lunedì, Giugno 14

Crowdfunding, come cresce la cultura del dono

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Firenze si lecca le ferite del tornado del 1° agosto: i cittadini, migranti compresi, fanno appello al loro spirito solidaristico, Regione e Governo raccolgono l’appello del Sindaco per lo stato di emergenza (che significa uomini e risorse pubbliche immediate), qualcuno degli intervistati evoca l’immagine dell’alluvione del ’66 per indicare la violenza con cui una parte della città è stata colpita dalla furia dell’inatteso nubifragio. Un paragone azzardato, senza dubbio. Certo è che il tornado che in neanche due ore ha devastato alberi (ben 300 sono stati spazzati via), case, scuole, impianti sportivi dell’area fiorentina intorno alla sede Rai ed alla piscina di Bellariva, e nella zona di Gavinana, ha provocato danni ingenti anche al nostro patrimonio arboreo. Ci vorranno anni perché possa tornare ad essere come quello di prima. E come allora, la gente si è mobilitata immediatamente per dare una mano: “gli angeli del fango” ricorda un anziano signore, oggi li potremmo chiamare “angeli del tornado” …..

Purtroppo viviamo in uno stato di ‘emergenza perenne’ che investe aspetti fondamentali della nostra vita, l’ambiente, il lavoro, la salute, la cultura. Per porre rimedio ai guasti provocati dalla furia devastante del vento e della grandine, si invocano interventi pubblici immediati ma al contempo si lanciano da parte dei rappresentanti delle istituzioni appelli ai cittadini, al volontariato, ai privati, nella certezza che oggi vi sia una maggiore consapevolezza della necessità che ognuno faccia la propria parte. Sempre più spesso, anche in questa circostanza, si sente parlare di sottoscrizioni, volontariato, donazioni, crowdfunding, sia a tutela della città  che del  nostro patrimonio storico, artistico, culturale. Prima dell’appello per il recente tornado, il Sindaco Dario Nardella ne aveva lanciato un altro perché i cittadini adottassero nuovi alberi per il Parco delle Cascine. «In cinque anni – aveva detto – si sono perse 700 piante. Dopo gli anni del declino, dell’abbandono, dell’illusione un po’ ottusa che il cambiamento climatico fosse solo una fissazione degli ambientalisti, è il tempo di pensare alla biodiversità, alla funzione ecologica degli alberi». L’obiettivo: raggiungere la cifra di 20 mila euro, ogni nuovo albero ne costa 200. Un contributo alla portata di molti.  Oggi sono saliti a mille e passa. Dunque, quello del crowdraising sta divenendo un tema sempre più attuale in una realtà artistico culturale museale come quella fiorentina, verso la quale l’Indro manifesta particolare attenzione.

Anche in questi giorni difficili, le cronache registrano o preannunziano nuovi interventi di enti e organismi non profit, a tutela del patrimonio storico artistico museale e culturale, cosa che prima non era mai avvenuto. Evidentemente i buoni risultati conseguiti esercitano un effetto moltiplicatore degli sforzi e degli interventi, indicando una possibile strada – importante ma non l’unica – da percorrere. E’ di queste ore ad esempio, l’annunzio che l’Unicoop, a seguito del successo della campagna di crowdfunding dal titolo “abbracciamo il Battistero”, abbia sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Accademia della Crusca per lanciare una campagna di sostegno all’attività   dell’ Accademia,   organizzando nei propri punti di distribuzione trenta corner librari nei quali gli accademici potranno dialogare con il pubblico, offrire informazioni, rispondere a domande sulla nostra lingua e sul ruolo della celebre Accademia. “Quando abbiamo saputo – ha spiegato la Presidente Daniela Moriche l’Accademia era a corto di fondi per portare avanti la propria attività editoriale, e non più in grado di garantire il posto ai ricercatori, si è deciso di intervenire promuovendo quest’intesa che prevede varie iniziative, tra cui le visite guidate nella sua prestigiosa sede e nello storico giardino parte integrante della Villa Medicea di Castello. Ma a differenza della campagna per il Battistero, la gente non dovrà mettersi le mani in tasca. Quello che devolveremo sarà un investimento sulla nostra immagine, un valore aggiunto al nostro marchio”. Il flash mob attorno al Bel San Giovanni di dantesca memoria, ebbe un notevole impatto mediatico, mille i partecipanti nell’atto di abbracciare una delle chiese-simbolo di Firenze, consistente la raccolta di fondi fra i 15 mila sostenitori.

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Anche il Consiglio di Amministrazione dell’Opera di Santa Croce, ha deciso di ricorrere al crowdfunding per restaurare e riportare in Basilica le opere danneggiate dall’alluvione del ’66 – la memoria torna sempre lì – a cominciare dall’ Ultima cena di Giorgio Vasari, ricoverata da molti anni nei laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure. Per questo progetto, lanciato già lo scorso anno con il titolo Craxy for Pazzi in occasione della campagna di restauro della celebre cappella, sono stati già raccolti fondi per 102.426 dollari, il 75% dei quali grazie a donatori statunitensi. Le opere da restaurare saranno una decina. Altre iniziative in programma, una Mostra su Dante ed un ciclo di convegni sui 150 anni di Firenze capitale. Obiettivo del Consiglio è quello di ricorrere non solo al crowdfunding, cioè al finanziamento dal basso, ma anche all’art bonus, la recente legge varata dal Governo che consente ad enti ed organizzazioni private una defiscalizzazione del 65% dell’intervento: si conta in questo modo di   ottenere   robusti finanziamenti da parte di imprenditori privati a sostegno del meraviglioso complesso religioso che ospita ogni anno 760 mila visitatori.

In una realtà come quella fiorentina opera anche Elisa Bonini, specializzata in fundraising, media relations e comunicazione culturale. E’ con lei che facciamo un rapido giro d’orizzonte sulle varie esperienze concluse o preannunciate che interessano Firenze, una delle capitali dell’arte nel mondo, allo scopo di capire meglio come agisce il fundraiser, quali difficoltà incontra, quale molla spinga volontari e operatori ad usare questo strumento di recente introduzione nel nostro Paese ma largamente praticato nel mondo anglosassone e nel resto d’Europa.

L’Indro si è già occupato del funzionamento del sistema, a noi qui interessa offrire, per quanto possibile, il punto di vista dell’operatrice, dell’esperta di questa materia, che poggia sul volontariato ma che richiede anche adeguate professionalità. “Ora anche in Italia si va diffondendo una diversa mentalità, ma siamo ancora distanti dagli standard americani ed europei. Ma io sono ottimista, altrimenti non mi sarei immersa in quest’attività difficile ma affascinante”.

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