo di fare è capire se questo sistema, avendo omogeneità di gestione, anche per prodotti sul web, possa definire uno standard. Nessuno ha ancora preso una posizione per dominare il mercato in questo ambito. Noi cercheremo di definire uno standard per l’anticontraffazione.

 

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