lunedì, Maggio 17

Cronache di un anno

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Iniziato politicamente con l’omicidio di Enrico Letta, l’anno italiano si chiude con la constatazione che Matteo Renzi ha fatto delle Aule sorde e grigie del Parlamento un bivacco di manipoli. L’uomo è abile, ed è stato sottovalutato, ma è anche la patente dimostrazione della debolezza del ceto politico e dei partiti italiani, che ha attraversato e dominato come una lama infuocata un panetto di burro. Onore a lui, ma ben poco hanno da vantarsi gli altri.

Rimossa la Concordia, nel senso di grande nave della Costa Crociere, gli eventi recentissimi del Traghetto in Adriatico hanno dimostrato che non siamo solo il Paese degli Schettino.

Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sta per lasciarci (nel senso della funzione), e un po’ non sta benissimo, un po’ recita. Comunque, a quel che ci risulta, nulla di strutturale, se non l’ingravescente aetate. Coltelli sguainati per la successione.

Economia su e giù, i miracoli annunciati non si sono visti, si aspetta di attaccarci ai vagoni della ripresa statunitense in atto, e di quella europea, in itinere, forse. Intanto, resisti, resisti, essendosi via via mangiate tutte le riserve, le famiglie italiane hanno cominciato ad avvertire davvero i morsi della povertà. Minimamente lenita dagli ottanta Euro, su cui non c’è da scherzare, ma comunque aspirina per malati gravi.

Il boom elettorale del PD(R), il Partito Democratico di Renzi, alle Europee, ha avuto come contrappeso la sostanziale tenuta del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo. Che non ha avuto il boom preannunciato, ma ha tenuto botta e si è consolidato. Ha poi continuato, nel corso dell’anno a perdere pezzi, cioè parlamentari, ma rimane comunque una forza con cui è obbligatorio fare il conti. E che dare per spacciata ad ogni girar d’angolo può essere improvvido. Anzi, lo è. Anche perché, pur nelle diversità ontologiche, è bene guardare al sempiterno Silvio Berlusconi, che ha attraversato il suo annus horribilis ancora in sella, non più parlamentare, anzi presunto galeotto e vero colpevole (stando a sentenza passata in giudicato), ma interlocutore a  pieno titolo di Presidente della Repubblica e del Consiglio. E, alla vigilia della fine della sua quasipena, scontata con qualche restrizione di movimento, si prepara a rilanciare. Raffaele Fitto controlla molti parlamentari, già una quarantina ed in costante crescita, ma a togliere Berlusconi, che resta? Neanche più, forse, quel 13, 14 per cento ancora concordemente accreditato dai sondaggi a Forza Italia. Tanto più dinnanzi all’arrembante Matteo Salvini.

Francesco ha detto “Chi sono io per giudicare un gay?”. Tutto il resto, prima e dopo, è applicativo, formidabile ma applicativo. Della dimostrazione che si governano gli uomini e le cose solo con il cuore grande, che va al di là di opportunità e convenienze. Con sapienza ignaziana il Papa ha saputo mettere la premesse della sua rivoluzione. Il Che, suo connazionale argentino, ovunque sia, un po’ lo osserva ammirato, un po’ invidioso.

Quasi pace tra Cuba e Stati Uniti. Riviste canzoni e slogan fondamentali: “Cuba sì’, yankee forse”.

L’Is (già Isis) continua ad avanzare, e ormai è un fenomeno imponente cui non si riuscirà a porre freno neanche se si riuscisse ad eliminare il suo capo.

Mafia Capitale ha segnato la fine dell’anno, ma il grosso deve ancora venire. Repulisti dei pesci piccoli e già marcescenti? Non solo. E non solo Gianni Alemanno ha la valigia pronta per varcare le soglie di qualche accogliente ricovero statale.

E poi, e poi…

Sono successe talmente tante cose, in Italia, in Europa, nel Mondo, ma forse soltanto sul nostro pianerottolo, che tentare di individuarne le più importanti e tirare un fil rouge richiederebbe ben altra lena. E spazio. E tempo. E allora, sintetizzando, possiamo dire che. Siamo un po’ più poveri (dati Istat). Siamo meno fiduciosi (dati Eurobarometro). Siamo ancora più ignavi (dati miei). Se mai fosse possibile. E per questo continuiamo ad affidarci all’uomo della Provvidenza. Berlusconi, Renzi, Salvini che sia. La Provvidenza, di suo, si dissocia dall’utilizzo non autorizzato del suo nome.

E, per concludere e capire come siamo messi. La Grande Bellezza ha vinto l’Oscar. E’ un, magnifico, film tragico. L’hanno voluto prendere come un’operina allegra e consolatoria. E poi ti stupisci di come va tutto il resto?

E per quanto riguarda il sinteticissimo racconto di questo 2014, questo è tutto ragazzi. Purtroppo o per fortuna.

 

 

 

 

 

 

 

 

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