martedì, Luglio 27

Cronaca di una morte annunciata field_506ffb1d3dbe2

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Renzi pd europee

«Vogliono far fuori me, non la Riforma», aveva detto martedì il Presidente del Consiglio. Ora ribadisce e affonda con i suoi: «Come nella storiella del possidente messicano che prima di decidere fa via via spogliare la ragazzina che dovrebbe impalmare, e poi la rifiuta perché non gli piace il naso. Qualsiasi cosa dessi non sarebbe mai abbastanza». A parte che era stata già raccontata da Craxi, è il segno che il fossato con gli oppositori ‘amici’ (Pd e Sel, «Ci saranno conseguenze», annuncia Vendola) diventa sempre più una voragine, quando si mette radicalmente in dubbio la buona fede. Certo, ha parzialmente ragione, ché c’è nel mirino anche la sua testa, anche se è, al momento più probabile siano altre a saltare. Una cosa è certa: alla fine di questa tenzone una morte annunciata ci sarà. Della Costituzione, delle Regole, di Renzi (politica, s’intende), dei suoi oppositori… O forse ‘solo’ della speranza di sovranità popolare.

Lui stoppa i dissidenti. Annuncia che la legge elettorale, l’Italicum, verrà modificata al Senato. Dove, nel frattempo, la guerra continua e si adotta il ‘canguro’, l’accorpamento degli emendamenti che fa decadere, in caso di approvazione o rigetto, tutti quelli collegati. Meno quaranta per cento, grossomodo. Renzi si protegge le spalle grazie al rinnovato (e rinsaldato) patto con Berlusconi, le cui testate lo spalleggiano a spada tratta. ‘Terrorismo in Senato’ ha titolato il Giornale di Sallusti, giusto per stare sul leggero. ‘Olindo’ scalda i muscoli in attesa di andare a dirigere l’Unità, che ha cessato le pubblicazioni (per ora) con un ultimo numero di pagine bianche. Sarà riportata in edicola da Daniela Santanché, e diventerà l’organo del  Partito Comunista dei Lavoratori che, dimesso da Marco Ferrando, verrà guidato da Ignazio La Russa.

«I  giochi sono già fatti», sostiene Grillo, e neanche lui ha tutti i torti. Anche se potrebbero, lui ed i suoi “ragazzi fantastici ”, almeno tentare di far pesare di più la propria massiccia presenza parlamentare. E per questo la sintesi trovata tra le diverse anime dei Cinquestelle (superficialmente suddivisi tra ‘duri’ e ‘trattativisti’: la situazione è molto più fluida) potrebbe scompagina proprio quei giochi che del tutto non sono fatti.             

In prospettiva l’avvenimento forse più importante, più ’di ciccia’, è stata però la conferenza stampa con cui Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione, ha presentato i quattro nuovi componenti dell’ANAC, Michele Corradino, Francesco Merloni, Angela Ida Nicotra, Nicoletta Parisi. Al di là delle cose, pur importanti, dette, la vera notizia è che l’Anticorruzione può finalmente entrare in azione. E’ stato spiegato come si integrano i nuovi compiti di vigilanza sui contratti pubblici con le competenze che erano attribuite alla soppressa AVCP. La riorganizzazione dell’Autorità, quasi una rifondazione, sta quindi rapidamente, come necessario e comunque costume di Cantone, avviandosi. E possono essere rese operative le iniziative dirette a rispondere alle richieste delle Istituzioni ed al mood dell’opinione pubblica. Lotta alla corruzione, trasparenza, azione per la corretta gestione degli appalti pubblici. Il Decreto 90 del 24 giugno scorso è in corso di approvazione. «Vedremo ‘cosa’ uscirà realmente al termine dei lavori per la conversione del decreto legge», dice dubbioso ed attento. Ne andrà seguito molto dappresso l’iter, visti e rivisti gli interventi  in Aula e Commissioni. Le presenze e,  soprattutto, le assenze. “Vedremo”. Appunto, vedremo.    

Che stampa che fa  *  Maurizio Belpietro ha aperto Libero di  mercoledì attaccando ‘Lady Fisco’, dell’ ‘Agenzia delle Entrate’, Rossella Orlandi, rea di aver accennato ad una prevenzione cattolica verso il pagare le tasse, risalente ad Agostino d’Ippona (ed ancor prima all’avversione al ‘Cesare’). Bisogna colpire corrotti e criminalità, risponde il Direttore. Angelucci e Berlusconi naturalmente non c’entrano nulla..  

Chiude l’Unità *  Un giornale (così come qualsiasi testata, televisione, radio, web…), non ha diritto ad esistere per tradizione, nome, tutela del posto di lavoro, ché il diritto è ‘al lavoro’, non necessariamente a ‘quel lavoro’. Ma l’Unità oltre ad aver dato molto nella sua storia, con una certa (difficile) dignità ha dato anche in quest’ultima versione diretta da Luca Landò. Auguri a lui, a Staino, e agli altri. Che si riesca a riportare in edicola un giornale che ne valga la pena. Anche se in questo Paese si può pure temere che l’Unità di Santanchè-Sallusti sia più che una boutade. 

 

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