domenica, Dicembre 5

Cronache (im)politiche dal pianerottolo-Italia Tempi cupi e bui, asfittici e ripetitivi. Tutti giocano la partita della vita per posizionarsi con le prossime elezioni dal vento nero

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Il mondo segue con alterni stati d’animo senza capirci molto ciò che diversi prefiguravano sugli esiti della guerra per invasione in quell’inospitale Paese arido che è l’Afghanistan. Dopo aver invaso l’Iraq, altro disastro. Il cui interesse in Occidente è inferiore alle sorti economiche ed umane del ‘divino’ CR7 alias Ronaldo fuggito da una squadra del nord che doveva con Lui vincere la Champions, missione fallita, dopo 3 anni 121 goals e con 200-250 milioni di euro in saccoccia, per migrare dagli sconfitti inglesi che però avendo gli sceicchi coprono di fiumi di denaro, con le società di calcio europee che hanno un buco di bilancio di oltre 4(!!) miliardi di euro. Roba che un povero imprenditore per tantissimo meno fallisce. Oppure di Messi che va a Parigi dopo un lunghissimo soggiorno a Barcellona, riducendosi pure lo stipendio di qualche milione di euro, portandosi a casa un assegnuccio di oltre 31 milioni di euro l’anno. Con tre figli da mantenere, poraccio, e lavora solo Lui in casa!

Qui da noi intanto con le requie di un sole meno oppressivo e lo svuotamento di spiagge e contrade di un turistame di massa massificato di ritorno al lavoro, auguri! tra bande sempre più squadristiche di no vaccini no certificati vaccinali nelle piazze. A proposito del moto di ‘popolo’ contro il passi verde (a me piaceva più rosso..), a Napoli in Piazza Garibaldi sede della Stazione Centrale sono spuntati dal sottosuolo due, dico 2!, arruffa popolo. Quello sbraitante con gli occhiali è una vecchio capettodell’estrema destra cittadina sin dal Movimento sociale italiano, che tipo agnello sacrificale dinanzi ad un nugolo di persone alluccava se lo volevano torturare perché privo di vaccino e certificato annesso. Roba da far quasi tenerezza. Se non fosse che poi quei paladini della propria egoistica libertà picchiano tutti, fomentati da destre estremiste che il prode Mentana, da taluni preso per un campione di spericolatezza democratica dopo un lauto silenzio di ben 17 anni alla corte dell’ex pregiudicato di Arcore, non riesce neanche a nominare. E poi lo ascolti che fa il sorridente con Giorgia sviolinandola nel ‘suo’ tg, di Mentana intendo. Il quale avendo smarrito la trama del giornalista, da un paio d’anni pontifica pure con pistolottipolitico-etici con un “Parliamoci chiaro…”. Ma chi glielo ha chiesto, non mi serve che decodifichi, faccia sul serio il giornalista non il commentatore di suoi approfondimenti personali che già fa nelle sue chilometriche “maratone”.

Intanto pare sia tornata quell’attività che un numero circoscritto di concittadini lautamente pagati svolge all’aperto o al chiuso, come si chiama? Ah sì, politica, quel ridotto impiego del tempo da parte di quanti necessitano di stipendi e pensioni. Prendete l’inutile Matteo leghista preso a ceffoni da Draghi per il panzonelatina-mussoliniano e virato sulla comunque discutibile Lamorgese (per via dei fermi amministrativi delle navi delle Ong ferme nei porti in numero che neanche il Salvini), che voleva licenziabile, in un suo ottuso blaterare tra un mojito e l’altro, uno tolto a me ed allora una alla maggioranza in cui sto ma la sfiducio, ma non il governo, come ieri votando contro il green pass subito sconfessato da Letta a cui risponde, ignorantello, che si è sono solo votati i loro emendamenti, nel mentre con un giochino si dispone a votare non più i suoi ma gli emendamenti della Giorgia! Cercasi cerebro disperatamente… Dunque crogioliamoci con qualche intermezzo politicante. Pare risolta (?) l’ennesima oscena discussione sul ballon lardonfasciston Durigon “a sua insaputa”, scambista di nome ad una piazza de Latina dei fasci attribuita a due loschi figuri, tali Falcone e Borsellino, con quella fuori corso dell’Arnaldo, in arte Mussolini, germano del più truce Benito. Ma mica perché fascio! no, ma che pensate, era per ridare dignità storica alla sua personale Lat(r)inapiazza di fasci. Poi se un nostalgico, uno di quei sodalidella Giorgia de’ noantri (o del fascio leghista che manda suoi amici neonazisti a Mosca per lauti finanziamenti dai russi su cui non si indaga), passa da Piazza S. Pietro e vuol cambiare nome alla location, magari denominandola P.zza Adolf Hitler, mica è perché sia nazista, malpensanti, è solo un riconoscimento della bruciante attività del sullodato austriaco (pure concittadino, una personale espiazione storica)! Altro tema. Premono angoscianti elezioni amministrative nel fluttuante semestre bianco, con Camere non scioglibili ma adulterate, nonostante l’appeal del Draghi e Governo di meno.

