martedì, Settembre 28

Crollo del Socialismo: aspettative e risultati. Muro, socialismo, pace e democrazia.

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Trabant 
 
Il Crollo del Muro di Berlino, così come un po’ tutti gli eventi degli anni 89-91 accaduti nei paesi dell’Europa Orientale, e che hanno portato alla fine dell’esperimento di costruzione del socialismo in quei paesi, sono stati salutati con enorme entusiasmo nell’Occidente capitalistico (per “Occidente”, intendo sostanzialmente Europa Occidentale e Stati Uniti).
Infatti, dopo decenni in cui il capitalismo era stato duramente contestato, messo in discussione e fortemente contrastato e limitato (non solo nei paesi a Socialismo Reale, ma anche nell’Occidente, grazie alle politiche sociali e di intervento statale nell’economia), ora toccava al socialismo essere non solo messo in discussione, ma proprio abbattuto.
E il bello era che questa volta la fine del socialismo non avveniva attraverso un colpo di Stato e l’instaurazione di una feroce dittatura, ossia, dall’alto. No: questa volta erano le stesse masse popolari che apparivano condannare il socialismo e sbarazzarsene definitivamente, per tornare al capitalismo. Maggiore successo mediatico per la borghesia e per l’Occidente capitalistico non poteva capitare.
Tale narrazione era troppo bella perchè qualche studioso o intellettuale nostrano si fosse presa la briga di andare ad indagare un po’ più approfonditamente che cosa stava veramente accadendo in quei paesi. E infatti tuttora non risulta essersi prodotto uno studio serio sugli eventi dell’89-91 nei paesi dell’est (almeno non da noi).
Viceversa, si è voluto credere al refrain semplicistico e superficiale della “democrazia” o della “libertà” che trionfava sul “totalitarismo”.
La massima teorizzazione di allora fu quella di Francis Fukuyama (politologo statunitense), il quale parlò allora di “fine della storia”.
Le vicende degli anni successivi hanno brutalmente smentito tale incauta affermazione.
Fukuyama a parte, la speranza grossa di quegli anni era che, con il crollo del socialismo (visto come la fonte di tutti i mali) si sarebbe aperta una nuova era di pace, democrazia e progresso.
Pace?
La fine della guerra fredda ha visto la moltiplicazione delle guerre e dei vari conflitti (anche molto cruenti): dalle guerre nella ex Jugoslavia, all’Iraq (più volte), all’Afghanistan, alla Cecenia, alla Libia, alla Siria e all’Ucraina, per citare solo le guerre più note. A questi andrebbero aggiunti altri conflitti meno noti, soprattutto nel continente africano (Ruanda, Somalia, Sudan, Niger, Congo e altri ancora).
E’ significativo che praticamente in tutti, dico tutti, questi conflitti sono coinvolti gli Stati Uniti -direttamente o indirettamente- e/o la Francia e/o la Gran Bretagna (e non di rado anche la stessa Italia). E ciò anche quando tali tensioni vengono fatti apparire dai nostri mass-media come problemi strettamente locali..
Dunque, la fine della guerra fredda non ha affatto pacificato il mondo, ma -al contrario- l’ha reso più violento e pericoloso.
Grazie soprattutto agli USA (e alle sue lobbies, ad esempio quella delle armi), che, non avendo più un’altra potenza con cui dover fare i conti, nei decenni scorsi hanno provato a fare il bello e il cattivo tempo un po’ dappertutto.
Meno male che negli ultimi anni qualcosa sta cambiando, con l’emergere della Cina, della Russia di Putin e dei paesi del BRICS.
Questo per quanto riguarda la pace. E con il progresso e la democrazia? Cosa è cambiato in quest’ultimo quarto di secolo?
Il progresso occidentale si è arrestato con la fine della bolla informatica (bolla iniziata peraltro già prima dell’89) e con la crisi economica attuale.
Nei paesi dell’Est Europa, col ritorno al capitalismo è esplosa la povertà, la disoccupazione, l’incertezza sociale e l’emigrazione (come possiamo notare anche da noi) verso altri lidi.
I cosidetti “nuovi ricchi” -un’esigua minoranza- provengono un po’ tutti dalla dirigenza politica degli ex Stati socialisti (il che la dice lunga sulla facilità e la tranquillità con cui sono avvenute le presunte “rivoluzioni” dell’89).
A proposito di progresso, va registrato invece che, paradossalmente, i paesi emergenti sono soprattutto la Cina (rimasta socialista, anche se con elementi di capitalismo controllato), il Brasile (che da più di un decennio sta rompendo con le politiche liberiste, introducendo politiche di welfare-state), il Venezuela (altro paese che va verso il socialismo) e altri ancora.
 
Democrazia:
nei paesi dell’ex Patto di Varsavia, a parte la Russia di Putin (che non so quanto possa definirsi “democratica”), gli altri paesi sono finiti un po’ tutti (o quasi tutti) nell’orbita della NATO e dell’Unione Europea.
Nella NATO non esiste democrazia: sono gli Stati Uniti a farla da padrone.
L’Unione Europea è talmente “democratica” che le decisioni più importanti (e vincolanti per i paesi aderenti) non vengono prese dal Parlamento Europeo (eletto dai cittadini), bensì dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dal Consiglio Europeo (entrambi organismi non eletti dai cittadini).
Due parole anche sull’Italia, dato che da noi gli eventi dell’89 hanno avuto ripercussioni politiche molto più forti che negli altri paesi occidentali.
In modo particolare con la fine del Partito Comunista Italiano, e nei decenni successivi sempre più, il nostro paese ha visto l’esplosione dell’astensionismo elettorale, che è indice quantomeno di sfiducia da parte dei cittadini di poter cambiare qualcosa attraverso le “libere elezioni democratiche” e quindi è una cartina di tornasole di una democrazia malata.
Oltre all’astensionismo, assistiamo anche all’emergere di nuove (nuove nelle forme, ma vecchissime nei contenuti) forme di populismo, alle varie riforme elettorali che distorcono il voto dei cittadini, spostandolo verso il centro, anche grazie all’introduzione delle soglie di sbarramento (grandissimo provvedimento democratico!?!?!), e -dulcis in fundo- la recente pratica di fare e disfare i governi da parte del Presidente della Repubblica, mettendo al governo elementi NON eletti dai cittadini, come Renzi.
Ma da noi si continua a festeggiare la caduta del Muro di Berlino.
Per giunta facendo finta di non vedere il nuovo muro della vergogna, molto più lungo, massiccio ed opprimente di quanto fosse quello. Ossia, quello che lo Stato Sionista di Israele ha costruito per opprimere e tenere prigioniero il popolo palestinese (dopo aver rubato loro la terra).

 

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