lunedì, Settembre 27

Cronache dal 2017: l’Europa tra crisi migratoria e ombre di nazionalismo La pressione migratoria e la minaccia di frammentazione dell'UE; la politica russa

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UE: Politica Estera

Dal punto di vista della politica estera UE, va annotata l’allontanamento della Turchia dalla prospettiva di adesione all’Unione. Il 27 febbraio, il Governo austriaco vieta agli inviati di Ankara di svolgere propaganda in favore del referendum costituzionale voluto dal Presidente turco, Recep Tayyip Erdogan (ritenuto da tutti gli osservatori europei fondamentalmente anti-democratico). Anche Olanda e Germania seguano l’esempio di Vienna: ne scaturisce una polemica violentissima con attacchi particolarmente violenti da parte del Governo turco. L’apice viene raggiunto il 13 marzo, quando Erdogan accusa la Merkel di sostenere i terroristi attivi in Turchia.

In Europa si sono tenuti anche importanti incontri internazionali: è il caso del G7 in Italia (a Taormina, il 26 e 27 maggio, dove si è intuito come la distanza tra i rappresentanti dell’UE e il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, fosse destinata ad acuirsi sempre più in futuro) e del G20 in Germania (ad Amburgo, il 7 e l’8 luglio, caratterizzato da violenti scontri di piazza).

Cresciuta durante l’Assemblea Generale dell’ONU (18-20 settembre) sulla questione del nucleare iraniano, la distanza tra Trump e l’UE raggiunge i massimi livelli quando, il 6 dicembre, il Presidente USA annuncia di voler spostare la propria Ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, avallando, nei fatti, la volontà del Primo Ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, e gettando benzina sul fuoco nell’ambito di un conflitto sempre bollente. Il 21 dicembre, all’Assemblea dell’ONU, tutti gli Stati UE votano contro la risoluzione proposta dagli USA, provocando l’ira di Washington.

Russia: Putin, l’UE, il Medio Oriente

Se si parla di Europa, non si può non tenere in considerazione la politica della Russia. Nel 2017, l’atteggiamento di Mosca nei confronti di Bruxelles è stato ambivalente: da un lato, si sono mantenuti toni forti nei confronti della posizione europea (e statunitense) riguardo il conflitto in Ucraina (con dimostrazioni di forza militari volte a intimorire i Paesi più orientali dell’UE) ed è continuata la politica di avvicinamento tra Mosca e Paesi come Iran e Turchia; dall’altro, la posizione russa nei confronti dei Paesi europei è stata conciliante su molte questioni, soprattutto nell’ottica di sfruttare le fratture crescenti tra USA ed UE.

In effetti, nonostante le crescenti proteste dell’opposizione interna (Caso Navaln’ij), il potere del Presidente Vladimir Putin è ancora estremamente saldo (alle elezioni del prossimo anno, una sua riconferma appare al momento scontata). La ricerca di un rinnovato e crescente ruolo internazionale russo si manifesta soprattutto nella politica di Putin in Siria e nell’area mediorientale. Nel sostenre il regime siriano di Bashar al-Assad, Putin si è presentato come campione della lotta al terrorismo in una chiave di real-politik opposta all’incertezza (se non inettitudine) europea e all’ambiguità (se non ipocrisia) statunitense. Tra il 23 e il 24 gennaio si è svolto il primo dei numerosi Vertici di Astana, volti a trovare una soluzione alla crisi siriana e promossi proprio da Mosca: l’atto finale di questo 2017 russo in Medio Oriente, si è avuto lo scorso 11 dicembre, con l’incontro a sorpresa di Putin e Assad in una delle basi militari russe in Siria: in quell’occasione, il Presidente russo ha dichiarato terminata la missione di Mosca contro Daesh.

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