Tutti giocano la partita della vita per posizionarsi con le prossime elezioni dal vento nero. In questo instabile incedere si agitano agitatori non solo di popolo, la Giorgia patria che vola dal sodale fascista Orbán per alzare fili spinati e muri sui poveri afgani per cui si commuovono ma che rimangano a casa loro, tema su cui si sta spaccando l’inutile Europa avendo perso anche quella solidarietà per incapacità di strutturare politiche comuni, ciascuno con la propria porzione di nazionalismo sovranista (cretinata di destra, la sovranità è da tutti esercitata). Altro esercizio di comprensione. Prendete il populista presidente pugliese che nei suoi riposizionamenti personalistici in un afflato patriottico (?)sdogana niente di meno che un sindaco di estrema destra, lodandone l’integrità (forse per via del credere obbedire combattere!). Con il suo gruppetto politico da poco il centesimo partitino, Egli ne dice ancora elogiando un’altra gamba di destra, visto che ci ha preso gusto, il fascio leghista del Papeete, perché sta addirittura modellando con un notevole sforzo (!!!) il paese, avendo una visione! Come direbbe un romano, mei cojoni! E per marcare il suo territorio in attesa di fare del Pd il suo prossimo giocattolo, il BdS, bifolco di Salerno, tuona con le pieghe d’odio scolpite in faccia contro il ddl Zan (scritto peraltro male) mandando tutti al diavolo. Ed il Pd che dice, che dice? Con la macchietta di Cardone, e l’intimo, l’intimo (di sfratto) Cardone non pesa?”. Dallo splendido film “La banda degli onesti”. Del pari, e il Pd, il Pd, il partito dormiente diversamente dinamico, che dice, che dice? Encefalogramma piatto in attesa delle Agorà delle idee. Certo, bene la libertà d’espressione, forse un poco troppa lì dove ognuno dice ciò che vuole per la sua conventicola, ma questi stanno/non stanno in un partito come il Pd? Ed allora ognuno si fa la propria personale politica. Intanto il sullodato BdS vuole stracciare regole democratiche per papparsi, in tutti i sensi, un terzo mandato da presidente che non è previsto, ma non è prescritto neanche il contrario. Ma chi ci batte a noi furbi italioti!

A proposito di “Agorà delle Idee”, in maiuscolo così paiono più importanti, con il Letta che incautamente si candida al seggio di Siena dove con il Palio c’è da affrancarsi dal Monte Paschi di Siena, l’affaire con cui Pd e sodali si sono mangiati banca e territorio, per cui poteva candidare suoi fedelissimi. Il fatto è che afferma con un certo candore che non ha stipendio per cui avendo lasciato Parigi deve pur vivere! Sublime, non ci sono parole! Intanto pensavo che le idee per il partito fossero frutto di elaborazione, pensiero, diagnosi, analisi, sintesi, proposte di intellettuali, decisioni politiche e strategie per l’azione. Invece no, scopro, con un poco di orrore essendo rimasto ai luoghi di elaborazione di idee e proposte di un partito, il Pci, dove si dibatteva sul serio per poi formulare programmi coerenti su cui raccogliere consenso. Ma tra internet, i social e quella cosa dove si fa corta politica, Twitter nuova frontiera del pensiero asfittico, il Pd chiede al popolo, che non frequenta più da anni essendo ormai tutto in grisaglia ministeriale, al massimo senza cravatta ma è roba spinta, di proporre una sua “quota 100”, appunto 100 idee. E poi che si farà, le migliori con casting letterario-teorico diverranno la “nuova” proposta politica, addirittura, del partito nuovo? Imbarazzante.

Siamo proprio nell’onda di piena del populismo, dove un partito organizzato (anche se per molte correnti e clan, con senatori lasciati lì come un cavallino di Troia ai comandi del segretario che affossò alle politiche del 2018 il partito che detestava, missione compiuta) chiede al popolo caotico e disorganizzato di indicare una rotta. Prima avveniva che un partito legittimato dai suoi elettori, iscritti e non, recepisse dai famosi territori idee progetti e strategie che costituissero gambe solide per fare politica in consonanza con le sue idee, valori, temi e progetti di mutamento della società. Insomma siamo dalle parti di Barabba e Gesù con Ponzio Pilato, primo populista della Storia, che chiedeva al popolo: chi volete voi che io liberi? Barabba, Barabba! E Gesù andò a morte per il volere del popolo... so che è più complicato ma non ne parlo in questo articolo. Popolo cheva sempre ascoltato, appunto, ma che se diviene soggetto decisore sono guai, ponendosi quale comunità “incosciente”. Ma studiare un poco la psicologia della folla ed i comportamenti delle masse? Non so, Gustave Le Bon, Elias Canetti? Gabriel Tarde, Scipio Sighele, il mio amato Georg Simmel? Come avevano fatto, è storia, Hitler e Mussolini a proposito delle teorie fasciste sulla leadership. Con gli esiti noti. Ma dove stanno intellettuali non televisivi che tanto dettero in passato ai movimenti di sinistra e di progresso, ma anche liberali, democratici convinti, conservatori colti? Tempi cupi e bui, asfittici e ripetitivi. Privi di alcuno spessore, oggi sostituito dal marketing e dalla pubblicità politica che tutto tritura in rete fuori del pensiero, che ha necessità di un respiro più lungo. Smetto se no sembro serio, brutta bestia in quest’epoca.

Chiudo con un minimo accenno alle liste chiuse per le prossime elezioni amministrative. Questo è il vero sentiero di ricerca di un lavoro, un’attività per tanti che colgono l’occasione di un miglioramento delle proprie condizioni personali e vitali. Con un boom di candidati, come a Roma dove vengono registrati ben 39 simboli sulla scheda, un romanzo!, ognuno alla ricerca di un proprio reddito, altro che reddito di cittadinanza qui siamo al reddito di sussistenza per cui aspettiamo il pugnalatore seriale Matteo che ci indichi la strada della sofferenza e fatica, altrui beninteso, invece della guerriglia per un posto. Ovunque sia. Il dato comune è che i partiti si sono autoeliminati, non esistono quasi più simboli che usciranno in pompa magna alle politiche, ma lì è un’altra storia. Qui ‘giganteggiano’ i ‘civici’ alias sconosciuti di condominio, sulla falsariga pentastallata, o riciclati della politica, oppure politici che rigettano i simboli dei partiti che guidano. Così Letta a Siena è “con Letta” dicono per allargare la coalizione! Ma allargarla con i simboli di un progetto comune, no? Oppure il mojito man fascio leghista che è tutto un tripudio di ‘prima’, prima Napoli, prima Roma, prima Torino ecc. ecc. mentre al Nord i leghisti scalpitano contro, avendo perso il profumo del secessionismo in favore di un improbabile federalismo. Gli altri urlacchiano in un silenzio di idee, tra calciatori, a Roma democraticamente divisi tra romanisti e laziali… figure la cui mediocrità è pari alla loro protervia. E pure con un medico! no vax napoletano che vuole portare il Consiglio comunale i torti dei suoi stati emozionali e naturali con cui combattere un virus che è solo un’influenza… Che dire? Con Mao grande è il disordine sotto cielo e (non) tutto va bene. Sarebbe più concreto il Woody Allen di “Dio è morto Marx è morto e neanche io mi sento troppo bene”.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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